Boeri insorge: “Senza riforma Inps, niente Ape”

01 ottobre 2016 ore 13:14, Luca Lippi
Tito Boeri afferma che senza una riforma adeguata dell’Istituto che presiede (Inps) potrebbe incepparsi il meccanismo di attuazione della Riforma pensioni. Che significa? 
L’antefatto:
Boeri, 58 anni, economista della Bocconi, diventa il 24 gennaio 2014 presidente dell’Inps, per volontà di Matteo Renzi, che gli affida il compito di rilanciare l’ente. Boeri sceglie, nel febbraio 2015, un direttore generale esterno, Massimo Cioffi, 55 anni, già responsabile del personale in Enel. I due lavorano senza problemi per un anno e mettono a punto «in pieno accordo» la riorganizzazione interna, che lo stesso Cioffi annuncia ai media (23 gennaio 2016).
 Uno shock per i 48 direttori e i 450 dirigenti. Cioffi spiega che il piano ridurrà a 10 i direttori centrali «a mio riporto» mentre per tutti scatterà il ricambio: basta con i dirigenti a vita.
Il 30 giugno Boeri, con una sua Determinazione (la numero 89), vara un Regolamento di organizzazione che modifica l’assetto dei poteri interni, su diversi punti in modo difforme dalla proposta del direttore, in particolare prevedendo una posizione di supremazia del presidente nella scelta e gestione dei dirigenti. Su questo punto e su altri il Regolamento viene dichiarato illegittimo dal collegio dei sindaci in un «parere negativo» del 5 luglio. 
Il 27 luglio il Civ (Commissione di Istruttoria veloce) va oltre e all’unanimità chiede a Boeri di ritirare il provvedimento, minacciando in caso contrario il ricorso al Tar. 
Tuttavia Boeri va avanti. Il 28 luglio vara l’«Ordinamento delle Funzioni centrali e territoriali», che prevede, «entro il 31 dicembre 2016», la decadenza di tutti i dirigenti e l’apertura delle procedure di selezione per i nuovi incarichi. 
L’8 settembre il presidente nomina la commissione di tre esperti che dovrà esaminare le candidature e selezionare le rose di nomi da proporre per ciascun incarico. 
Cioffi avrebbe dovuto indicare uno dei tre esperti ma ha rinunciato e quindi tutti sono stati scelti da Boeri. Si tratta di Bruno Dente (Politecnico di Milano); Gianfranco D’Alessio (Roma tre) e Silvia Giannini, economista, già vicesindaco di Bologna. 
I malumori aumentano. Il segretario dei pensionati Cgil, Ivan Pedretti, definisce Boeri «inadatto a ricoprire questo ruolo». 
Infastidiscono il sindacato anche le bordate dell’economista contro le ipotesi che Cgil, Cisl e Uil stavano discutendo col governo, dall’Ape (anticipo pensionistico) alla quattordicesima per le pensioni basse. 
Boeri, del resto, da molto tempo rappresenta una spina nel fianco del governo, continuamente criticato perché non accoglie le proposte dello stesso presidente dell’Inps in materia di pensioni e assistenza (dal ricalcolo contributivo al contrasto della povertà). Più d’uno, nel palazzone Inps dell’Eur, riservatamente, dice: «Se continua così si va dritti al commissariamento». Boeri ritiene indispensabile la riorganizzazione interna, rivendica il suo ruolo e ha messo in conto le resistenze dei dirigenti più refrattari ai cambiamenti. Di certo, anche il governo è responsabile della situazione, perché la riforma della governance, annunciata fin dal caso Mastrapasqua (2014), non è stata ancora fatta.

Boeri insorge: “Senza riforma Inps, niente Ape”

Per tornare a oggi:
Il governo boccia il piano di riorganizzazione dell'Inps che porta la sua firma, il presidente Tito Boeri manda un messaggio chiaro all'escutivo: "senza la riforma, sono a rischio anche alcuni degli interventi su cui Palazzo Chigi sta lavorando intensamente negli ultimi mesi, primo fra tutti l'anticipo pensionistico". "Se vogliamo fare l'Ape c'è bisogno di una macchina più efficiente, fermare adesso questa riforma comporterebbe problemi anche per l'attuazione del provvedimento" sull'anticipo pensionistico, che rappresenta "un'operazione complessa, per cui occorre una presenza sul territorio".
Sottolinea Boeri: "Abbiamo fatto tutto per essere pronti a nuovi compiti, che sono gravosi", e ha parlato anche della sperimentazione degli "sportelli unici".
Ieri il Civ, Il comitato di indirizzo e vigilanza aveva confermato "la presentazione del ricorso al Tar" contro il piano Boeri di riorganizzazione dell'Inps, spiegando di essere pronto a ritirarlo in caso di correzione del regolamento. Correzione che però secondo Boeri non ci sarà. Il presidente dell'Inps ha spiegato che l'impianto del nuovo regolamento non cambierà nella sostanza. Ci potranno solo essere dei chiarimenti ai rilievi mossi.
Cercare di comprendere quali sono le reali motivazioni a tante resistenze le possiamo rilevare solamente riportando l’opinione e le dichiarazioni del diretto interessato: “Mi stupisce che in passato, di fronte a momenti anche più difficili, non sia accaduta la stessa cosa. Quando ci sono dei cambiamenti ci sono sempre delle resistenze e tensioni". 
Boeri ha puntualizzato che “i chiarimenti riguarderanno il regolamento di organizzazione e quello sugli incarichi relativamente al ruolo della commissione". 
Entro la fine dell'anno l'obiettivo di Boeri è di "rinnovare il gruppo dirigente, spero anche prima".
A questo punto non resta che attendere l’intervento del governo sulla questione, non vorremmo mai che la situazione di scontro frontale fra Boeri, dirigenza Inps e sindacati, nonostante la decisione di rigettare il progetto del presidente dell’Inps da parte del governo, possa far ritardare la tanto dibattuta Ape.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]