La Ue che piace a Salvini: procedura contro l'Italia che non prende impronte ai migranti

10 dicembre 2015 ore 20:35, Andrea De Angelis
La Ue che piace a Salvini: procedura contro l'Italia che non prende impronte ai migranti
Questa volta (forse) Salvini plaudirà all'Unione Europea.
Del resto il leader leghista è da anni europarlamentare, dunque il fascino verso l'idea di continente non gli è del tutto estraneo. Note, però, sono le sue battaglie contro i diktat che arrivano da Bruxelles, ma in questa occasione probabilmente non sarà così. Per la certezza occorre attendere. 

Salvini a parte, il dato è decisamente serio e preoccupante. L'Unione Europea, come previsto, ha aperto giovedì mattina una procedura d'infrazione contro l'Italia per il mancato obbligo di registrazione dei migranti. 
Al centro è la raccolta delle impronte digitali dei migranti irregolari in base al Regolamento Eurodac del 2013, nel quadro delle norme di Dublino. In sostanza, si tratta di una banca dati europea in cui confluiscono i dati sui richiedenti asilo e i migranti irregolari, in modo da potere identificarli qualora si trasferiscano in altri stati e ricostruire il primo paese Ue di ingresso. 
Secondo il regolamento, lo Stato membro di primo approdo ha l’obbligo di provvedere «tempestivamente al rilevamento delle impronte digitali di tutte le dita di cittadini di paesi terzi o apolidi di età non inferiore a 14 anni che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo e che non siano stati respinti », il tutto entro 72 ore. 

Non è la prima volta che l'Italia viene ammonita. Già lo scorso 28 agosto la Commissione aveva inviato a Roma una lettera amministrativa di richiesta di chiarimenti sulla conformità con il regolamento Eurodac. E già nel 2014 la stampa svedese aveva parlato di una possibile procedura contro l’Italia, che allora fu smentita. 
Ma come reagisce e reagirà il Governo. A parlare, come riporta l'Avvenire, è stata ieri Laura Boldrini: "Se dovesse arrivare questa procedura d’infrazione – ha commentato ieri il presidente della Camera  – sarebbe legata a pratiche di mancata identificazione del passato: ora è diverso, si riesce a fare molto di più". 
Ma cos'è una procedura d'infrazione? Si tratta di un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale, disciplinato dagli articoli 258 e 259 TFUE, volto a sanzionare gli Stati membri dell'Unione europea responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario. Dopo la fase pre-contenziosa, qualora lo Stato in causa non si conformi al parere nel termine fissato dalla Commissione, questa, ovvero lo Stato membro che abbia eventualmente avviato la procedura, sono legittimati a proporre ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Se la Corte decide riconoscendo la violazione del diritto comunitario da parte dello Stato ritenuto inadempiente, quest'ultimo ha l'obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata. Se poi la Commissione ritiene che lo Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza emessa dalla Corte comporta, allora può dar corso ad una ulteriore procedura di infrazione e ad un nuovo giudizio innanzi alla stessa Corte per l'esecuzione della sentenza, chiedendo il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità. In questo caso, con le modifiche apportate ai trattati dal trattato di Lisbona, non è necessario un secondo parere motivato. 
Le sanzioni pecuniarie per l'esecuzione delle sentenze rese al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione con la Comunicazione SEC 2005 n. 1658. La sanzione minima per l'Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell'infrazione a monte.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]