Alzheimer, anticorpo "scopa" spazza via placche maligne

01 settembre 2016 ore 14:33, Americo Mascarucci
Lo hanno definito "anticorpo spazzino", è il nuovo farmaco sviluppato contro il morbo di Alzheimer che pare stia dando risultati incoraggianti. 
La sperimentazione è ancora nelle prime fasi e il numero di pazienti su cui la terapia è stata testata è piccolo, anche se il risultato viene presentato dalla rivista Nature con una certa enfasi. 
L’anticorpo è capace di ripulire il cervello dalle placche di amiloide nelle fasi iniziali dell’Alzheimer. 
Aducanumab, questo il nome, è un anticorpo monoclonale di origine umana, scoperto nel sangue di alcuni centenari ancora nel pieno delle loro facoltà mentali. 
Testato in provetta e sugli animali, Aducanumab ha dimostrato di saper attaccare in modo mirato le placche di beta-amiloide tossiche presenti nel cervello, favorendone la distruzione: il tutto senza andare minimamente ad intaccare la proteina precursore dell'amiloide, che invece si trova in tutto l’organismo e deve essere salvaguardata perché gioca un ruolo cruciale nella crescita delle cellule nervose. 
"I risultati di questo studio clinico ci rendono ottimisti sul fatto di poter compiere un grande passo avanti nel trattamento dell'Alzheimer", commenta Roger M. Nitsch, docente dell'Institute for Regenerative Medicine dell'Uzh. "L'effetto dell'anticorpo - evidenzia lo scienziato - è davvero impressionante. E il risultato dipende dalla dose e dalla durata del trattamento". 
Dopo un anno di terapia praticamente non erano rilevabili placche beta-amiloidi nei pazienti che avevano assunto le dosi più alte di anticorpo.

Alzheimer, anticorpo 'scopa' spazza via placche maligne
I ricercatori hanno anche condotto un trial in doppio cieco controllato con placebo di fase Ib randomizzato, per valutare la sicurezza e la tollerabilità di iniezioni mensili dell'anticorpo monoclonale nei pazienti con decadimento cognitivo lieve o demenza lieve a causa dell'Alzheimer e con depositi di beta-amiloide cerebrale. 
In tutto 165 pazienti hanno ricevuto infusioni mensili di un placebo o aducanumab per un anno. 
Dopo 54 settimane di trattamento, la beta-amiloide è risultata significativamente ridotta nel cervello dei pazienti che hanno ricevuto l'anticorpo, e dosi più elevate sono state associate con una maggiore riduzione. 
"La conferma che un trattamento anti beta-amiloide rallenta il declino cognitivo potrebbe essere una rivoluzione per come noi conosciamo, trattiamo e preveniamo la malattia di Alzheimer", conclude Eric Reiman del Banner Alzheimer's Institute di Phoenix (Usa), commentando la ricerca in un articolo di accompagnamento. 
Sarà avviata, adesso, una nuova fase, in varie parti del mondo, che dovrebbe coinvolgere 2.700 pazienti che mostrano uno stadio precoce morbo di Alzheimer.

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