Vip americani in video con Obama contro le armi, ma Barack ha già perso

10 dicembre 2015 ore 20:00, Andrea De Angelis
Vip americani in video con Obama contro le armi, ma Barack ha già perso
Isis a parte, si tratta del suo smacco più grande.
Perché se ci pensiamo bene dalla sanità (in parte) ai diritti civili (in gran parte) gli obiettivi del Barack più noto sono stati raggiunti. Ma sulle armi non ci siamo proprio, anzi le tragedie aumentano con il passare dei mesi e la Casa bianca è sempre più rossa di rabbia. E in parte di vergogna per non essere riuscita a limitare la vendita di pistole e simili. 

Da Jennifer Aniston a Kevin Bacon, da Julianne Moore a Spike Lee. Sono solo alcuni dei vip che hanno prestato la loro voce alla campagna per il controllo delle armi lanciata dall'associazione 'Everytown for Gun Safety', "We can end gun violence".
Nel video le star si alternano alle madri di alcune vittime per lanciare uno slogan semplice ma potente, "Possiamo farla finita con la violenza delle armi". Al grido della comunità, che dopo la strage di San Bernardino assume ancor più rilevanza, si è unito anche il Presidente degli Stati Uniti Obama, che non pronuncia lo slogan ma interviene dicendo "Se siamo uniti, possiamo fare qualunque cosa".

 


Alcuni tra i volti più noti degli Stati Uniti vanno a braccetto dunque con il presidente, ma è chiaro che una simile notizia serve a poco perché non è tanto l'opinione pubblica da sensibilizzare, quanto la politica. Il Congresso, infatti, ha bloccato ogni tentativo portato in questa direzione, mosso, dicono, dalle lobby il cui potere evidentemente supera quello di attori e cantanti, sportivi e politici. 
Ma, lobby a parte, è la Costituzione a finire letteralmente nel mirino. Il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America garantisce infatti il diritto di possedere armi; come molti altri emendamenti, anche questo affonda le sue radici nelle occupazioni da parte dell'Impero britannico e spagnolo. Il possesso di un'arma da parte delle milizie cittadine, durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, era l'unico strumento che gli Statunitensi avessero per difendere territori, case e famiglie.
Se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali - oggi eserciti - è tuttavia questione di acceso dibattito. Le Corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi giudiziari sin dal 1900 anche e soprattutto in favore dei primi.
Nel luglio del 2008 ad esempio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del Distretto di Columbia che invece ne vietava ai residenti il possesso. È così stabilito il diritto individuale dei cittadini statunitensi ad essere armati, annullando la legge che da 32 anni proibiva di tenere in casa una pistola per difesa personale nella città di Washington. La sentenza ha fornito un'interpretazione definitiva al Secondo emendamento della Costituzione che dal 1791 sancisce il diritto di portare le armi. Questo significa che è stato riconosciuto un diritto inviolabile al pari di quello al voto e della libertà di espressione.
In molti Stati, chiunque può richiedere ed ottenere la licenza al possesso di armi (salvo alcune prescrizioni), anche se ogni stato federato degli USA ha sue precise regole in merito: l'arma in questione, se portata con sé, deve essere visibile e non deve avere il colpo in canna. È vietato il porto nascosto alla vista e l'acquisto di armi da parte dei minori, ma non sempre il suo uso: in battute di caccia il minore può usare le armi solo se accompagnato da genitore o da persona competente.







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