Fertility Day, Adinolfi:"La disoccupazione è un alibi, ecco perché i figli non nascono"

01 settembre 2016 ore 14:21, Americo Mascarucci
"Sono d'accordo con il Fertility Day anche se a mio giudizio andava organizzato meglio. E' il momento di tornare a promuovere la cultura della vita contro la cultura prevalente della morte".
Si schiera con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il giornalista Mario Adinolfi direttore del quotidiano cattolico La Croce e leader del Popolo della Famiglia che ad Intelligonews spiega perché la giornata del 22 settembre è importante.

Adinolfi, il Fertility Day promosso dal Ministero della Salute ha creato forti polemiche. Lei da che parte sta?

"Il mio punto di vista l'ho illustrato proprio poco fa nella rubrica Stampa e Vangelo sulla rete interattiva Popolo della Famiglia tv. Questa iniziativa sul principio non mi ha entusiasmato molto, poi quando ho visto le reazioni scomposte dei vari Saviano e la dissociazione di Renzi mi è diventata di colpo simpatica. In fondo qual'è il messaggio di fondo?Che sia meglio fare i figli da giovani. Questa tutto sommato è una banalità, ma oggi in Italia è diventato difficile e complicato sostenere proprio le cose più ovvie e banali. La campagna andava impostata meglio, in maniera più efficace, magari con una grafica diversa, però sapere che il 22 settembre Saviano sarà costretto a pensare alla fertilità, ai figli e alla famiglia, e che per lui sarà un compleanno rovinato, mi fa superare qualsiasi perplessità e mi porta a schierarmi con la Lorenzin".

Cosa non la convinceva all'inizio?

"Il fatto che fosse promossa da un Governo che ha legittimato le unioni gay, che non ha fatto una sola politica in favore della famiglia, che ha annunciato un bonus bebè mai messo in pratica. La vedevo una semplice, quanto inutile, operazione propagandistica. Non mi piacciono le operazioni di maquillage ma gli interventi di sostanza. Poi però il fatto che con questa iniziativa si sia arrivati a parlare di necessità demografica, della bellezza di fare figli, il tutto creando scompiglio e rabbia in certi ambienti, ha fatto maturare in me la ferma convinzione di dovermi contrapporre ancora una volta alla dittatura del pensiero unico, la dittatura intellettuale dei Saviano e company".

Come giudica la presa di distanza di Renzi dall'iniziativa del ministro Lorenzin?

"Renzi dimostra ancora una volta di contraddire se stesso. Lui che viene dal mondo cattolico e ha la mia stessa storia politica fatta di militanza nel Partito Popolare italiano e di impegno attivo nel Family Day del 2007 in difesa della famiglia fondata sul matrimonio, lui che come me ha fatto figli giovanissimo, improvvisamente rinnega se stesso per legittimarsi agli occhi di Saviano. Un'apostasia in piena regola che lo sta portando sempre più lontano dal suo popolo. Io ho sostenuto Renzi e ho creduto in lui ma oggi proprio non capisco perché voglia fare del tutto per essere contestato dal cattolicesimo militante in cui si è formato con me. Al referendum costituzionale perderà anche e soprattutto per il voto contrario dei cattolici, decisi a non perdonare la sua apostasia".

Intanto però si invita alla fertilità quando i giovani non hanno lavoro, la disoccupazione cresce e la vita è sempre più precaria. Come possono i giovani fare figli in queste condizioni?

"I figli non si fanno quando c’è benessere, questo luogo comune è sbagliato, l' equazione natalità =benessere non sta in piedi ed è contraddetta da qualsiasi statistica. Basti pensare che il picco della fertilità l’Italia lo ha raggiunto nel 1946 sotto le macerie quando c’era la fame. Eppure nella miseria la gente trovava speranza per il futuro. Oggi la crisi non è economica, è valoriale. C’è crisi di speranza ma soprattutto è in crisi la cultura della vita. Nel 2015 alla crisi record della nascite hanno fatto da contraltare 105mila aborti.  Il territorio che ha registrato più nascite in Europa è l’Irlanda, dove c’è una limitazione fortissima dell’aborto e dove la cultura della vita è supportata da adeguate politiche. E l'Irlanda non è un Paese ricco, è anzi il più povero del Nord Europa. E allora, di che stiamo parlando?" 

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