Perché gli Usa ce l’hanno tanto con la Merkel? Vedi il "pacco" del Dieselgate...

01 ottobre 2015, Luca Lippi
Perché gli Usa ce l’hanno tanto con la Merkel? Vedi il 'pacco' del Dieselgate...
Prendendo spunto dalle dichiarazioni rilasciate a Intelligonews da Giulietto Chiesa, abbiamo deciso di approfondire i “dissapori” che corrono fra gli Usa e la Germania di Angela Merkel, peraltro già sottolineati da noi sin dai tempi del referendum greco.

La vicenda “Dieselgate” va ben oltre la semplice infrazione delle norme, la questione sembra essere esclusivamente politica. Andiamo ad aprire il pacco “rifilato” dagli Usa alla Volkswagen e troviamo che il nodo è nell’iniziativa dell’International Council on Clean Transportation (Icct).

L’ Icct è un ente no profit con lo scopo di elaborare analisi scientifiche per le autorità ambientali, una delle sue “clienti” primarie è l’Environmental Protection Agency (Epa). All’interno di Icct troviamo il comitato direttivo composto di persone qualificate (a loro volta componenti di consigli di amministrazione di aziende molto importanti negli Stati Uniti) ma soprattutto con legami molto stretti in capo al governo degli stati Uniti.

Fra questi troviamo Dan Greenbaum, Charlotte Pera (vehicle pollution) Ceo della Icct e della ClimateWorks Foundation nonché vice Presidente e Direttore del U.S. Programs presso l’Energy Foundation; e ancora, Drew Kodjak anche lui con esperienze di collaborazione presso enti strettamente collegati con Washington.

Tutte queste persone, e diverse altre che sarebbe ininfluente seguitare ad elencare, sono certamente contrariate dalle numerose iniziative sanzionatorie della Commissione Europea che ha messo nel mirino più di una volta le aziende statunitensi. Parliamo di Microsoft (multata per 2 miliardi di dollari), e Google che rischia una multa di sei miliardi ma è tutto ancora da definire.

Oltretutto c’è la questione (cui ha recentemente fatto riferimento anche il nostro Presidente del Consiglio) dove la Commissione Europea vuole mettere un punto sulla questione delle imposte dei profitti di società come Amazon, eBay e Google che fanno affari nel vecchio continente.

Questa è la parte che riguarda l’Europa, poi c’è tutta la questione riservata esclusivamente alla Germania (e quindi all’Europa).

La Germania è il secondo Paese esportatore al mondo, per ottenere questo primato, ovviamente, non può non intrattenere rapporti “amichevoli” con ogni angolo del mondo allo scopo di tutelare gli interessi delle sue aziende, e quindi del Paese. 

Ovviamente questo atteggiamento ha creato più di qualche attrito con gli Usa che avrebbero gradito una presa di posizione della germania nei confronti della politica internazionale statunitense, e invece la merkel persegue la strategia di un atteggiamento neutrale sia nelle relazioni con la russia sia riguardo la crisi Ucraina e non ultimo sulla questione nucleare iraniana. 

Poi c’è la questione sollevata da Intelligonews ormai dai tempi del “Grexit”, cioè quella economica finanziaria, che vede le posizioni di Usa e Germania allontanarsi a una velocità preoccupante. Le politiche famigerate di austerity promosse su iniziativa della cancelliera Angela Merkel, colpendo duramente le economie di mezza Europa, hanno depresso ulteriormente una domanda interna già prostrata dalla crisi, con l’effetto di una minore richiesta di beni e servizi americani. È una tendenza accolta dagli statunitensi con non poco disappunto già da diversi anni, mettendo nel mirino l’artefice di questa politica di rigore (Merkel) più che la Germania.

A questo si deve aggiungere anche la resistenza al Ttip da parte della Germania non per i principi che abbiamo più volte evocato anche noi, ma per difendere le sue quote di mercato, e questo disturba le lobby economiche e finanziarie statunitensi che da diversi anni stanno lamentando l’assenza di nuovi mercati sui quali allargare l’ingerenza allo scopo di ossigenare i profitti stagnanti.

Segnali inequivocabili della tensione fra Usa e Merkel erano già emersi con la rivelazione sullo spionaggio delle comunicazioni della cancelliera operate dalla National Security Agency (Nsa) di Washington.

Dunque il caso “Dieselgate” si configurerebbe come una punizione o un avvertimento di  Washington alla Merkel in parte per le sue posizioni in campo economico e finanziario ma soprattutto per le sue posizioni politiche.

Concludendo e riassumendo, Berlino è conscia della natura della punizione inflittagli dagli Stati Uniti, tant’è che il giorno successivo allo scoppio del Dieselgate la Merkel annuncia di volere incontrare il Presidente siriano Assad per cercare di trovare una soluzione alla crisi del Paese. Solo la settimana prima dello scandalo, il vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel annuncia che la Germania è contraria al prolungamento delle sanzioni economiche contro la Russia, che sono state imposte dagli Stati Uniti. 

Washington era a conoscenza che la Germania non avrebbe sostenuto ancora l’insana politica di isolare la Russia, ed era a conoscenza anche che Berlino avrebbe assecondato l’iniziativa del Presidente Putin di sostenere Assad, mettendo a nudo il fallimento della politica di Obama nella regione.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]