Tribunale Milano, Bruzzone: "Ma quale magistratura, l'attacco è al sistema"

10 aprile 2015, Andrea De Angelis
Scoppia la polemica sulla strage al Palazzo di Giustizia di Milano. In particolare le falle mostrate dalla sicurezza sono finite nel mirino dell'opinione pubblica e degli addetti ai lavori: come può un uomo armato entrare in una simile struttura? IntelligoNews ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone e dall'intervista è emerso come oltre a questo tema vi sia anche quello del disagio sociale legato alla crisi del mondo del lavoro...

Tribunale Milano, Bruzzone: 'Ma quale magistratura, l'attacco è al sistema'
Quanto accaduto ieri è un problema di mera sicurezza?

«Tribunale che vai, procedura che trovi. Vi è un'assoluta autonomia nella gestione della sicurezza da parte dei tribunali e delle procure: a volte viene scelto il personale di Polizia, altre la Polizia Penitenziaria e altre ancora le agenzie private. Un conto è l'ingresso per il pubblico, monitorato con metal detector e quant'altro; altro è quello per magistrati e avvocati che è quantomeno più rapido...».

Basta un tesserino falso per entrare nel Palazzo di Giustizia di Milano?

«Evidentemente sì, almeno secondo quanto emerso fino a questo momento».

Il problema è solo italiano?

«Direi di no, funziona così più o meno all'estero dove l'ingresso al pubblico è più monitorato rispetto a quello del personale giudiziario, anche per agevolare il profilo lavorativo. Soprattutto nei tribunali grandi c'è congestione all'ingresso la mattina, altrimenti diventerebbe complesso da un punto di vista proprio logistico».

C'è chi ha accostato la Roma messa a ferro e fuoco dai tifosi del Feyenoord all'episodio di Milano, quasi a dipingere un'Italia imbarazzante dal punto di vista della sicurezza. Dalle sue parole però, ricordando anche quelle che ci disse dopo gli scontri nella capitale dello scorso febbraio, mi sembra di capire che considera le due vicende molto diverse.

«Sì, sono radicalmente diverse. A Milano parliamo di una persona che, da quanto emerso fino ad ora, si è preparato un tesserino falso, si è vestito di tutto punto ed ha superato le procedure standard per entrare in tribunale che, immagino, aveva studiato con attenzione precedentemente per riuscire ad introdurre un'arma vista l'intenzione di far fuoco. Attenzione: con le procedure attualmente in corso in Italia quest'uomo sarebbe entrato ovunque». 

Al di là del tesserino c'è il problema dell'arma...

«Esatto, perché questa volta abbiamo visto un ingresso dissimulato, ma poteva anche essere un membro del personale giudiziario, con regolare tesserino, a voler entrare armato. Questo è un problema un po'diverso». 

Il nostro direttore in un editoriale ha sottolineato l'aumento di suicidi in Italia legati alla crisi del lavoro, domandandosi se l’atto assassino di Giardiello sancisce il passaggio dal suicidio all’omicidio. Siamo dinanzi a una piaga sociale?

«Probabilmente i processi per fallimento e bancarotta andrebbero forse gestiti con più attenzione dal punto di vista della psicologia dell'imputato. Qui ci sono vicende che non hanno solo risvolti penali, ma che travolgono tutta la vita di queste persone e delle loro famiglie». 

Possiamo dire che molti imprenditori non arrivano in tribunale perché ricorrono al suicidio, senza ovviamente giustificare nessun minimo atto di violenza. 

«Questo è un dato assolutamente inquietante, i suicidi nel nostro Paese aumentano di anno in anno. A parità di scenario c'è evidentemente chi ragiona in modo diverso e al posto del suicidio a quel punto pensa 'muoia Sansone e tutti i filistei'. Questo è chiaro». 

Come risponde a chi ha sottolineato il clima velenoso verso la magistratura presente in Italia?

«I magistrati come tutti gli altri esseri umani sbagliano e possono prendere grandissimi abbagli. Il problema non è santificare una categoria o demonizzarla, ma si tratta semplicemente di fare una riflessione diversa, più pratica e operativa prendendo atto di un contesto sociale che, diversamente dal recente passato, è aggravato da tensioni, problematiche personali che possono sfociare in comportamenti assolutamente abnormi».

Il rischio è che la situazione peggiori.

«Certo, anzi non è un rischio, glielo posso mettere per iscritto che la situazione peggiorerà perché purtroppo quella è la tendenza. Bisogna cominciare a pensare in maniera diversa al contesto in cui certe vicende si svolgono. Muore per mano di questo signore anche il suo avvocato, è l'esempio plateale di come non sia sotto attacco la magistratura, ma un certo modo di gestire l'attività giudiziaria».



 
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