Le pulci al libro di Gutgeld: tutte le visioni del visionario di Renzi

01 ottobre 2014 ore 13:30, intelligo
Le pulci al libro di Gutgeld: tutte le visioni del visionario di Renzi
di Luca Lippi
Per tutti quelli che non hanno tempo da perdere, evidenziamo le lacune che emergono dalla lettura del libro di Yoram Gutgeld. Basta leggere le prime righe e la Civetta trova la prima. GUTGELD: La grave crisi economica e sociale del nostro Paese non è iniziata nell’estate del 2011, né può essere fatta risalire agli eventi del 2008 (pag.17.) INTELLIGONEWS: La crisi economica comincia esattamente nel 2007 causa la bolla speculativa (crisi subprime) negli Stati Uniti. Esattamente da questo punto saltano tutti gli equilibri finanziari a domino in tutto il mondo (si salva solo l’India e la Cina). La crisi finanziaria prende corpo a causa dell’aumento del costo delle materie prime (petrolio su tutti) e la conseguente inflazione globale. Il domino segue colpendo il settore creditizio (banche) con il conseguente crollo di fiducia dei mercati (Borsa). GUTGELD: Difficile individuare una categoria come quella degli economisti, che cercano di descrivere, analizzare, capire, e in alcuni casi addirittura prevedere fenomeni complessi che sono il risultato di interessi, desideri, sentimenti e scelte personali di milioni di persone (pag. 23) INTELLIGONEWS: Confonde la figura dell’economista con quella dell’esperto di marketing! La letteratura economica, da Aristotele a Marshall si basa sul presupposto che le “teorie” economiche abbiano una vita propria e un’evoluzione autonoma. La qualifica più comune di chi fa previsioni in campo economico consiste non già nel sapere, ma nel non sapere di non sapere. In soccorso corre che ogni previsione è rapidamente dimenticata, esattamente come il pensiero di Gutgeld. GUTGELD: Bisogna aumentare gli investimenti pubblici e ridurre la spesa corrente (pag. 24.) INTELLIGONEWS: Considera questo come una banalità! Per intervenire sulla spesa corrente bisogna obbligatoriamente finanziare in disavanzo; oltre gli investimenti pubblici è necessaria una reale riforma fiscale disegnata per aumentare gli incentivi ai privati per lavorare e investire. GUTGELD: Il nostro costo del lavoro negli ultimi 10 anni è cresciuto del 20% in più di quello tedesco, creando grossi problemi di competitività alle nostre imprese chiamate a confrontarsi sui mercati internazionali come quelle tedesche … l’export tedesco è cresciuto molto più del nostro negli ultimi quindici anni (pag. 28) INTELLIGONEWS: Non vero. I problemi di competitività non sono dipesi dal progressivo aumento del costo del lavoro, la Germania prima di aderire all’UE si era già indebitata ai limiti rinnovando e ristrutturando tecnologicamente tutta la sua industria pesante e l’indotto. La modernizzazione e lo sviluppo tecnologico dei processi produttivi hanno consentito di superare la produzione italiana che produce a costi oggettivamente più elevati per vetustà strumentale. La globalizzazione e la fiscalizzazione in aumento, e la stretta dei cordoni del credito hanno fatto il resto. GUTGELD: Il nostro livello di diseguaglianza, misurato attraverso l’indice Gini, non è salito dopo gli inizi degli anni ’90, anche se è sempre stato relativamente alto rispetto al resto dell’Europa … noi abbiamo un serbatoio chiaro da cui attingere per ridurre la diseguaglianza, l’evasione fiscale. Il fallimento del modello liberista a livello globale, ammesso che ci sia stato, non intacca nel concreto le nostre possibilità di rilancio (pag. 75.) INTELLIGONEWS: Ammesso e non concesso che realmente la politica voglia risolvere il problema dell’evasione fiscale (è piuttosto semplice), non viene in mente a Gutgeld che forse l’invasione sconsiderata e “deregolarizzata” di manodopera extracomunitaria (che il resto d’Europa respinge) ha amplificato rovinosamente l’indice di Gini che non può essersi evoluto ai giorni nostri? GUTGELD: Una significativa riduzione delle tasse sul lavoro alle fasce di reddito medio-basse è una priorità assoluta. (pag. 95) INTELLIGONEWS: Con un tasso di disoccupazione pari al 12,6% (Istat luglio 2014) calcolando che perdiamo 14000 posti di lavoro l’anno, calcolando che causa il malfunzionamento delle liste di collocamento dove un mare di disoccupati rinuncia da anni a iscriversi (numeri mancanti all’Istat), siamo così sicuri che sia una priorità? Sicuramente non uno stimolo per la crescita. GUTGELD: Il nostro apparato pubblico ci costa appena meno del 23% del PIL … questo ci dice che spendiamo meno degli altri. (pag. 103) INTELLIGONEWS: Il problema non è la spesa, ma la qualità della spesa! A fronte di una spesa pubblica senza offerta di adeguati servizi si contrappone la necessità del cittadino di affrontare una spesa doppia (rivolgersi al privato per ottenere un servizio già pagato allo Stato ma mai corrisposto). Questo mortifica i consumi e ottimizza (in senso negativo perché spende male) le entrate dello Stato (tasse più IVA dalle prestazioni private) che sono assai più improduttive del 23% di PIL segnalato. GUTGELD: TUTTO IL CAPITOLO “18 o non 18” (pagg. 141 … 152). INTELLIGONEWS: Lo riassumiamo facilmente: “Art.18 “si” perché altrimenti i padroni potrebbero ricattare i lavoratori con la possibilità del licenziamento costringendoli ad accettare qualsiasi condizione, Art.18 “no” perché così com’è formulato protegge i lavativi e gli incapaci che gravano sulle aziende a tal punto da indurle a non assumere altri dipendenti”. Configura la soluzione nella creazione di contratti a tempo indeterminato-flessibile. Dove sarebbe la soluzione? Per i nuovi contratti niente articolo 18, per i vecchi rimane tutto com’è. Quindi se un “vecchio” dipendente impugna un licenziamento, un nuovo dipendente potrebbe appellarsi comunque alla sentenza. L’anomalia sta nel fatto che un magistrato decida dei soldi di un imprenditore, l’anomalia sta nel fatto che un mare di dipendenti pubblici, spesso impiegati per voto di scambio, facente parte del mondo dei servizi sempre più improduttivi sono inamovibili e mai licenziabili (e pesano sulla collettività), mentre il settore privato deve barcamenarsi nella giungla di tutele spesso inaccettabili. Lo Stato è fallito ma non può dismettere interi dipartimenti correi di fallimento, mentre un privato deve fallire per mandare via senza conseguenze costose e perniciose un dipendente scorretto o non più utile al processo produttivo. Premesso questo, la soluzione non è nel togliere o lasciare l’articolo 18, ma è nel ristrutturare totalmente il mercato del lavoro, garantire i salari a un livello che assicuri gratificazione e non la sopravvivenza, e soprattutto invertire il concetto di “anzianità” perché la differenza fra chi ha la possibilità e la volontà di studiare non può garantire una maggiore capacità reddituale a prescindere; semmai è un investimento per garantire una migliore remunerazione crescente rispetto a chi è in grado di offrire la propria operosità basandola sulla sola efficienza fisica. GUTGELD: Propongo di creare un fondo pubblico che garantisca oltre 100 miliardi di credito alle piccole medie imprese con l’obiettivo di allocare una quantità sufficiente di credito … l’intervento pubblico potrà assumere la forma di un veicolo finanziario pubblico capitalizzato entro 5 anni con 7-10 miliardi di euro che possa garantire portafoglio di nuovi crediti erogati da banche e da altri intermediari finanziari. (pag. 193) INTELLIGONEWS: Non ci siamo! Tutto questo è possibile in un’economia fondamentalmente sana con lievi criticità nel processo di ammodernamento strutturale. Il problema è l’impossibilità oggettiva di costruire sulle macerie in una situazione di crollo ancora attivo. In ultimo, ma solo perché siamo nel campo dell’assurdo, non si sono ancora trovate le coperture per gli 80 euro, dove crede di trovare 100 miliardi? E che ne pensa la Troika? Il libro di Yoram Gutgeld rimane un passatempo senza alcuna utilità, tipico di chi ha scarsa dimestichezza con la realtà quotidiana di un’azienda.  
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