Fecondazione da cani: ecco i primi nati in provetta. E gli animalisti dove sono?

10 dicembre 2015 ore 17:21, intelligo
Fecondazione da cani: ecco i primi nati in provetta. E gli animalisti dove sono?
La pratica dell’inseminazione artificiale non è una novità. A essere totalmente “nuovi” sono i sette cuccioli di Beagle e Cocker Spaniel nati da fecondazione totalmente in vitro. Un primato conseguito dopo 40 anni di sperimentazione dai ricercatori americani della Cornell University ma che se sul fronte scientifico segna un importante passo in avanti, sul versante etico apre una serie infinita di interrogativi. E come accade in questi casi, ci sono i favorevoli e i contrari. Sono questi ultimi infatti a sospettare - ma anche a temere - che questa possa essere l’anticamera della “fabbricazione in vitro dell’uomo”. Un tema non da poco. Ma se vale per l’uomo, perché la questione etica non dovrebbe valere per gli animali e nel caso specifico i cani? Dove sono gli animalisti? Se da un lato il risultato dei ricercatori americani (pubblicato sulla rivista “Plos One”, apre la strada alla conservazione di specie animali in via di estinzione e a tecnologie di “ingegneria” genetica per sconfiggere malattie ereditarie sia animali che umane dal momento che i canidi – dicono gli esperti - condividono più di 350 disturbi genetici con gli uomini; dall’altro potrebbe aprire anche quella della “fabbricazione” del cane o della specie canina “perfetti”. Il lavoro dei ricercatori americani ha permesso di ottenere 19 embrioni trasferiti in una femmina che ha fatto da “gestante” o applicando il concetto al genere umano, ha dato il proprio utero in affitto, partorendo 7 cuccioli sani, 2 da madre di razza Beagle e padre Cocker Spaniel, e 5 da 2 coppie di padri e madri entrambi Beagle. Quarant’anni di sperimentazione come ricorda Alex Travis, professore associato di Biologia riproduttiva presso il Baker Institute for Animal Health del Cornell's College of Veterinary Medicine: “E’ dalla metà degli anni ‘70 che si tentava di farlo, senza successo”. 

LA METODOLOGIA. Il primo step era raccogliere ovociti adulti dalla cagnolina femmina: i ricercatori lo hanno fatto studiando a fondo il “ciclo” dell’animale e prelevando le cellule nella giusta fase di maturazione. Il secondo step ha riguardato il trattamento dello sperma maschile in laboratorio, riproducendo ciò che avviene in natura nel canale riproduttivo della femmina: gli esperti hanno scoperto che l’aggiunta di magnesio è essenziale. Questo ha consentito di “raggiungere un tasso di successo per la fecondazione dell’80-90 per cento”. La fase conclusiva è stata quella del congelamento degli embrioni per poi poterli trasferire al momento più adatto del ciclo riproduttivo della madre che si verifica solo uno o due volte all’anno. Ma se la scienza va avanti, è sul piano etico che i nodi restano irrisolti. Anche per gli animali. 

LuBi

autore / intelligo
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