Jobs Act langue in realtà: effetti ancora non pervenuti

01 settembre 2015, Luca Lippi
Jobs Act langue in realtà: effetti ancora non pervenuti
Il Jobs Act, dopo mesi di gestazione causa la lunga fase di approvazione in Parlamento e poi, alla stesura e pubblicazione dei decreti legislativi (non ancora del tutto terminata, in realtà) è possibile trarre un primo bilancio.

La disoccupazione giovanile non accenna a diminuire, rimanendo stabile al 44,2% (è un dato che esorta sconcerto!), tra i giovani, soltanto il 14,5% ha un lavoro. La riforma fatica a cambiare le cose.

Anche la percentuale di chi non lavora rimane salda al 12,7% sul territorio nazionale, con il tasso di occupazione che rimane al 55,8%.

Paradossalmente l’ancora di salvataggio è stata la legge di stabilità che in qualche modo ha aiutato qualche azienda a non scegliere la strada della chiusura potendo riconvertire i contratti di lavoro in formule contrattuali “meno vessatorie” per l’imprenditore.
Gli sgravi sui contributi e sul pagamento dell’Irap per i contratti a tempo indeterminato accesi nel corso dell’anno hanno creato una sinergia fra Jobs Act e legge di stabilità non del tutto involontaria a nostro avviso. 

Una sorta di “carta vince carta perde” che ha generato l’accensione di contratti stabili, ma senza le garanzie dell’articolo 18. Da stabilire ancora se la cronicizzazione del precariato reso permanente a redditi ridotti sarà sufficiente ad aumentare la competitività e risollevare il Pil di almeno 2%, condizione necessaria e sufficiente per creare il primo posto di lavoro nuovo (fino ad ora è solo una sorta di giostra di conversioni).

Quello che sconcerta però, è che non si attende per verificare gli effetti del Jobs Act per i prossimi sei mesi, si aspetta solo ed esclusivamente la conferma dell’assunzione a contributi zero anche per il prossimo anno, e su queste basi è evidente che gli interessi non sono per la crescita del Pil ma per il risparmio di aziende che non hanno abbastanza coraggio (o soldi) per cambiare aria o gettare la spugna.

Il gap negativo che si è creato dal 2008 ad oggi è talmente ampio che sarebbe necessario un “miracolo economico”; tuttavia senza poter svalutare e abbassando i salari, il gap è destinato solamente ad aumentare perché intanto gli interessi corrono!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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