Neo-politichese: dal governo di scopo di Silvio al governo di scòpo di Napo

10 aprile 2013 ore 9:11, intelligo
Neo-politichese: dal governo di scopo di Silvio al governo di scòpo di Napo
Governo di "cambiamento" o di "larghe intese" , di "scopo" o del "presidente" , di "minoranza" o di "transizione".  "Governicchio" o "governissimo"? Questo è l'angoscioso dilemma. E poi ancora "doppi binari" , "condivisione" , presidenti di "garanzia" o, al contrario, da "combattimento"  , oppure "moderati" . Parliamo del Quirinale, ma pensiamo a Palazzo Chigi. Anzi no: parliamo di Palazzo Chigi, ma pensiamo al Quirinale. E se invece parlassimo delle previsioni  meteo? Il risultato sarebbe identico: la paralisi. Sono passati più di quaranta giorni dalle elezioni del 24 e 25 febbraio, ma dalla politica arrivano solo parole astruse. E ciò mentre il Paese rimane fermo e disperato, senza governo e senza prospettive. L'unica decisione seria, sacrosanta e urgente l'ha presa, in prorogatio, il governo Monti: lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese creditrici.  Per il resto, è tutta  una sarabanda di formule altisonanti, magniloquenti e inconcludenti. "Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto è espugnata" , disse il cardinale Pappalardo, 31 anni fa, ai funerali di Carlo Alberto dalla Chiesa. Oggi, un altro  drammatico   grido arriva dal cuore dell'Italia contro l' inettitudine della politica. Così  titolava ieri  il "Corriere della Sera" riportando in prima pagina la denuncia della  Confindustria emiliana: "Noi chiudiamo le imprese mentre voi discutete del prezzo del caffè alla buvette di Montecitorio". L'Italia langue nel declino mentre imperversa il neopolitichese, come negli anni ruggenti della Prima Repubblica. Con la differenza che, all'epoca, il Paese cresceva.   E le formule dei politici (che padroneggiavano comunque la sintassi) erano, sì, astratte, ma  rimandavano sempre, bene o male, a contenuti concreti, avendo spesso colte ispirazioni. Come quando Craxi, richiamandosi a Federico Fellini, disse: "La nave va". Oggi invece l'astrattezza del neopolitichese galleggia sul vuoto. E si abbatte su un Paese in via di impoverimento, afflitto per giunta  da analfabetismo di ritorno e cretinismo digitale.  Abbaia Khan ha registrato (e chiosato) alcune (tra le tantissime e roboanti) frasi  risuonate negli ultimi giorni nei palazzi della politica. Eccole. Dillo con un fiore. All'indomani dell'incontro tra Berlusconi e Bersani, ne sappiamo quanto prima sul prossimo governo e sul prossimo presidente della Repubblica. Ma sono in molti a sperare in un accordo. Se sono rose (di nomi) fioriranno. Mettete dei Fioroni nei vostri cannoni. Chissà se cambierà la musica dopo il prossimo vertice  vertice  tra Bersani e Berlusconi.  In attesa, il volo delle colombe del Pd intorno al leader si fa sempre più minaccioso. Ecco cosa dice ad esempio Beppe Fioroni, portavoce dello stormo delle colombe popolar-piddine: "Un Presidente della Repubblica condiviso sarebbe la prima vera riforma italiana (si è forse dimenticato dell'elezione di Cossiga e di quella Ciampi n.d.r.). Ma un presidente da combattimento provocherebbe un Bing Bang nel Pd dalle  conseguenze micidiali". Bersani è avvertito. Colomba, in fondo, fa sempre rima con bomba. E Daniela si prepara  alla guerra. Mentre volteggiano le colombe del Pd, i falchi del Pdl si preparano alla guerra. La Santanché teme  che Bersani non demorda dall'idea di spedire al  Quirinale un nemico giurato di Berlusconi. "Che ci vuole (a  scrutinio segreto n.dr.)  a eleggere Prodi o peggio Rodotà, o peggio ancora Zagrebelsky?" In tal caso la pasionaria pidiellina si dice pronta "alla resistenza, in montagna se necessario". Sì, a Cortina, con i barboncini al seguito. Il carisma di Laura. Chi vola più in alto sia delle colombe sia dei falchi è la presidente della Camera.  S'è appena seduta sullo scranno più alto di Montecitorio e non si sa nemmeno per quanto ci rimarrà, ma Laura Boldrini ha già invitato Papa Francesco a visitare il Parlamento italiano. La visita di un Pontefice a Montecitorio non è cosa di tutti i giorni. E neanche di tutti gli anni. L'unica volta nella storia fu nel 2002, per l'esattezza il 14 novembre, quando Papa  Wojtyla tenne un memorabile discorso a deputati e senatori riuniti. Ci vollero, per arrivare a  questo storico traguardo, 141 anni di storia unitaria dell'Italia  e l'impegno di due presidenti:  Violante prima e Casini poi. La Boldrini si sente invece pronta a un tale impegnativo invito  dopo neanche tre settimane di mandato. Evidentemente pensa - per il fatto di non provenire dai ranghi della politica-  di possedere un carisma speciale. Laura, la papessa laica. La laicità secondo i grillini. E chi poteva raccogliere subito, con tanto di fanfara, la proposta della neo presidente della Camera? I parlamentari  grillini, manco a dirlo. Hanno preso carta e penna e hanno inviato una letterina  alla Boldrini e a Grasso per dire  sì al Pontefice (chissà quanto se ne sentirà lunsingato Papa Francesco!), ma per dire anche che occorre rivolgere inviti analoghi pure ai rappresentanti delle altre religioni. Perdindirindina, direbbe Totò.Tal  Paolo Bernini (quello dei microchip sotto la pelle degli americani) va anche più in là e così dichiara solennemente alla stampa: "Vorrei che ci fosse anche il leader dello Uaar, l'Unione degli atei e agnostici razionalisti". Visto che ci sono, i parlamentari grillini potrebbero  estendere l'invito anche al Mago Silvan. Cui prodest? Dice Woody Allen: "Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le scemenze che faccio e che dico". Se il famoso comico americano entrasse nel Movimento 5 Stelle risolverebbe all'istante  il suo problema. Caro diario. Uno dei più convinti pontieri tra il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle è Nichi Vendola. La sua perorazione dell'alleanza tra Bersani e Grillo può raggiungere anche toni struggenti ed elegiaci. Come l'altro giorno, quando ha detto ai giornalisti: "Con questi ragazzi di Grillo noi ci parliamo. Molti di loro ci hanno votato in passato. Alcuni sono persino venuti da me a raccontarmi che avevano ricopiato le mie poesie sul diario ai tempi del liceo". Nichi gongola per i suoi versi pazientemente trascritti da studenti adolescenti. Ma chi lo assicura che non si sia in realtà trattato di una punizione inflitta da professori  un po' fascisti? Scherzi a parte. Tutti (o quasi) si sono indignati per il tiro birbone di cui è rimasto vittima Valerio Onida, ingenuamente caduto nel tranello di quei ragazzacci di Radio 24 e della finta Margherita Hack. Ma perché arrabbiarsi tanto? La puntura della  Zanzara è il minimo che può capitare a una politica che sprofonda nella palude.  
autore / intelligo
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