Asse Silvio-Salvini, Cattaneo (Fi): "Noi non subalterni a nessuno. Se la Lega ci dà schiaffoni, li restituiamo"

10 febbraio 2015 ore 12:24, Lucia Bigozzi
Asse Silvio-Salvini, Cattaneo (Fi): 'Noi non subalterni a nessuno. Se la Lega ci dà schiaffoni, li restituiamo'
Dagli “spinaci” di Arcore nel piatto di Salvini e Berlusconi agli scenari di ricomposizione del frastagliato centrodestra. Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia, dirigente nazionale di Fi con Intelligonews analizza lo scenario più “corto” delle amministrative e quello più “lungo” e ancora opaco in chiave nazionale. Con un altolà a Salvini: “Fi non è subalterna a nessuno. Se la Lega ci dà schiaffoni, noi dobbiamo restituirli e Salvini lo deve capire, altrimenti…”. Fi torna all’opposizione e riprende il dialogo con la Lega ma su quali basi visto che Renzi col Partito della Nazione sta erodendo tutto il centro? State rifacendo una Cdl a due? «Il dialogo che abbiamo ripreso con la Lega in questa fase ha una proiezione molto calibrata sulla tornata delle regionali e delle amministrative di primavera. Cosa succederà a livello nazionale è difficile a dirsi ora, anche perché molto dipenderà da quale legge elettorale alla fine uscirà dal parlamento. In altre parole se ci sarà il premio di maggioranza alla lista oppure alla coalizione. Sul piano dei governi locali lo schema consolidato è quello di Fi e Lega e non lo dicono strane alchimie politiche ma i fatti concreti e le testimonianze reali. Io stesso sono stato testimone di un modello che funziona avendo governato bene con la Lega, Ncd e Fratelli d’Italia. Abbiamo una piattaforma di valori importanti sulla quale lavorare. Se, invece, nell’Italicum ci sarà il premio alla lista penso che lo scenario possibile sia quello francese dove ci sono una sinistra, una destra moderata e una destra più radicale». Sì ma su temi centrali quali Europa, immigrazione, unioni civili tra voi e la Lega c’è un mare. Cosa risponde? «Direi di no, secondo me siamo più vicini di quanto si possa pensare e di quanto la storia di Ds e Margherita dimostri. Certo, siccome adesso il Pd ha il vento in poppa allora tutto è più semplice. Ribadisco: contano i fatti e i fatti sono i governi locali che insieme alla Lega amministriamo e mi riferisco anche a temi quali l’immigrazione su cui abbiamo dimostrato di fare scelte di buon senso con un approccio molto serio, lontano da qualsiasi forma di razzismo». Eppure a livello nazionale la linea di Salvini e quella finora tenuta da Berlusconi non coincidono, vedi Mare Nostrum solo per fare un esempio. Come la mettete? «Reputo quello della Lega un gioco di posizionamento politico finalizzato ad allargare la base dell’elettorato, in realtà alla prova di governo andiamo d’accordo e non siamo così distanti». Ma avrà pure una perplessità rispetto alla Lega salviniana o va tutto bene così? Non rischiate di accodarvi al Carroccio? «Ci sono perplessità Ad esempio io non accetto e non condivido un atteggiamento troppo remissivo da parte di Fi in questo momento. Se non vedo problemi nel merito delle questioni, esiste un problema di metodo: è inaccettabile che la Lega ci incalzi così e noi rinculiamo. Noi dobbiamo rivendicare l’orgoglio di essere una forza di governo; certo, oggi siamo in difficoltà ma la politica cambia molto velocemente e il quadro è fluido: solo l’anno scorso davano la Lega per morta e oggi la collocano in un ruolo da protagonista. Forza Italia deve trovare la strada giusta ma partendo dal proprio orgoglio. Se la Lega ci dà qualche schiaffone, penso che anche Fi debba mollarne qualcuno. La Lega deve capire che siamo alleati leali ma non secondari; non siamo subalterni a nessuno anzi, siamo il baricentro della coalizione del centrodestra. A Salvini ricordo che quando noi avevamo il 30 per cento dei consensi e loro il 10 abbiamo permesso alla Lega di governare la macro-regione del Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte) immaginata da Maroni; lo stesso facciano loro altrimenti anche noi non abbiamo problemi a correre da soli. Fi ha un gigantesco problema da affrontare: la classe dirigente. Non la metto sul piano giovani contro anziani, professionisti contro neofiti, ma dico che mai come in questo momento la questione va analizzata e vanno individuate soluzioni efficaci». Alla fine lo schema sarà quello del ‘modello Le Pen’ che lo stesso Salvini ha mutuato dalla Francia? «Su questo punto molto dipenderà da che tipo di legge elettorale avremo. Penso che in Italia il ‘modello Le Pen’ può premiare nel breve ma non nel lungo periodo. Basta vedere cosa è successo a Grillo alle recenti elezioni europee: appena ha utilizzato toni estremi per spaccare tutto, il risultato è stato la perdita di consenso. Quindi, anche sul modello non c’è niente di scontato o automatico. Noi dobbiamo ripartire con molta determinazione e con l’orgoglio di non essere secondi a nessuno».
autore / Lucia Bigozzi
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