Italia ancora in deflazione. Perché Draghi non basta?

01 settembre 2016 ore 10:34, Luca Lippi
Secondo le “stime preliminari” dell'Istat, i prezzi al consumo aumentano dello 0,2% su base mensile ma risultano in calo dello 0,1% a livello annuale, invero ricalcando le stime degli economisti, rispettivamente a +0,3% e a -0,1%. 
Si attenua il calo tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati dall'8% di luglio al 7% e accelera la crescita dei beni alimentari non lavorati dall'1,5% al 2,4%. Dall'altra i prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni registrano un'inversione di tendenza dallo 0,4% al -1,4% su base mensile, mentre si azzera la crescita di quelli dei servizi relativi ai trasporti dal +0,7% di luglio. Secondo questa dinamica l’Istat riconosce la persistenza della fase deflazionistica, ma la legge come una sintesi di dinamiche di prezzo di segno opposto che si compensano.
Nel dettaglio: il calo dei prezzi dei beni energetici del 6,5% su base annua, sebbene meno ampio del 7% di luglio, continua a spiegare la diminuzione dei prezzi al consumo che persiste, tuttavia, tolta questa componente l'inflazione è positiva e pari allo 0,6%. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici l'inflazione di fondo scende su base mensile dallo 0,6% allo 0,4%. L'inflazione acquisita per il 2016 risulta, quindi, pari a zero dal -0,1% di luglio.

Italia ancora in deflazione. Perché Draghi non basta?

Aumentano i prezzi al consumo (in generale) a causa degli aumenti dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+2,2%), degli alimentari non lavorati (+0,9%) e dei servizi ricreativi e per la cura della persona (+0,4%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,3% su base mensile e dello 0,6% su base annua (dallo 0,4% di luglio).
Tutti i prezzi di beni e servizi ad alta frequenza non variano in termini congiunturali e registrano, in termini tendenziali, un aumento dal -0,1% a luglio allo 0,1%. Secondo le stime preliminari, l'indice dei prezzi al consumo armonizzato è stabile sia su base mensile sia su base annua, azzerando così la flessione dello 0,2% di luglio.
C’è da fare una considerazione, il periodo è quello delle ferie estive, quando gli italiani sono più propensi a spendere, e quindi al netto di questa considerazione il dato non sarebbe proprio positivo seppure non numericamente negativo.
In Europa la situazione non è diversa, L'inflazione nell'Eurozona ad agosto si prevede stabile allo 0,2%, rispetto a luglio. Secondo la stima di Eurostat, l'aumento dei prezzi maggiore su base annuale si stima negli alimentari, alcool e tabacco (1,3%, rispetto a 1,4% a luglio), seguito dai servizi (1,1%, era 1,2% a luglio), e dai beni industriali non energetici (0,3%; era 0,4% a luglio), mentre continua il calo dell'energia seppure in attenuazione (-5,7%, rispetto a -6,7% di luglio).
Quindi la politica monetaria della Bce, finalizzata a fare aumentare l’inflazione continuerebbe a non trovare beneficio nell’Eurozona, ma questo non è in assoluto un fallimento di Mario Draghi, piuttosto è la conseguenza dell’inceppamento del meccanismo finanziario che vorrebbe partecipi le banche (in tutta l’Eurozona) di finanziare l’impresa e rilanciare i consumi in senso generale. Le banche sono inceppate perché a loro volta hanno bisogno di ridurre i costi più che possibile poiché la remunerazione del rischio (tassi a zero) nelle operazioni di finanziamento non procurano sufficienti ricavi.

autore / Luca Lippi
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