Fertility Day, Imma Battaglia: "Ma quali cartelloni! Servono investimenti pubblici"

01 settembre 2016 ore 14:02, Andrea De Angelis
Dopo la polemiche che hanno fatto seguito all’iniziativa del ministero della Salute, il premier Matteo Renzi prende le distanze e sottolinea: "La mia opinione è che se vuoi creare una società che torna a fare i figli devi creare situazioni strutturali come asili nido, tempi di lavoro delle famiglie, servizi". La ministra Beatrice Lorenzin, dal canto suo, si difende: "Lo slogan del Fertility Day è 'conoscere per essere libere di scegliere', non è nostra intenzione fare una campagna per la natalità, ma fare prevenzione perché l’infertilità è una questione di Salute Pubblica". Sul web, intanto, divampano le polemiche e c'è chi, come Saviano, parla di un "insulto a tutti". 
IntelligoNews ne ha parlato con la politica Imma Battaglia...

Una iniziativa "sterile", come l'ha definita Fusaro in una nostra intervista, oppure è giusto porre l'accento sulla questione fertilità in Italia?
"Credo che si tratti di uno scivolone, di una campagna elettorale fatta dalla Lorenzin a spese dei contribuenti italiani. Spero che facciano delle interrogazioni parlamentari su chi ha sviluppato questa campagna. Io la penso come Renzi e poi sì, c'è da un lato il fattore sanitario da analizzare. Perché gli uomini e le donne sono meno fertili? Molto è legato allo stile di vita, non si cammina a sufficienza e via dicendo. Poi c'è invece l'aspetto sociale: non si fanno figli perché se non c'è lavoro, non ci sono servizi è evidente che non si è messi in condizioni di avere una prospettiva verso il futuro. Figli compresi". 

Fertility Day, Imma Battaglia: 'Ma quali cartelloni! Servono investimenti pubblici'
Anche la crescita della disoccupazione giovanile è un dato che può spiegare l'indignazione del web verso tale iniziativa?

"Certo, i giornali di oggi parlano chiaro. Finiti gli sgravi si è fermato tutto, il Governo sta cominciando a ragionare sulla produttività. Tutte le cosiddette crescite non erano strutturali e sostanziali, ma dovute a delle azioni precise. Il mercato italiano del lavoro è fermo. La condizione del precariato non è solo legata alle formule contrattutali, ormai c'è una generazione che è cresciuta e che vive nell'idea del precario. Pensiamo all'atteggiamento di giovani tra i venti e i trent'anni che neanche cercano più il lavoro. Un ragazzo che non cerca lavoro non ha nessuna prospettiva di essere genitore". 

Chiaramente il problema demografico resta, non si può negare il fatto che l'Italia sia un Paese vecchio. 
"Ma certamente resta ed è un problema da affrontare. L'unico modo per far ripartire l'idea del futuro è far sorridere la popolazione, uscire dall'instabilità. La politica deve riuscire a fare contrattazioni sulla Comunità europea, questa è la verità, e soltanto facendo politiche di investimenti prima di tutto pubblici ripartiranno i servizi. Dando scuole sane ai bambini, non topaie. Aiutando le donne, come si fa in Francia dove chi rimane incinta viene assistita durante la gravidanza e dopo la nascita. In questo momento non esistono politiche sulla famiglia serie. Quelle campagne sono veramente offensive, voglio sapere chi le ha fatte e quanto abbiamo pagato. Voglio sapere quanto sono costate al Ministero. La natalità non aumenta con un cartellone...".
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