Delitto Solano, la vita da migranti dei coniugi macabramente uccisi

01 settembre 2015, intelligo
di Anna Paratore

Delitto Solano, la vita da migranti dei coniugi macabramente uccisi
Quale fosse la vita dell’immigrato, i coniugi Solano lo sapevano bene perché avevano trascorso buona parte della loro esistenza in Germania, lavorando duramente per permettere alla famiglia di tirare avanti e, una volta aver cresciuto i figli, per potersi assicurare una vecchiaia tranquilla nel paesello d’origine. 

Ce l’avevano fatta, alla fine, i Solano. Dopo una vita di sacrifici, “lacrime e sangue” come ha detto ai giornalisti un vicino di casa, se ne erano tornati a Palagonia, e si erano costruiti una modesta ma graziosa casetta con un piccolo giardino tutt’intorno, e da 10 anni vi si stavano godendo la pensione. “Gente tranquillissima, assolutamente per bene, conosciuta e benvoluta da tutti”, aggiunge il vicino di casa.

Poi, improvvisamente, domenica mattina tutto cambia. Chi vive nella centrale via Palermo di Palagonia, dove c’è l’abitazione dei Solano, vede improvvisamente arrivare due pattuglie della polizia e gli agenti sciamare giù dalle auto ed entrare nel villino.  Poi la terribile notizia che getta nell’incubo tutta la piccola città: Vincenzo Solano, 68 anni, e sua moglie Mercedes Ibanez, 70 anni, di origine spagnola, sono stati ritrovati cadaveri, lui letteralmente massacrato di botte, lei caduta giù dal balcone, non si sa se nell’estremo tentativo di provare a fuggire o più probabilmente scaraventata giù dall’assassino che li ha aggrediti.

Ma chi ha avvertito le Forze dell’Ordine della presenza di quei due poveri corpi? In realtà, si è trattato di un caso. Alcuni agenti di polizia domenica mattina sarebbero stati in servizio d’ordine davanti al poco distante CARA di Mineo, il centro accoglienza richiedenti asilo già noto alle cronache per i costi esorbitanti – circa 50milioni di euro all’anno – e storie di malaffare legate all’accoglienza profughi, quando hanno notato e fermato un giovane ivoriano.  Il ragazzo, un 18enne che figura parecchio di più della sua età – e non è detto che non abbia più anni di quanti dichiara – Mamadou Kamara, aveva con sé un borsone con all’interno un cellulare, un computer e una videocamera. 

Alla richiesta dei poliziotti su dove avesse preso quegli oggetti, gli agenti hanno approfondito, scoprendo a chi apparteneva il cellulare. Nella perquisizione, poi,  hanno notato anche tracce di sangue in alcuni indumenti presenti nel borsone e, a questo punto, hanno fermato il ragazzo e fatto partire le indagini.

Giunti nella villetta dei Solano rintracciata grazie al cellulare, ecco il macabro ritrovamento della coppia di anziani orrendamente uccisi. 

Nel frattempo sono stati avvertiti anche i figli dei poveri pensionati, che hanno pure riconosciuto gli abiti di Vincenzo Solano addosso a Mamadou il quale, da parte sua, continua a dichiararsi innocente e a insistere di aver trovato tutto in strada.  

L’extracomunitario è stato arrestato per il momento con l’accusa di ricettazione di materiale rubato, ma le indagini continuano. Si cercano ora eventuali complici e la scientifica sta controllando a fondo la villetta del delitto insieme agli investigatori della squadra mobile della questura di Catania e del commissariato di Caltagirone che seguono il caso. L'inchiesta sarà coordinata dal procuratore Giuseppe Verzera che si è lamentato della struttura di accoglienza. “Non è la prima volta che il CARA di Mineo crea problemi anche gravi”, ha detto. E ha poi aggiunto: “purtroppo noi dobbiamo gestire tutto con il poco personale che abbiamo, e non sempre è facile fare fronte a tutte le emergenze che riscontriamo”.

autore / intelligo
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