L'editto grillino anti-Pizzarotti su Roma: 150mila euro di multa a chi non obbedisce ai vertici

10 febbraio 2016 ore 8:34, Americo Mascarucci
L'editto grillino anti-Pizzarotti su Roma: 150mila euro di multa a chi non obbedisce ai vertici
Evidentemente devono essere sempre di più gli amministratori 5Stelle, sindaci, assessori e consiglieri comunali, che una volta ottenuta l’elezione trasgredirebbero alle regole interne, ovvero non ubbidirebbero più alle volontà dei vertici, alias il duo Grillo-Casaleggio.
Non si spiega altrimenti l’iniziativa partita dallo stesso Gian Roberto Casaleggio di punire con una multa chi dissentirà dalla linea del Movimento dopo l’elezione. 
Un provvedimento che Casaleggio, ma probabilmente anche Grillo, intendono applicare in modo specifico sulla Capitale dove i 5Stelle puntano a conquistare il Campidoglio alle elezioni amministrative del 5 giugno. Il Comune di Roma è infatti un "bottino" politico troppo importante e il Movimento non può permettersi in nessun modo di affidarlo ad un altro potenziale Pizzarotti. 
Ecco così che, come rivela il quotidiano La Stampa, esisterebbe un documento di tre pagine, un nuovo codice etico relativo alla scelta del nuovo sindaco di Roma, all'interno del quale sarebbe contenuto uno specifico paragrafo che recita: "Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio".  
Avete capito bene? Non il Movimento 5Stelle ma lo staff coordinato da Grillo e Casaleggio disporrà la sanzione e in pratica disporrà il provvedimento: staff che, sempre stando ai contenuti del documento pubblicato da La Stampa, sarà composto da persone scelte dai due. Della serie: se la cantano e se la suonano.
In pratica i candidati al Campidoglio sono tenuti a firmarlo pena la non convalida della loro candidatura, accettando di fatto la tutela preventiva del duo Grillo-Casaleggio. I quali in pratica con questo documento sembrerebbero ribadire il seguente concetto: "Noi non ci candidiamo ma poi il futuro sindaco, i futuri assessori e consiglieri comunali, dovranno seguire le nostre direttive". 
Documento che, una volta firmato tuttavia non darebbe alcuna certezza in ordine alla continuità giuridica dell’impegno preso. Insomma è opinabile che poi, all'atto pratico, quel foglio di carta seppur firmato dai diretti interessati possa comportare obblighi di natura giuridica o meglio l'obbligo di versare la multa stabilita. 
Tuttavia i contenuti del codice etico sembrerebbero dirla lunga sui timori che la coppia Grillo - Casaleggio nutrirebbe nei confronti dei possibili aspiranti sindaci e amministratori della Capitale, una sorta di mancanza di fiducia nella loro lealtà e nella capacità effettiva che questi, una volta eletti, possano poi sottostare ai loro diktat. Del resto i timori non sono del tutto infondati visti i precedenti di Parma, Livorno e di altre realtà dove sindaci e amministratori 5Stelle si sono ribellati alle direttive dei vertici.  
La notizia ha subito scatenato reazioni sul fronte del Pd. Il vicesegretario Lorenzo Guerini attacca: "Le sanzioni pecuniarie, oltre a sfiorare il ridicolo credo che confermino l’ineludibile esigenza di procedere senza indugi a discutere e approvare una nuova legge sui partiti in attuazione dell’art. 49 della Costituzione. È giunto il momento di imprimere una accelerazione e affrontare una discussione che è bene non continuare a rimandare".
A questo punto sorge spontanea una domanda. Chi è che ha fatto fuoriuscire quel documento e perché? Sicuramente l'iniziativa è partita dall'interno e sta a dimostrare come nel Movimento non tutti sarebbero disponibili a barattare la propria libertà in cambio di un "piatto di lenticchie", pardon una candidatura a Roma. 
 

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