La Cgil perde pezzi, via anche il "suo vescovo". Ecco chi è

01 ottobre 2014 ore 11:15, Americo Mascarucci
La Cgil perde pezzi, via anche il 'suo vescovo'. Ecco chi è
La Cgil ha perso il “suo” vescovo? Sembrerebbe proprio di sì. Anche l’arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini ha rotto gli indugi e, diversamente dal passato, ha assunto una posizione meno rigida nei confronti di una possibile revisione delle norme che regolano i licenziamenti. Il vescovo, da sempre in prima linea sui temi dell’occupazione, sulla difesa dei lavoratori e la salvaguardia dei loro diritti, non ha detto di essere favorevole all’abolizione dell’articolo 18 (sarebbe stato davvero troppo) ma ha affermato che prima di arroccarsi su posizioni di conservazione è necessario pensare a come agevolare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Come dire; se questa possibilità passa anche da una revisione dell’articolo 18, è giusto che si discuta evitando posizioni dogmatiche, di netta chiusura. Chissà se Susanna Camusso si attendeva una presa di posizione del genere proprio dal vescovo tanto caro ai compagni di Sinistra Ecologia e Libertà? Bregantini stavolta sembra essere in linea con il presidente uscente della Cei Angelo Bagnasco con il quale in passato, proprio sui temi del lavoro e della riforma dell’articolo 18, non erano mancate forti divergenze. Qualcuno insinua che Bregantini abbia moderato le sue antiche posizioni di “estrema sinistra” dopo che il suo nome è entrato nella rosa dei candidati più graditi a papa Francesco per la guida della Cei. Insinuazione che tuttavia  lascia il tempo che trova perché Bregantini, piaccia o no, è un pastore che si è sempre mosso, o ha cercato di muoversi, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, che non è una dottrina socialista, né tantomeno comunista, ma una dottrina per l’appunto sociale che punta a favorire il benessere dell’individuo tutelando la sua dignità; e non può esservi dignità senza lavoro. Ecco perché, di fronte alla concreta possibilità che si aprano nuove prospettive occupazionali, un autentico custode della dottrina sociale della Chiesa, non può non guardare positivamente a quelle riforme che possono aiutare il mercato del lavoro a progredire e a non restare ingabbiato in se stesso, prigioniero di regole obsolete e sotto certi aspetti penalizzanti. Insomma alla fine la Cgil rischia di ritrovarsi abbandonata anche da chi, come appunto monsignor Bregantini, in passato è stato sempre un prezioso alleato. L’apertura di Bregantini, molto mitigata rispetto al via libera di Bagnasco che ha chiaramente specificato come l’articolo 18 non sia un dogma, è stata poi in buona parte rilanciata anche dal segretario generale della Cei Nunzio Galantino fedelissimo di papa Francesco il quale nell’invitare tutti, Cgil compresa, a non assumere atteggiamenti rigidamente conservatori, dall’altro ha invitato il premier Renzi a fare meno propaganda e più fatti concreti, dal momento che il lavoro non si crea con la teoria ma trasferendo questa sul piano pratico. Insomma non proprio un sostegno pieno ma molto, molto condizionato, un’apertura di credito che per essere mantenuta ha bisogno di risultati. Forse la posizione di Galantino vuole essere la tipica via di mezzo fra chi nella Cei guarda con favore a questo governo (leggi Bagnasco rincuorato dalla presenza del Nuovo centrodestra) e chi invece considera Renzi soltanto un bravo parolaio?  
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