L’Italia si riprende il Mediterraneo, la strategia di Eni e Descalzi

10 dicembre 2015 ore 10:53, Luca Lippi
L’Italia si riprende il Mediterraneo, la strategia di Eni e Descalzi
L’Europa, è noto, non dispone di materie prime, è il motivo per cui il suo sviluppo è stato soprattutto quello di specializzarsi “nella trasformazione” e nel commercio, da secoli. Tuttavia, i tempi sono cambiati e nell’era globale dobbiamo necessariamente trovare “la via di fuga” per renderci autonomi ma più di tutto dobbiamo recuperare autonomia poiche dipendere totalmente da Stati Uniti o dai ricatti Russi non può essere una pianificazione futura attenta. Abbiamo più volte affrontato che la politica estera in alcuni stati strategicamente importanti sono perseguite dagli “eserciti” delle compagnie nazionali che in quei posti operano commercialmente da decenni, e qui emerge l’importanza delle parole dell’amministratore delegato di Eni che in una intervista rilasciata al Corriere offre una fotografia piuttosto nitida sui progetti e sugli sviluppi cercati nella risoluzione di controversie ormai apparentemente fuori controllo e con implicazioni che vanno oltre l’interesse specifico del cane a sei zampe sconfinando in questioni di politica estera a lettere cubitali.

L'Italia "è uno snodo decisivo per il Mediterraneo" e la Libia è "un paese chiave per stabilizzare il Medio Oriente". Queste e parole di Descalzi,: "Concretamente l'Europa deve imparare a regolare le politiche energetiche del continente e quindi a non seguire logiche nazionali". L'Europa non ha materie prime ma "può avere infrastrutture. La Spagna deve potere interconnettersi con la Francia e la Francia con l'Italia e via dicendo. Cosa peraltro che ci darebbe un peso non indifferente nel Mediterraneo". "Ho avuto proprio nei giorni scorsi colloqui con il presidente egiziano Al Sisi e con quello cipriota Nicos Anastasiades, con Ben Netanyahu. Ebbene far accettare a Israele l'uso di una infrastruttura egiziana per veicolare il suo gas in Europa non è una cosa da poco. Significa che l'armonizzazione di diversi interessi è possibile". Prosegue Descalzi: "Il nostro Paese ha giocato e gioca un ruolo non indifferente forse silenzioso ma molto importante nella crescita di una infrastruttura che permetta all'Europa di avere gas non solo da Nord o da est, dalla Russia ma anche da Sud, dal Medio Oriente, dall'Africa". "Negli ultimi due anni si è fatto molto di più di quanto sia apparso. Eravamo da soli a parlare della necessità di stabilizzare la Libia per stabilizzare il Medio Oriente e persino l'Africa. Tra qualche giorno i leader mondiali si ritroveranno a Roma per parlare di questo". Secondo Descalzi, “Renzi e il ministro Gentiloni sono riusciti a far capire che per stabilizzare Siria e Iraq è necessario che ciò avvenga anche con la Libia e viceversa. Non era così scontato". 
Descalzi poi offre anche una lettura riguardo la volatilità del prezzo del petrolio, dichiara di non conoscere i motivi per cui Riad continua a mettere sul mercato oro nero nonostante la flessione del prezzo stia assumendo dimensioni poco comprensibili, si potrebbe definire “fuori ogni equilibrio”, a proposito Descalzi dice: "Quello che temo di più non sono i prezzi ma la caduta degli investimenti". "Il danno della volatilità è questo: gli investitori a lungo termine scappano e rimangono gli speculatori”. A questo punto sarebbe necessario comprendere quali sono gli argomenti sul tavolo delle trattative, capire chi siede realmente a questo tavolo e chi ne conduce la trattativa, Descalzi allo stato attuale eredita “il manico” di una azienda che da sempre produce politica estera, Eni è l’unico vero ambasciatore italiano e forse europeo in Medioriente, era importante leggere le sue parole per comprendere concretamente le strategie future sulle questioni all’ordine del giorno.

autore / Luca Lippi
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