Choc-Le Pen a sinistra, tre sindaci chiamano all'adunata. Boldrini c'è, Vendola no

10 dicembre 2015 ore 23:58, Americo Mascarucci
Choc-Le Pen a sinistra, tre sindaci chiamano all'adunata. Boldrini c'è, Vendola no
Continua a tenere banco l'appello dei sindaci di centrosinistra di tre importanti città italiane, Milano, Genova e Cagliari, che hanno inviato una lettera al quotidiano Repubblica per invitare il centrosinistra a non sottovalutare il voto francese e il rischio che l'effetto Le Pen possa contagiare anche l'Italia.
I tre primi cittadini sono nell'ordine Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda e sono tre sindaci cosiddetti "arancioni" in quanto espressione del mondo della sinistra ma sostenuti anche dal Pd. Sono dunque l'espressione più viva del centrosinistra inteso come coalizione, un centrosinistra oggi messo in crisi dal progetto del Partito della Nazione tanto caro al Premier ed attuale segretario del Pd Matteo Renzi, molto più simile ad un centrodestra senza Berlusconi che al centrosinistra modello Ulivo. 

"Le notizie che arrivano dalla Francia - scrivono i tre nell'appello inviato a Repubblica - suonano come un ulteriore campanello d'allarme che deve farci riflettere e che impone, a chiunque possa, di fare qualcosa per impedire che la destra, il populismo e la paura vincano. Il nostro Paese - malgrado le tante difficoltà - sembrava stesse vivendo un accenno d'orgoglio e di ripresa. Ma già dopo gli attentati di Parigi, purtroppo, era diventato forte il rischio che si precipitasse nuovamente in una situazione di profonda preoccupazione, che nel futuro vede solo ombre. Oggi quell'apprensione si fa più forte.
Per questo noi, che governiamo le nostre città con un approccio ideale e non ideologico, pensiamo che in un momento così difficile e complesso sia necessario ritrovare quell'unità aperta e larga del centrosinistra che, sola, può ridare fiducia alle cittadine e ai cittadini italiani. Per far questo è indispensabile ripartire dalle forze politiche che, insieme al civismo autentico, compongono, in gran parte d'Italia, il centrosinistra e che, con differenze ma unità di intenti, hanno saputo vincere e governare". 
Un appello dunque che sembra diretto, più che al direttore del giornale, proprio a Matteo Renzi  percepito dai tre come il principale ostacolo alla riunificazione del centrosinistra e come il possibile affossatore delle maggioranze che a suo tempo hanno permesso loro di vincere. 
"Quelle forze - proseguono - sono principalmente il Partito Democratico, perno e componente maggioritaria, e Sel. Uno schema diverso rispetto a quello del governo nazionale, dove Sel è all'opposizione. Ma noi auspichiamo e lavoriamo affinché questa fase sia un momento transitorio. A partire dai Comuni".
E qui appare evidente come il secondo destinatario della missiva possa essere Stefano Fassina il leader della "Nuova Sinistra Italiana" favorevole invece almeno al primo turno a separare i propri destini da quelli del Pd renziano. 
"L'obiettivo comune alle forze del centrosinistra - scrivono ancora Pisapia, Doria e Zedda - non può che avere la prospettiva del superamento delle attuali divisioni e, per quanto più direttamente ci riguarda, il rafforzamento delle componenti della sinistra, sapendo e riuscendo a conquistare nuovi consensi. Abbiamo in mente il bene del Paese e il suo sviluppo nel solco dei valori della Costituzione, della democrazia, dell'europeismo, della solidarietà, dell'integrazione e dell'innovazione. Non pratichiamo, e non abbiamo mai praticato, lo sport del favorire la squadra avversaria. Non abbiamo condiviso alcune scelte del governo che, però, non vede al momento altre alternative per avere una maggioranza parlamentare necessaria per governare, che comprendere forze che nulla hanno a che vedere col centrosinistra. Superare questa fase vuol dire diventare più forti. Non più divisi e dunque più deboli. Vuol dire lavorare, con la massima unità possibile, per un confronto costruttivo tra Pd, forze di sinistra interne ed esterne al Pd, quel civismo che ha fatto la differenza, e che però intendano assumersi la responsabilità di governare. Invece di relegarsi nel più facile ruolo dell'eterna opposizione". 
Insomma lo spauracchio lepenista serve per "richiamare all'ordine" Renzi, Fassina, il Pd e la sinistra all'unità ma anche a delineare i criteri e le modalità per la scelta dei candidati sindaco. "La scelta del candidato sindaco del centrosinistra - aggiungono - non può avvenire se non sulla base della valutazione del lavoro svolto, sia nei casi in cui si ricandidi il sindaco uscente sia nei casi in cui la scelta del candidato del centrosinistra sia affidata alle primarie. Solo così sarà possibile che le candidature dell'intero centrosinistra possano portare alla vittoria nei Comuni dove si voterà".
Insomma un appello "pro domo sua" o meglio "pro domo loro". Perché l'obiettivo che alla fine traspare dall'appello è quello di una riconferma piena delle esperienze di governo delle tre città. Una lettera che propositiva quanto volete sa tanto di bocciatura. Sì, per Giuseppe Sala a Milano, non gradito a Pisapia e compagni e per le eventuali manovre neo centriste che potrebbero riguardare anche Genova e Cagliari quando saranno richiamate al voto.
Per il momento Renzi non ha ancora replicato all'iniziativa dei tre sindaci, ma da quanto emerge dal suo entourage pare che il Premier sia rimasto piuttosto freddo quando ha saputo della lettera, liquidandola come una mossa di Sel e invitando il suo cerchio magico a non lasciarsi andare a risposte troppo dure per evitare di sollevare ulteriori polemiche. Polemiche che in casa Pd, cosa è noto, non mancano mai.
E ora arriva anche Lady Camera, il Presidente Laura Boldrini che soddisfatta della proposta, pur non dimenticando il suo ruolo istituzionale, manda un messaggio ai tre primi cittadini dall'Ansa: "Se non si sta insieme non si ferma l'avanzata della destra populista, che peraltro nella società alimenta la contrapposizione e la paura. Condizioni che fanno vivere tutti peggio". Pensa lo stesso il sindaco di Torino, Piero Fassino, ma non Se. Nichi Vendola sceglie un frontale con Matteo Renzi: "Allearsi con lui oggi sarebbe eutanasia". Dunque niente Santa Alleanza contro Le Pen. 


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