Se le Borse “volano” non è solo per il vento dell’euforia

10 aprile 2015, Luca Lippi
Se le Borse “volano” non è solo per il vento dell’euforia
Le Borse volano? Le Borse non volano per dati macroeconomici annunciati mezzo minuto prima che avvenga il rialzo (l’euforia di ieri si addebita al dato di aumento della produzione industriale in Germania di febbraio di 0,2%) ma si eccita per afflusso di liquidità.

In Borsa le notizie arrivano prima che possa essere versato inchiostro in una rotativa, anche la più veloce. Leggere i titoli della stampa finanziaria per chiunque non si occupi di finanza o di economia professionalmente, è come comprare un sorriso a buon mercato senza aver comparato i prezzi di mercato della felicità.

Allora, offriamo una chiave di lettura alternativa del fenomeno che non è negativa, è solo una dinamica, ma è la realtà non mistificata. I capitali entrano nel circuito finanziario per effetto della speculazione giacché il mestiere del Negoziatore Finanziario è di creare profitto ad ogni costo e per le aziende in listino quello di utilizzare il mercato per finanziarsi.

Detto questo, il movimento interessante che si sta creando ormai da anni (dal 2009) è l’esperimento più innovativo, il più grande esperimento finanziario ed economico, mai tentato nella storia della moneta. Scoraggiare l’investimento obbligazionario tradizionale per concentrare liquidità sull’azionario e finanziare le aziende sostituendosi al mestiere che dovrebbero fare le banche.

Da William Buiter, ex banchiere centrale inglese a Greg Mankiw consigliere economico di Bush, dalla banca centrale svedese sino alla Federal Reserve di San Francisco di Yanet Yellen, la necessità di tassi negativi è sul tavolo della grande crisi.
Sta accadendo l’incredibile, investire per rimetterci. Spieghiamo meglio.

Rimaniamo in zona euro: mercoledì la Svizzera ha emesso titoli decennali con rendimento negativo, la richiesta è stata doppia di quanto è stato emesso, rendimento -0,05. Se un investitore dell’area Euro compra 100000 euro di titoli svizzeri, è come se avesse comprato moneta in contante, senza doverla tenere in casa rischiando che qualcuno possa derubarlo. 

Perché non Dollaro o Sterlina? La risposta è scontata. E’ una vera e propria selezione, compro in rimessa perché mi fido degli svizzeri e di nessun altro. Cresce la sfiducia nella nostra moneta unica? Non da parte della politica ma della Finanza, e non ha niente a che fare con l’inutile diatriba su uscire o rimanere nell’euro, ma riguarda le politiche monetarie dell’area euro, e se dovesse accadere davvero che l’euro possa fallire, avere una riserva in titoli svizzeri non dovrebbe essere una scelta sbagliata. Questa è la “traduzione” per rendere comprensibile quanto sta accadendo.

L’altra interpretazione del fenomeno è che le banche centrali dei Paesi che aderiscono all’UE emettano con tassi negativi costringendo l’investitore comune a detenere liquidità senza investire o affidare i propri risparmi, sennonché una mattina ci potremmo svegliare e scoprire che la BCE ha deciso di tassare i conti correnti. 

Poiché Lagarde, Weidmann, Schauble sono concordi ed hanno suggerito più volte nel recente passato che l’unica soluzione per un paese membro UE in odore di default è da vedersi in un “prelievo forzoso” su ogni conto corrente esistente (con una percentuale che a confronto farebbe pensare a un’elemosina quanto deciso da Amato nel luglio ‘93 in Italia).
 
E’ solo una chiave di lettura alternativa.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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