Atac, Rettinghieri al capolinea. La strategia della Raggi

01 settembre 2016 ore 15:57, Luca Lippi
È un partita a scacchi quella al tavolo del Movimento 5 Stelle e i vari direttori generali delle municipalizzate. 
Stavolta è il turno di Atac e del suo direttore generale Marco Rettighieri, le incomprensioni sembravano già ieri arrivate a livelli insostenibili, e ora è arrivato ufficialmente l'addio.
Con una lettera di dimissioni era uscito allo scoperto confermandolo quando, interpellato dall’agenzia Ansa, rispondeva: “Se sto pensando di lasciare? Sì. Se non ci sono le condizioni perché dovrei rimanere?”
Voluto dal commissario Tronca era quasi inevitabile che Rettighieri cadesse vittima della spartizione degli incarichi, quello spoil  system percepito da Rettighieri e tenacemente ostracizzato dal M5S, ma che (a parere di Rettighieri) a Roma trova il consueto terreno di cultura anche con Virginia Raggi.

Atac, Rettinghieri al capolinea. La strategia della Raggi

In Campidoglio le dimissioni sono viste come un atto irresponsabile perché arrivano alla vigilia di settembre e rischiano di danneggiare la città e tutti i romani.
Sull'Agenzia Dire sono comparse dichiarazioni in cui si sosteneva come secondo l'assessorato alla Mobilità "parlare di ingerenze è qualcosa di assurdo. Si tratta di una semplice richiesta del Campidoglio, socio unico di Atac: ovvero essere informato su eventuali spostamenti nell'organigramma aziendale. Richiesta peraltro inviata ai vertici Atac subito dopo l'insediamento dell'assessore per armonizzare il lavoro ed avere contezza delle scelte strategiche operate. Tra l'altro è un preciso dovere del dg tenere un canale aperto di dialogo con l'amministrazione".
Ma Rettighieri contesta proprio il fatto che tra i motivi delle sue dimissioni c’è il fatto che si sente “abbandonato dall’amministrazione”, lamenta le “ingerenze della politica” (sugli spostamenti interni dei dipendenti) e nella lettera accusa Raggi di aver fissato per l’azienda a settembre obiettivi irraggiungibili. A questo si aggiunge la questione che i 18 milioni per la manutenzione della metro A non sono mai arrivati.

A rispondere a Rettighieri sui 18 milioni è stato l’assessore al bilancio Marcello Minenna: "I 18 milioni di euro per la manutenzione della metro A non sono assolutamente un prestito ad Atac e sono già nella disponibilità dell'azienda. Interpretare i 18 milioni come un prestito è veramente fantasioso: i romani si aspettano di più, siamo dunque al lavoro per un rapporto con le banche più in linea con ciò che merita Atac".  Prosegue Minenna: "La delibera di giunta, approvata poco prima di Ferragosto, è stata resa esecutiva con una determina dirigenziale della Ragioneria Generale del Campidoglio il 17 agosto. Da quella data le somme sono entrate nella disponibilità effettiva di Atac: le risorse sono quindi state erogate nei tempi utili e funzionali all'avvio dei lavori di manutenzione della metro. Quella del consiglio comunale sarà solo una ratifica del provvedimento".


autore / Luca Lippi
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