Venti di guerra da Kiev a Tripoli. Autobomba davanti all'Eni

01 settembre 2015, intelligo
Venti di guerra da Kiev a Tripoli. Autobomba davanti all'Eni
Tensione altissima a Kiev, nel lungo braccio di ferro tra Ucraina e Russia. Decine di persone sono rimaste ferite nell'esplosione di una granata fuori dal Parlamento ucraino, dove i deputati hanno dato il loro primo via libera ad un progetto di legge per concedere uno status speciale alle regioni orientali filorusse, che chiedono maggiore autonomia da Kiev. Ma la violenza attraversa il ‘cuore’ dell’Europa per poi approdare nella martoriata Libia dove nel tardo pomeriggio un’autobomba è esplosa davanti al quartier generale di Mellitah, la joint venture tra Eni e la compagnia di stato libica Noc. 

Lo riferiscono alcuni testimoni e la notizia è stata rilanciata dalla Reuters. L'esplosione, secondo quanto si è appreso, ha causato danni al primo piano dell'edificio ma non ci sarebbero feriti. Il sito Middle East Eye, scrive che proprio la sede della compagnia era l'obiettivo dell'attentato, avvenuto in una zona in cui si trovano anche le ambasciate dell'Algeria e dell'Arabia Saudita. Il sito precisa che non si sa ancora se ci siano vittime.

A Kiev, invece, una granata è esplosa provocando un morto e molti feriti, mentre si erano già verificati scontri tra la polizia ed i dimostranti. Intanto, domani, giorno di inizio delle scuole, dovrebbe entrare in vigore un nuovo cessate il fuoco tra l'esercito ucraino ed i ribelli separatisti filorussi dopo settimane di violenze e incidenti.

Trenta manifestanti sono stati fermati per gli scontri avvenuti davanti al Parlamento: lo ha dichiarato il ministro dell'Interno, Arsen Avakov, secondo cui un agente è stato ucciso da un proiettile che lo ha colpito al cuore. Il capo della polizia della capitale, Aleksandr Tereschiuk, ha sottolineato che circa cento agenti sono rimasti feriti.

La protesta davanti al parlamento è esplosa dopo che i deputati hanno approvato la riforma che riguarda in particolare il Donbass, dove da oltre un anno non si fermano gli scontri armati tra i separatisti sostenuti dai governo russo di Putin e l’esercito di Kiev.



LuBi
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