Tribunale Milano, Taormina: “Giustizia può stritolare il cittadino. Da ex magistrato vi dico come possiamo diventare"

10 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Tribunale Milano, Taormina: “Giustizia può stritolare il cittadino. Da ex magistrato vi dico come possiamo diventare'
“Oggi la giustizia può diventare un meccanismo nel quale il cittadino resta stritolato. Giardiello ha ucciso e deve andare in carcere ma se non capiamo cosa è successo non andiamo da nessuna parte”. Carlo Taormina, avvocato penalista e docente di Procedura Penale all’Università di Tor Vergata, le aule di Tribunale le percorre ogni giorno e per dodici anni è stato anche dall’altra parte della barricata, quella delle toghe. Nella conversazione con Intelligonews legge i fatti di Milano in controluce e spiega perché “il Paese è immerso in un’ingiustizia diffusa”.

In base alla sua esperienza professionale c’è un rischio sicurezza al Tribunale di Milano e più in generale nei Tribunali?

«Trovo il dibattito che si è aperto sulla sicurezza pretestuoso perché i Tribunali sono sempre stati aperti e tutti e se noi scorriamo la storia, episodi come quello di Milano – ancorchè molto gravi – si contano sulle dita di una mano. Pensi, ad esempio, che tutti i fascicoli civili e anche quelli penali sostanzialmente sono alla portata di moltissime persone eppure è molto raro che manchi o scompaia qualcosa. Dico questo per affermare che il Tribunale è un luogo di pratica pubblica e pensare che adesso, per questo episodio sicuramente molto grave, si debba rivedere tutto mi sembra un’esagerazione e anche un modo da parte della politica per darsi un tono, anziché pensare a cose più importanti. Credo che la questione in sé debba essere valutata con molta cautela e molto equilibrio. Quando entriamo nei Tribunali, noi avvocati, i magistrati, gli operatori, abbiamo un percorso riservato; si può anche pensare di non averlo più, ma il signore che ha sparato pare sia entrato con un tesserino falso, come se fosse un falso avvocato. E allora non credo che adesso si debba pensare che tutti sono falsi avvocati o falsi magistrati; dobbiamo isolare l’episodio e valutarlo con ragioni che non sono quelle della sicurezza»

La presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Mirella Casiello ha affermato che i Tribunali sono “la trincea del disagio sociale”. Lei che li conosce bene, condivide questa valutazione?

«Anzitutto una premessa: qui dobbiamo sempre stare attenti a parlare perché se lo fai o sei un terrorista o sei un diffamatore; ormai il libero pensiero è qualcosa che nonostante sia sancito dalla Costituzione, tutti stanno con il fucile spianato... Detto questo, cominciamo col fare alcune osservazioni: viviamo in un Paese dove l’ingiustizia è la regola rispetto all’eccezione, perché spesso si assolvono imputati che sono colpevoli, si condannano persone innocenti, magari si applicano pene troppo alte o troppo basse. Tutte queste cose giustificano il fatto che se ogni mese si facesse un sondaggio sulla fiducia dei cittadini nella giustizia, l’esito sarebbe l’incremento della sfiducia. Non voglio fare insinuazioni di alcun genere, ma la storia e le cronache giudiziarie evidenziano che spesso nelle sezioni fallimentari dei Tribunali accadono episodi di illegalità, con varie figure professionali che si scopre fare tutt’altro rispetto al ruolo che dovrebbero svolgere. Sappiamo bene cosa accade nelle sezioni fallimentari dove si affrontano vicende legati a interessi economici di elevate dimensioni e si sa, l’uomo è tale per cui resta esposto a situazioni di corruttela. Non solo: ma anche certe intransigenze da parte dei giudici non sono l’approccio migliore rispetto a un tema così delicato»

Faccia un esempio.

«Di fronte a una dichiarazione di fallimento di un’azienda per centomila euro, dico che a volte si potrebbe evitare attraverso una cessione della crisi dell’azienda. Tutte queste cose, non vengono sempre fatte nonostante il legislatore preveda di andare verso questa direzione. Ecco, l'immersione del Paese dentro l’ingiustizia diffusa purtroppo non è eccezionale anche se va detto che moltissimi magistrati sanno fare il loro dovere. Ma in questo contesto, tutto può accadere. E vorrei aggiungere una considerazione sulle dichiarazioni dell’ex presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro»

Quale?

«Conosco Livia Pomodoro ed è una carissima amica ma non condivido la sua affermazione di stupore quando dice che il Tribunale è il luogo dove si trova la risoluzione dei conflitti sociali. Ma quale risoluzione… il punto a mio giudizio è che prevale una mentalità per la quale la giustizia molto spesso è impersonata da magistrati che si pongono contro il cittadino a prescindere»

La Rete si divide sul profilo di Giardiello, tra "vittima" e "carnefice". Lei che idea si è fatto?

«Il dato da cui partire è che quest’uomo ha ucciso e dunque deve stare in galera e secondo me ci deve stare a vita, ma se non capiamo perché è successo non andiamo da nessuna parte. Una giustizia ingiusta può anche armare la mano del cittadino. Guardiamo contro chi ha sparato quest’uomo: il giudice che lo ha dichiarato fallito, l’avvocato che a suo dire l’avrebbe tradito, il commercialista nominato consulente dal giudice fallimentare. Al netto della gravità dell’episodio, dico che se non campiamo che questi meccanismi possono arrivare a stritolare una persona, non andiamo da nessuna parte. E’ un sistema che si è avviluppato in una logica nella quale il cittadino può rimanere stritolato».

Cosa risponde al giudice Colombo per il quale i fatti di Milano sono un segnale del clima anti-magistratura?

«La trovo un’osservazione parziale. Secondo me l’errore di fondo per il quale non veniamo mai a capo di nulla nelle riforme della giustizia è che si parte dal presupposto che quelli di magistrati impreparati siano casi isolati, quando invece, secondo me si tratta di una forma mentale, un modo di essere. Ma chi è che parla male dei magistrati? Basta dire una parola che si grida all’attacco all’autonomia della magistratura, ma chi l’ha mai toccata? Molti magistrati sono ammantati di un’aureola di santità e di martirio… ci sono evidentemente magistrati validi, persone per bene ma purtroppo oggi non sono loro a fare la giustizia. In base alla mia esperienza, la maggior parte dei magistrati agisce con una mentalità contraria al cittadino. Io ho fatto il magistrato per dodici anni, quindi sono stato dall’altra parte della barricata ma le posso dire che quando ho vinto il concorso per la cattedra di Procedura Penale all’Università di Tor Vergata, mi sono liberato di un peso, perché mi rendevo conto che mi stavo burocratizzando. Per me, il grande guaio della magistratura è che si va progressivamente burocratizzando; invece di essere menti libere, stanno diventando burocrati». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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