L'omeopatia divide anche sui numeri: la "cura" è più diffusa oppure no?

10 aprile 2016 ore 14:47, Adriano Scianca
L'omeopatia da sempre divide l'opinione pubblica. Non solo sugli effetti (nulli, per la medicina ufficiale, anche se ovviamente gli omeopati non sono d'accordo) ma anche sulla sua diffusione. Un rapporto intitolato “Omeopatia, l’immagine odierna” voluto per la giornata dedicata all’Omeopatia, che si celebra l’11 aprile, da Omeoimprese, associazione che riunisce circa 22 aziende del settore, traccia un quadro raggiante: un italiano su cinque avrebbe usato prodotti omeopatici almeno una volta nel corso del 2015 e 3 italiani su 10 hanno dichiarato di farne uso per i propri figli. Nel 2012 il 16,2% della popolazione adulta ha usato almeno una volta nell’ultimo anno un medicinale omeopatico, cifra passata al 16,5% nel 2015. 

L'omeopatia divide anche sui numeri: la 'cura' è più diffusa oppure no?
L’Istat, tuttavia, dà dati diversi: nel 2013 le persone che hanno utilizzato farmaci omeopatici sarebbero 2 milioni e 452 mila (all’incirca 1 italiano su 20), mentre otto anni prima gli utilizzatori di prodotti omeopatici erano il doppio. Quindi dal 2005 al 2013 il numero di persone che ha utilizzato questi farmaci ha subito un drastico calo passando da 7% al 4,1% della popolazione. Insomma, sembra proprio che su questa medicina alternativa non si riesca a fare chiarezza da nessun punto di vista. Ma perché la giornata dedicata all'omeopatia cade l'11 aprile? Semplice: è il giorno in cui, nel 1775, nasceva Samuels Hahnenmann, il medico tedesco inventore del metodo. Alla base dell'omeopatia vi sarebbe il “principio di similitudine del farmaco” (similia similibus curantur). Si tratta di un concetto (che la medicina ufficiale ritiene privo di fondamento scientifico) secondo il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. 

Tale sostanza, detta anche “principio omeopatico”, una volta individuata viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita; la misura della diluizione è definita dagli omeopati “potenza”. Gli scienziati fanno tuttavia notare che le diluizioni usate nell'omeopatia sono tanto alte da rendere il prodotto omeopatico semplicemente composto dall'eccipiente usato per la diluizione (acqua o zucchero o amido o altro solvente). Insomma, le sostanze omeopatiche sarebbero troppo diluite, tanto da risultare insignificanti. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio. Uno studio australiano condotto nel 2014 non ha riscontrato in essa alcuna efficacia superiore al semplice effetto placebo.

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