Omicidio stradale, ddl passa al Senato: "Mette tutti su stesso piano" per Giovanardi

10 dicembre 2015 ore 20:35, Americo Mascarucci
Omicidio stradale, ddl passa al Senato: 'Mette tutti su stesso piano' per Giovanardi
E’ servita la fiducia, ma alla fine il maxi emendamento del Governo che introduce il nuovo reato di omicidio stradale e di lesioni personali stradali è stato approvato con 149 sì.
Il testo ora dovrà tornare all’esame della Camera dopo che il Senato ha apportato modifiche rispetto a quello licenziato da Montecitorio. 
Il voto favorevole è arrivato dalla sola maggioranza, dalla quale si sono sfilati i quattro dissidenti del Nuovo centrodestra Andrea Augello, Luigi Compagna, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello che votando no alla fiducia si sono posti sempre più al di fuori del recinto governativo. 
Ma senza la fiducia probabilmente i voti contrari nella maggioranza sarebbero stati molti di più fino a mettere in dubbio l’approvazione stessa del provvedimento. E si sa, quando il Governo non è sicuro dei numeri, ricorre sistematicamente alla fiducia per far passare i provvedimenti ritenuti più urgenti.
I no sono stati 91, gli astenuti zero ma va detto che la Lega Nord non ha partecipato al voto. Un dissenso quello delle opposizioni soprattutto nel merito, perché partendo dal giusto presupposto di prevenire la mortalità stradale, il testo sembrerebbe riunire sotto un’unica fattispecie situazioni differenti.  
Il Pd ha motivato il ricorso alla fiducia con la necessità di non bloccare l’entrata in vigore di una legge che è ritenuta essenziale per bloccare l’escalation di morti sulle strade. E sebbene questo sia un obiettivo inseguito da tutti, il ricorso alla fiducia ha di fatto spinto le opposizioni sulla via del no. Ma anche nel Pd senza la fiducia probabilmente più di qualcuno si sarebbe sfilato, considerando appunto il testo poco coerente e addirittura a rischio anticostituzionalità. 
Forza Italia così come la Lega Nord contestano come con la fiducia il Governo abbia di fatto impedito di modificare il testo o di “perfezionarlo” secondo i loro giudizi visto che “alcune misure rappresenterebbero un vero e proprio obbrobrio giuridico”. 

Tesi sostenuta anche da quattro senatori di Area Popolare da tempo in dissenso con Alfano sulla permanenza dei centristi al Governo. E’ Giovanardi a spiegare il motivo del no condiviso con i colleghi Augello, Quagliariello e Compagna: "Votiamo no ad un testo pieno di svarioni giuridici” – ha spiegato Giovanardi che poi spiega: “Vengono parificati come comportamenti colposi punibili in caso di incidente mortale con pene varianti dagli otto ai diciotto anni di carcere, categorie molto diverse fra loro. Come si può infatti mettere sullo stesso piano chi si pone alla guida ubriaco o drogato o il pirata della strada che procede a velocità folle, con la mamma che porta i bambini a scuola, l'agente di commercio, il neo patentato che non vedono il semaforo rosso o fanno inversione di marcia in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi, sorpassano un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua o che magari a causa della scarsa visibilità imboccano una strada contromano? Comportamenti tutti sbagliasti e da sanzionare certo, ma che non possono essere equiparati e puniti tutti con la stessa ipotesi di reato come sembra fare la legge”. 
Il no è però arrivato anche dai senatori che fanno riferimento a Denis Verdini che hanno approfittato dell'occasione per rimarcare come il sostegno verdiniano sia prettamente "esterno" ossia circoscritto alle riforme istituzionali e non comporti un impegno politico con il Governo, né un'adesione alla maggioranza. "Ala non voterà la fiducia che è stata posta al provvedimento sull'omicidio stradale - aveva annunciato il senatore Ciro Falanga durante le dichiarazioni di voto - questo per due ragioni. Una di ordine politico perché non siamo al Governo e votiamo solo i provvedimenti che ci piacciono, l'altra di ordine tecnico, perché si è in presenza di un provvedimento sbagliato e in parte incostituzionale". E difatti c’è già chi è pronto ad impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale. 
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