Giulio Regeni, il pc è ora in Italia: servirà a scoprire la verità?

10 febbraio 2016 ore 8:03, Andrea De Angelis
Giulio Regeni, il pc è ora in Italia: servirà a scoprire la verità?
La verità, forse, è un po' meno lontana. "A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stano cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo. Credo che siamo lontani dalla verità", ha detto quattro giorni fa il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni. Parole pronunciate nel giorno in cui la salma di Giulio Regeni tornava in Italia e mentre si diffondeva la voce di due arresti avvenuti in Egitto. Fatto, quest'ultimo, subito smentito dal generale Ashraf al Anany, direttore dell'ufficio stampa del ministero dell'Interno del Cairo. 

La notizia di ieri invece riguarda il personal computer di Giulio. Il pc è stato rinvenuto dalla famiglia del giovane friulano in Egitto e consegnato alle autorità italiane. Ora si trova nella disponibilità dei magistrati che indagano sulla morte di Regeni. Secondo quanto si apprende alla famiglia del ricercatore non risulta che Giulio avesse un tablet o altro supporto informatico ad eccezione del cellulare  che però non è stato ritrovato.
Intanto secondo il capo degli inquirenti egiziani, è un universitario italiano l'ultima persona con cui Giulio Regeni ha avuto l'ultimo contatto telefonico. "L'ultima persona con cui c'è stata una chiamata è un suo amico italiano, Gennaro Gervasio", ha detto all'ANSA il capo della Procura di Giza, Ahmed Nagy, rispondendo alla domande su chi sia, stando alle indagini, l'ultima persona che Regeni ha visto o con cui ha scambiato chiamate telefoniche o messaggi. Se il dato venisse confermato è probabile che potrebbe servire a poco nell'ambito delle indagini. 
Ma proprio dall'Università arrivano oltre 4.600 firme di 90 diversi Paesi. In tanti hanno aderito alla lettera aperta di protesta "per la morte di Giulio Regeni, per le sparizioni forzate e per la tortura in Egitto" scritta da due accademiche di Cambridge, Anne Alexander e Maha Abdelrahman. Quest’ultima è la docente che seguiva Giulio nella sua tesi, ed è specializzata in politiche di opposizione e movimenti di protesta in Medio Oriente. Con i media non ha voluto parlare dopo la scomparsa di Regeni, ma ha inviato la sua protesta per iscritto al presidente egiziano Al Sisi attraverso le ambasciate di Londra e Roma. La risposta del ministero degli Esteri del Cairo è arrivata attraverso il portavoce Ahmed Abu Zeid. "Pur comprendendo la profonda tristezza per l’assassinio di Regeni, è prematuro e miope pregiudicare i risultati dell’indagine ufficiale". Quindi l'affondo: "I tentativi di accusare le autorità egiziane, in assenza di prove, sono controproducenti", prosegue il comunicato che sottolinea la "sorpresa che simili ipotesi infondate possano arrivare da accademici, che dovrebbero essere i primi ad aderire ai principi di imparzialità e rigore". 

Tornando al pc, la speranza è di trovare materiale utile per arrivare alla sospirata verità. Nessuna traccia invece del cellulare e la speranza di trovarlo è sempre più remota. A mancare sarebbe anche il passaporto.

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