Reato di tortura un “proiettile” contro le Forze dell’Ordine?

10 aprile 2015, Americo Mascarucci
Reato di tortura un “proiettile” contro le Forze dell’Ordine?
Anche l’allora vicepremier Gianfranco Fini è intervenuto a commentare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha definito “tortura” l’irruzione della Polizia e il conseguente pestaggio dei no global asserragliati nella scuola Diaz di Genova nel luglio del 2001 nei giorni caldi del G8. 

Fini ha dichiarato che quella notte, i poliziotti che aggredirono i manifestanti che stavano dormendo nell’istituto, persero la testa e che nessun ordine fu impartito loro dall’alto. In pratica gli agenti autori dei pestaggi, individuati e condannati in via definitiva dalla magistratura italiana, agirono da irresponsabili e senza che nessuno degli alti vertici abbia dato loro carta bianca o licenza di colpire. 

Eppure basterebbe andare a ritroso e guardare i filmati dei telegiornali di quel giorno per ascoltare l’ex vicepremier difendere a spada tratta le forze di Polizia finite nell’occhio del ciclone in seguito alla notizia dell’uccisione di Carlo Giuliani ad opera di un carabiniere durante l’assalto di un gruppo di manifestanti, fra cui lo stesso Giuliani, alla camionetta in cui si trovava l’agente.
 
Fini, e come lui tutti i rappresentanti dell’allora governo di centrodestra, il “Berlusconi due”, non ebbero dubbi nel sostenere che ad essere oggetto di aggressione erano state le forze dell’ordine e non i manifestanti che per tutta la giornata avevano messo a ferro e fuoco il centro di Genova. E’ vero, c’è stata una verità processuale che ha riconosciuto le gravi responsabilità dei poliziotti, accertando che gli agenti andarono ben oltre l’attività di controllo alla base di quell’irruzione (ossia la ricerca di pericolosi anarchici che avevano devastato la città e che si pensava nascosti dentro la scuola) e si lasciarono andare a vere e proprie vendette contro quelli che poche ore prima si presumeva avessero lanciato al loro indirizzo sampietrini, bottiglie molotov e bombe carta, ferendo diversi uomini in divisa. 

Colpirono nel mucchio anche se magari fra quelli finiti all’ospedale c’erano persone pacifiche che durante il giorno non avevano tirato nemmeno un foglio accartocciato. Premesso ciò, e fermo restando che nessuno vuole negare o ridimensionare le gravi responsabilità dei poliziotti condannati dalla giustizia, appare poco convincente questa fuga da una sentenza, quella della Corte europea che è sicuramente discutibile sotto vari punti di vista. 

Tralasciamo la richiesta di dimissioni dalla presidenza di Finmeccanica dell’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, sicuramente legata a ragioni politiche che poco hanno a che fare con il caso in questione e soffermiamoci, invece, sul modo in cui è stato accolto il pronunciamento dei giudici europei. 

Il premier Renzi si è subito affrettato a rassicurare l’Europa sulla rapida approvazione di leggi volte a punire il reato di tortura, come se la tortura sia una pratica pressoché diffusa e utilizzata nel nostro Paese. I sindacati di Polizia hanno giustamente sottolineato come l’introduzione di questo reato nel codice penale rischi di diventare uno strumento da utilizzare come un manganello contro le forze dell’ordine, costrette spesso e volentieri ad usare la forza in contesti particolari per garantire l’ordine pubblico. 
Certo, il legislatore starà ben attento a far sì che una manganellata data ad un manifestante durante un corteo magari per legittima difesa o per proteggere un obiettivo sensibile altrimenti a rischio, possa configurarsi come un caso di tortura, ma chi può garantirlo realmente? 

E’ sempre più evidente come alle forze di Polizia da tempo non venga fatto alcuno sconto, nessuna attenuante sembra essere loro concessa. Questo non vuol dire che a poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti penitenziari, debba essere assicurata l’impunità, ci mancherebbe altro, se sbagliano devono pagare come tutti, ma non si può nemmeno pensare che quando un agente si trova a sparare e disgraziatamente ad uccidere qualcuno, debba aver sbagliato per forza, in base al principio demagogico che la Polizia deve proteggere il cittadino, non ucciderlo. Poco importa se magari l’onesto cittadino che ci rimette la pelle stava in auto con alcuni pregiudicati e dopo aver forzato un posto di blocco se l’era data a gamba insieme agli altri senza rispondere all’alt intimatogli più volte.  

No, l’agente non deve mai sparare, per nessuna ragione, salvo poi buttargli addosso ogni genere di insulto se quei delinquenti che non è riuscito a fermare, il giorno dopo compiono una rapina e ammazzano qualcuno. Dove stanno le forze dell’ordine? 
A Napoli siamo arrivati al paradosso di vedere un intero quartiere scendere in piazza per protestare contro l’uccisione di un giovane da parte di un agente durante l’inseguimento di un pregiudicato che forse si trovava sullo stesso mezzo a due ruote sui cui viaggiava la vittima e con lui era sfrecciato a tutta velocità per sfuggire ad un controllo (la vicenda è ancora oggetto di indagine da parte della magistratura), cosa mai vista ad esempio nei confronti degli omicidi di camorra. I camorristi ammazzano? 

E’ normale, meglio farsi gli affari propri ma tutti pronti a puntare il dito contro chi nel quartiere tenta, inutilmente, di assicurare un minimo di legalità. Persone costrette a rischiare la vita per portare a casa mille euro al mese, da oggi rischiano pure di vedersi affibbiare con estrema leggerezza e facilità l’accusa di tortura, per soddisfare le richieste di un’Europa brava soltanto a sanzionare e multare gli Stati per le violazioni più assurde, e del tutto incapace di assicurare sviluppo e benessere alle popolazioni. 
Salvo poi indignarsi quando si scopre che non esiste la certezza della pena e che chi delinque sta fuori dopo nemmeno un giorno di galera. L’importante è proteggersi dai poliziotti mica dai criminali!
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