Livello del mare su: i danni e le preoccupazioni

01 settembre 2015, intelligo
Livello del mare su: i danni e le preoccupazioni
di Anna Paratore.

Sono proprio tutti d’accordo, il NOAA, la NASA e anche l’Agenzia meteorologica Giapponese hanno raggiunto la convinzione che non solo quello passato è il luglio più caldo mai registrato, ma che con tutta probabilità il 2015 alla fine otterrà la poco ambita palma dell’anno più caldo di sempre. 

E questa non sembra essere una buona cosa se all’orizzonte c’è anche il prossimo arrivo di un forte El Niño mentre l’innalzamento dei mari continua in modo inesorabile, addirittura superando le previsioni. El Niño 2015 è un “osservato speciale” perché secondo le ultime stime potrebbe rivaleggiare in intensità con quello del 1997, quando si ebbe un evento record che scatenò caos in mezzo mondo, dalle frane in California agli incendi in Australia. 

Ma quello che in assoluto mette più i ansia i meteorologi di tutto il mondo è l’aumento del livello dei mari, che inizialmente era stato stimato nel prossimo secolo da circa 30 cm a 1 mt nel peggiore dei casi, e che adesso sembra attestarsi sicuramente intorno alla previsione maggiore, se non addirittura a spingersi oltre. Dice infatti Steven Nerem dell’Università del Colorado che sta affrontando una complessa ricerca sui mutamenti climatici dell’ultimo secolo, “Sicuramente si innalzerà il livello del mare di circa 3 piedi (91 cm circa), ma probabilmente anche di più”. 

Forse questa notizia non colpisce come dovrebbe, ma in realtà chiunque abiti in una zona di mare o comunque la frequenti assiduamente, dovrebbe farsene un bel cruccio. Per dare un’idea del problema, dal 1992 il livello dei mari è aumentato di soli 7.5 cm circa. Ebbene, questo vuol dire che il mare è avanzato nell’entroterra di almeno 7 metri e mezzo, e sebbene possa non sembrare un granché, in molte zone del mondo 7.5 mt di costa inghiottiti dalle acque significano moltissimo. Immaginate dunque cosa può voler dire un’erosione di un centinaio di metri: la scomparsa di intere comunità, di specie animali e vegetali, le perdite di colture e danni economici spaventosi. 

Viene dunque naturale domandarsi cosa si nasconda dietro questo aumento del livello dei mari. Gli studiosi della materia parlano di tre cause principali: l’espansione dell’acqua dell’oceano divenuta più calda, lo scioglimento dei ghiacciai di montagna, e la continua erosione dei ghiacciai della Groenlandia e del ghiaccio dell’Antartide. Per studiare queste situazioni è stato varato il progetto Ocean Meltin Greenland, il cui acronimo OMG non senza ironia richiama a una famosa esclamazione di sconforto (Oh my God!). 

Il progetto prevede di studiare i ghiacci della Groenlandia per i prossimi sei anni, per valutare quanto stiano contribuendo all’innalzamento dell’acqua degli oceani, soprattutto dopo che recentemente dal ghiacciaio Jakobshavn si è staccato un iceberg abbastanza grande da ricoprire tutta l’isola di Manhattan con una coltre spessa più di 300 metri. 

Dunque nell’emisfero settentrionale è proprio il ghiaccio della Groenlandia a contribuire maggiormente all’innalzamento del livello dell’oceano, tanto che se tutto il ghiaccio che vi si trova si sciogliesse, molte delle coste dell’Atlantico verrebbero inondate in modo irrecuperabile. 

Uno scenario apocalittico, da The Day After, che però non è più così fantascientifico come solo una manciata di anni fa poteva apparire. L’incuria dell’uomo, la sua incapacità a rispettare l’ambiente, l’aumento esponenziale della popolazione ormai da un centinaio d’anni lavorano assiduamente per rovinare il clima della Terra, riuscendoci purtroppo egregiamente. E non è un caso se da un po’ di tempo in qua l’allarme arriva dalle voci più autorevoli al mondo, come quella del Presidente degli Stati Uniti, o dello stesso Papa. 

In questo scenario preoccupante, si inserisce però anche qualcuno in controtendenza. Dal 2000 al 2010 i ricercatori dell’Università di Washington insieme a quelli dell’Ohio State University, hanno monitorato i grandi fiumi di ghiaccio della Groenlandia e dai loro risultati pubblicati sulla rivista Science sembra che i ghiacci dell’isola più grande del mondo sebbene continuino a rigettarsi nell’Oceano sempre più velocemente, non influiscono così tanto come si crede. 

Hanno ragione? O sono nel giusto coloro che sostengono la tesi opposta? Per scoprirlo bisognerà varare piani di ricerca ancora più accurati mentre, nel frattempo, bisognerà studiare forme di protezione per il nostro maltrattato pianeta.
autore / intelligo
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