Il ritorno di Silvio. Ma è farsa. Siamo ormai a S-Forza Italia

10 aprile 2015, Fabio Torriero
Il ritorno di Silvio. Ma è farsa. Siamo ormai a S-Forza Italia
La scena si svolge a Palazzo Grazioli (gli esterni sono girati ad Arcore e a Villa Certosa). Gli attori protagonisti sono Silvio Berlusconi e Mariarosaria Rossi, il titolo del film è “Il malato e la badante”; l’amante gelosa che fa i complotti, manovra e uccide i suoi nemici è Francesca Pascale; l’erede preoccupato di perdere i soldi e credibilità è Giovanni Toti, l’eterno delfino. Che non conosce la geografia. Rimandato a settembre.

Peccato che la corte crepuscolare, il “circo” magico (ultima declinazione del “cerchio” magico) sia invece, almeno sulla carta, unito, e i ribelli, quelli veri, siano altri: ad esempio, il team storico azzurro. 

Sì, perché Forza Italia è diventata da tempo “S-Forza Italia” (un soggetto politico da 13%, superato da Salvini). Un partito colabrodo, dove tutti sono contro tutti, un partito ormai alla frutta, dilaniato e diviso tra nuovi e vecchi, guardia storica e rampantini di turno, chiuso appunto a corte e ostaggio, a livello locale, di tanti, troppi, satrapi regionali.

Raffaele Fitto, infatti, è solo la punta di un iceberg antico (la mancanza di democrazia interna, di un vero ricambio della classe dirigente), né sembrano efficaci le manovre trasformistiche (di chi vuole accontentare i malumori della base, accettando una minima autocritica), o i galleggiamenti di Paolo Romani, geloso delle presenze tv di Silvia Sardone, o di Daniela Santanché, passata, nel giro di 24 ore, da talebana berlusconiana a collaborazionista renziana, insieme ai “possibilisti”, guidati da Verdini.

La foto azzurra ci è servita per radiografare una verità. Che fine ha fatto il famoso partito degli italiani? Il grande Pdl da 35% dei consensi, gran parte dei quali (milioni di voti perduti) sono finiti altrove o addirittura nel Pd? Tanto da legittimare il ruolo di Matteo Renzi come “utilizzatore finale” del forzismo tradizionale, avendolo portato a sinistra, come è stato bravo a portare il Pd a destra?  Semplice: Forza Italia ha seguito la parabola discendente del suo Capo. Come da regola spietata di ogni “partito-persona”, che è schiavo non di un’idea, non di un programma (assolutamente secondario), ma di una leadership, e della capacità di far sognare gli italiani (la piazza-sovrana). Peccato che adesso, ribadiamo, questo potere onirico e marketing (tra Tony Blair e Vanna Marchi) ce l’abbia Renzi. Il quale sicuramente riuscirà a realizzare qualche riforma, nel solco di Silvio (l’abolizione dell’articolo 18, la riforma del mercato del lavoro, la responsabilità civile dei magistrati, la riforma della pubblica amministrazione, qualche privatizzazione), confermando l’assioma, prima di Agnelli poi di D’Alema, che solo la sinistra “può fare cose di destra”. Ergo, la rivoluzione liberale, Silvio l’ha annunciata; l’attuale premier la porterà avanti.

Silvio, quindi, ridotto ai minimi termini, sia per il fattore anagrafico, sia per il peso di un accanimento giudiziario che ha lasciato il segno (e che ha contribuito a determinare), dovrà ancora una volta scegliere: o portare al massacro il suo partito, o facilitare il ricambio, o rimetterci la faccia, condannando Forza Italia al suo stesso destino personale. Nel bene e nel male. E condannando il centro-destra a rimandare la sua ripartenza a data da destinarsi.

E in qualsiasi caso dovrà scegliere da che parte stare: modello-Alfano (unità nazionale per le riforme), partito dei moderati cattolico-liberale, oppure  partito “pascalizzato”, vicino ai radicali, social-riformista?

Finché Silvio era “in forma”, per vent’anni, è stato in grado di fare da catalizzatore e di federare le varie anime di centro-destra, pur incarnando preferenzialmente un certo liberismo di stampo populista. Adesso, sul viale del tramonto, sembra oscillare tra richiami centristi e tentazioni leghiste. 

Ma attenzione, prima erano gli altri a fare da fotocopia e lui l’originale (dal 1994 in poi). Adesso, se scegliesse il populismo anti-Renzi, per inglobare Salvini e recuperare un po’ di voti, rischierebbe di essere lui, considerando lo slancio superiore del capo del Carroccio, di essere la fotocopia.

Detto ciò, il tema del nuovo schieramento di centro-destra da ricostruire, dei moderati da guidare, e della destra che verrà, resta un’opera incompiuta. E le elezioni sono alla porta.

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