Francia-Santa Sede, l'Arcigay: “Che non ci sono gay in Vaticano è una barzelletta”

10 aprile 2015, Andrea Barcariol
Flavio Romani, presidente dell’Arcigay, intervistato da IntelligoNews non usa giri di parole per
Francia-Santa Sede, l'Arcigay: “Che non ci sono gay in Vaticano è una barzelletta”
criticare il Vaticano, dopo la notizia pubblicata dai giornali francesi del no al candidato ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Laurent Stefanini, perché omosessuale dichiarato.

E’ rimasto sorpreso da questa notizia?


«E’ una notizia grave, ma non mi stupisce, già nel 2008 successe un caso analogo in Vaticano, sempre con un ambasciatore francese. Io ho una sola parola per descrivere quello che è successo: discriminazione. Non c’è da girarci intorno, è una discriminazione causata dall’orientamento sessuale di una persona. La colpa grave del candidato ambasciatore non è tanto essere omosessuale, anche perché sul Vaticano ce ne sarebbero da dire su chi è omosessuale e quanti sono, ma essersi dichiarato, alla luce del sole e non nascosto e invisibile come ci vorrebbe almeno una certa parte della Chiesa. La Francia farebbe bene a impuntarsi su questo candidato, della serie: “O questo o niente”. La fierezza laica dello Stato francese dovrebbe portare Hollande a non scendere a mediazioni e a continuare a puntare su Stefanini che ha tutte le carte in regole per ricoprire questo ruolo. E’ una persona apprezzata che ha già lavorato con il Vaticano e ha ricevuto anche l’ok della curia di Parigi, per cui non si capisce il problema. Non mi stupirei che ci fosse stata una pressione forte dal movimento di cattolici integralisti, molto vicini alla destra fascista, per bloccare la nomina. Questo sarebbe ancora più grave».

Quindi secondo lei il problema è che Stefanini si è dichiarato, mentre in Vaticano ci sono omosessuali nascosti?

«Mi viene da ridere perché pensare che non ci sia nessun omosessuale dentro il Vaticano è una barzelletta. Il problema quindi non è l’omosessualità, ma il non essersi nascosto, il non essersi annullato pur di essere accettato. La colpa di questa persona è essere se stesso e questa cosa da qualche parte non va proprio giù».

Serve una legge contro l’omofobia anche in Vaticano?

«Servirebbero varie cose in Vaticano… In Italia siamo un po’ protetti dalla normativa sul lavoro. In questo caso si tratta di un posto di lavoro non ricoperto a causa dell’orientamento sessuale, se fosse stata una persona di coloro o un ebreo sarebbero tutti scandalizzati e pronti alla rivolta. Il fatto che sia un omosessuale crea qualche reazione, ma moderata, e questo non è un buon indice di civiltà per il Paese».

E’ anche vero che il Vaticano a livello giuridico è indipendente rispetto allo Stato.

«Sì è uno Stato estero, indipendente, anche se è all’interno dell’Italia e con l’Italia ha frequenti e continui rapporti anche troppo stretti per quanto mi riguarda».


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