Pensionato suicida, Di Stefano (Casapound): "È solo l'inizio. Nazionalizzare Bankitalia"

10 dicembre 2015 ore 13:28, Andrea De Angelis
Pensionato suicida, Di Stefano (Casapound): 'È solo l'inizio. Nazionalizzare Bankitalia'
Non ha retto lo shock di aver perso tutti i risparmi di una vita affidati alla Banca Etruria, una delle quattro banche oggetto del 'salvataggio' operato con il decreto salva-banche. Così un 70enne di Civitavecchia, ha preso una corda e si è impiccato alla ringhiera del balcone di casa. La notizia è stata diffusa da Etruria News. Il suicidio è avvenuto il 28 novembre, ma solo oggi i suoi familiari hanno ritrovato la lettera nel computer scritta dal pensionato per spiegare il suo gesto, come riporta sempre il quotidiano. 
IntelligoNews ne ha parlato con Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia...

Siamo dinanzi a quale fenomeno e chi sono i responsabili?

«Il responsabile è l'intero sistema economico e politico realizzato dall'Unione Europea che ha deciso di incolpare i correntisti truffati dalle banche. Troppo facile è prendersela con chi ha le obbligazioni, forse è colpevole anche chi è andato a proporre alchimie finanziarie senza prospettare effettivamente che cosa poteva succedere». 

Paolo Ferrero in una nostra intervista ha paragonato la speculazione finanziaria all'Isis. Condivide questo pensiero?

«L'Isis è armato e taglia le teste, la speculazione finanziaria si combatte senza armi a colpi di decreti legge. Ci vuole soltanto la volontà per cambiare il sistema». 

CasaPound parla spesso di nazionalizzazioni, di sovranità da restituire all'Italia, ma in questo caso il Governo poteva comunque fare di più?

«Sì, poteva fare di più e bisognerebbe togliere il controllo a chi fino ad ora ha amministrato le banche, che poi nei fatti sono fallite e fanno pagare ai correntisti il loro fallimento».  

Cosa vuol dire togliere il controllo?

«Sostanzialmente nazionalizzare. Io sono per nazionalizzare innanzitutto la Banca d'Italia facendola tornare sotto il controllo dello Stato e del Ministero del Tesoro. Quell'ente poi potrebbe assorbire via via gli istituti male amministrati dai privati perché è vero che spesso il pubblico sbaglia, ma in questo caso siamo davanti a un clamoroso errore dei privati. Purtroppo si arriva alla nazionalizzazione solo quando c'è il dissesto e soprattutto lasciando comunque i vertici privati a gestire tali istituti». 

Lei teme che sia solo la punta di un iceberg?

«Sì, siamo solo all'inizio perché il sistema economico è stato impostato dagli Anni '80 in poi con una creazione fittizia di ricchezza che nei fatti non corrisponde ad una realtà industriale, di servizi erogati sul territorio. C'è uno sproposito tra la realtà dei numeri e quella dell'economia reale. Ho paura che l'Unione Europea e il Governo italiano vogliano far pagare questa enorme differenza ai cittadini e ai risparmiatori, mentre invece dovrebbero pagare solo i vertici delle banche e chi ha concesso questa libertà».  
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