Il bluff del “Reddito di Cittadinanza”: caro Crimi non parliamone più!

01 ottobre 2015, Luca Lippi
Il bluff del “Reddito di Cittadinanza”: caro Crimi non parliamone più!
Riprendiamo il discorso sul reddito di cittadinanza dopo che il senatore Vito Crimi ha inveito contro i Senatori della maggioranza come artefici di un golpe costituzionale (il riferimento ovvio è al Canguro), approfittando della polemica riguardo le riforme (a suo dire inutili), ha colto l'occasione per rivendicare la "riforma delle riforme" che è il reddito di cittadinanza.

Intanto c’è da contestare l’uso della lingua italiana e non è una cosa di poco conto. Il “reddito di cittadinanza” non è quello che vuole intendere il M5S perché sarebbe una misura che spetta a tutti per il solo fatto di essere cittadini. 

Leggendo invece la proposta di legge del M5S si parla esplicitamente di sostegno al reddito e di raggiungimento dei 780 euro minimi mensili “anche tramite integrazione”, è chiaro che quello cui il M5S fa riferimento, è invece il reddito minimo garantito.

Premessa obbligata, possiamo concludere che il reddito di cittadinanza non esiste in nessun angolo del mondo. Il reddito minimo garantito, invece, è una misura che si trova in molti paesi. La cifra cui fa riferimento il M5S (780 euro mensili) andrebbe versata integralmente ai soli disoccupati o inoccupati; versata parzialmente a chi ha un reddito inferiore a quella cifra e non versata affatto a chi guadagna di più di 780 euro al mese. 

Il reddito di cittadinanza a queste cifre costerebbe 450 miliardi l'anno, vale a dire circa il 25% del Pil italiano. Si tratta ovviamente di una misura che non è possibile realizzare.

Discorso diverso, invece, 780 euro al mese di reddito minimo, che secondo alcuni calcoli costerebbe alla collettività 17 miliardi l’anno. Sono tanti soldi e difficili da trovare, specie dopo la nota sentenza della Consulta sulla rivalutazione delle pensioni; le coperture sono un’utopia allo stato attuale. 

A questo dobbiamo aggiungere il rischio che il reddito minimo garantito o il sussidio sfoci in una sorta di disincentivo al lavoro. Insomma, se è possibile guadagnare 800 euro mese senza muovere un dito (o addirittura facendo un lavoro in nero) non sollecita l’ingegno di nessuno a trovarsi un lavoro che possa garantirsi almeno uno stipendio regolare di 1000 euro mese.

Ovviamente, nella proposta del M5S ci sono delle specifiche restrizioni che devono necessariamente essere più “restringenti” altrimenti, oltre l’elevato costo dell’operazione, il rischio che si eroghino somme inutili è troppo elevato.

Tuttavia, l’impossibilità della proposta è dettata dall’assenza di coperture, e a sottolineare questo è involontariamente proprio il M5S che prevede di recuperare i 17 miliardi annui attraverso 600 milioni di tasse sul gioco d’azzardo, 1,2 miliardi di nuove tasse sulle imprese petrolifere, 1,1 miliardi di riduzione dei costi della politica, 4,5 miliardi di risparmi dall’acquisto di beni e servizi dell’amministrazione pubblica, una patrimoniale da 4 miliardi, 740 milioni dal taglio delle pensioni d’oro, 3,5 miliardi dal taglio delle spese militari, 600 milioni dall’8 per mille e altri 600 milioni da banche e assicurazioni. 

Molte di queste coperture semplicemente non esistono!

Il miliardo in più che si intende prelevare dalle industrie petrolifere non è altro che l’incremento dell’aliquota della Robin tax, che però è stata da poco dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Allo stesso modo la Corte si è espressa contro “contributi di solidarietà” sulle pensioni. 

È molto improbabile riuscire a tagliare di 3,5 miliardi le spese militari, una cifra che corrisponde a circa il 20% del budget del ministero della Difesa, perché vorrebbe dire tagliare tutti gli investimenti per sempre e intaccare anche le spese del personale e di esercizio (ovvero le spese di funzionamento). In pratica in poco tempo resterebbe solo il personale, tra cui i carabinieri che si occupano della sicurezza del territorio, ma con infrastrutture vecchie, mezzi obsoleti e senza benzina. 

Anche ottenere 4 miliardi da un’altra patrimoniale (pari a un quinto del gettito dell’Imu) senza mettere in ginocchio definitivamente il settore immobiliare è una proposta irricevibile. 

Restano i tagli agli sprechi e al costo della politica, invocati da tutti ma poi sempre difficili da individuare, un taglio di benefici fiscali da 600 milioni alle banche e alla Chiesa e altri 600 milioni dalle tasse sul gioco d’azzardo. Poca roba!

E già a questo punto ci sono sufficienti elementi per chiudere definitivamente la discussione, ma siccome siamo pignoli, senza per questo condannare la certa buona fede del movimento di Grillo, c’è anche da dire che 780 euro è una cifra piuttosto “importante” rispetto alla media dei paesi che in Europa adottano già questa misura e che non supera il limite di 400 euro.

In conclusione è interessante riportare le parole di Riccardo Puglisi (docente di Scienza delle finanze all’Università di Pavia) che al riguardo si esprime come segue: “In un qualsiasi sistema di sussidi  bisogna valutare quanto il sussidio diminuisce al crescere del reddito, in questo caso se a un guadagno di 100 euro in più corrisponde una riduzione del sussidio di 100 euro vuol dire che l’aliquota marginale è del 100 per cento, l’effetto dell’incentivo è il peggiore possibile dato che un’ora di lavoro in più rende zero,  è evidente che le persone sono indotte a godersi il tempo libero. Questo rischia di creare una classe di persone che vive di sussidi e rimane intrappolata nella povertà, qualcosa di simile a ciò che è accaduto nell’Inghilterra pre-Thatcher”. 

È piuttosto chiara la teoria di Puglisi, il quale non intende in assoluto, negare l’esigenza di una “rivisitazione” del sistema del Welfare nel nostro Paese (anche se fino a tempi recenti è stato il migliore rispetto ad altri)! Basterebbe dunque apportare solamente qualche modifica strutturale (ecco una riforma utile e acosto Zero). Facciamo riferimento ad una vecchia proposta di Milton Friedman (economista statunitense, esponente della scuola di Chicago), nota come “aliquota negativa sul reddito”.

In sostanza Friedman propone fino a una soglia stabilita, un “sussidio” per ogni dollaro guadagnato in più, in questo modo incentivando e premiando chi lavorava di più. A tale proposito Puglisi riferendosi a Friedman dice: “È sensato che ci sia un reddito minimo universale, ma deve essere a un livello tale e con un meccanismo tale da mantenere gli incentivi a lavorare. Se l’imposta negativa proposta da Friedman non ha un’aliquota marginale del 100% è perché Milton Friedman non era proprio uno sprovveduto”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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