Siria-Iraq: il Papa apre alla legittima difesa

01 settembre 2014 ore 10:13, Americo Mascarucci
Siria-Iraq: il Papa apre alla legittima difesa
Dunque, anche Papa Francesco ci ha fatto sapere che reagire contro l’aggressore ingiusto è legittimo, specie in circostanze come quelle che si stanno verificando in Iraq e in Siria.
I miliziani dell’Isis avanzano sempre di più tagliando gole, sgozzando le persone come agnelli, diffondendo il terrore ovunque, mentre l’Occidente si interroga circa l’opportunità di reagire o addirittura se trasmettere o meno alla televisione le immagini delle esecuzioni di massa compiute da questi criminali senza pietà, imbevuti di fanatismo religioso e immeritevoli di qualsiasi rispetto o attenuante (ci perdonerà Massimo Fini se stavolta non possiamo proprio solidarizzare con questi macellai). Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha sputato sull’offerta di collaborazione avanzata dal regime di Damasco e c’è da capirlo; scendere a trattative con Assad e stringere con lui un patto anti Isis, significherebbe rinnegare l’intera strategia che gli Usa, insieme a Francia e Gran Bretagna, hanno portato avanti nel Medio Oriente, confondendo a lungo le vittime con i carnefici. Per quanti mesi le televisioni di tutto il mondo hanno raccontato di massacri in Siria ad opera degli eserciti governativi, di armi chimiche usate dal regime contro gli oppositori, presentandoci i ribelli sunniti come eroi che combattevano per la libertà e la democrazia? E mentre avveniva tutto ciò, le comunità cristiane presenti in Siria lanciavano il loro grido d’aiuto, perché quegli stessi ribelli tanto osannati dall’Occidente in realtà erano dei pericolosi assassini, che non si limitavano a sparare contro gli eserciti di Assad, ma facevano strage di cristiani dopo aver depredato e dato alle fiamme le loro chiese. Purtroppo però i vari Obama, Hollande e Cameron erano troppo impegnati ad assicurarsi solidi rapporti commerciali con quelli che nei loro progetti sarebbero dovuti diventare i nuovi padroni della Siria, per ascoltare le grida disperate dei cristiani e delle minoranze islamiche che stavano pagando il prezzo dell’appoggio assicurato ai ribelli. Oggi di fronte agli sgozzamenti immortalati come uno spettacolo, agli stupri di massa delle donne, alle stragi di bambini, ci si rende conto di come gli orrori dei nazisti siano oggi pressoché riproposti in crudezza e ferocia dalla barbarie di questi “mostri” incappucciati che davanti alle telecamere pronunciano farneticanti proclami prima di procedere alla mattanza di vittime innocenti. Adesso l’Occidente cerca di correre ai ripari, ma sembra impotente di fronte ai propri errori di strategia e di valutazione. L’America ha compreso perfettamente che l’Isis va fermato ma non può riconoscere di aver sbagliato, di aver seppur inconsapevolmente creato le condizioni perché il terrorismo potesse infiltrarsi nelle proteste anti Assad, fino ad egemonizzare la lotta, approfittando proprio dell’incapacità occidentale; l’incapacità di saper distinguere, non il bene dal male perché certamente Assad non è un bene, ma quanto meno il male maggiore da quello minore. Se la Russia e la Cina all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu non avessero frenato le spinte interventiste di Usa, Francia e Gran Bretagna, probabilmente oggi i terroristi dell’Isis sarebbero già al potere a Damasco con tanto di benedizione di Obama e company. Quello che sta avvenendo in Iraq e in Siria è un qualcosa di difficile da accettare dalla società odierna, la società della ragione che ha respinto le superstizioni e i rituali medievali. In quei territori invece la ragione è completamente abolita in nome di principi religiosi e verità rivelate, imposte attraverso una manipolazione forzata dei precetti coranici. Non esistono ragionamenti fra i miliziani dell’Isis ma soltanto certezze assolute inculcate dagli imam con il lavaggio del cervello. Ecco perché nessun sentimento di umana pietà sembra emergere nell’animo di queste persone mentre si apprestano a sgozzare le loro vittime.
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