La montagna si spopola in 60 anni, ma non dove ci sono buone politiche

10 febbraio 2016 ore 10:23, Lucia Bigozzi
Montagna sempre più sola. La pianura vince e i territori montani si stanno progressivamente spopolando, nonostante rappresentino il 43 per cento della superficie nazionale. Se la montagna si spopola è in pianura che si registra la massima concentrazione demografica. Sono i numeri a dirlo: se negli ultimi sessant’anni la popolazione è cresciuta di 12 milioni di unità, è altrettanto vero che negli ultimi sessant’anni le terre di montagna hanno perso quasi un milione di abitanti: 900mila per la precisione. Dunque massima concentrazione in pianura dove vivono 8,8 milioni di residenti in più e collina in collina con un saldo attivo di +4 milioni.  Ma non è sempre e solo così, perché l’altro dato interessante è che laddove le istituzioni locali hanno saputo mettere in campo politiche intelligenti, la tendenza si è capovolta. In gergo si chiamano “buone pratiche” o se preferite la versione inglese best practice e ne sono un esempio il Trentino, l’Alto Adige e la Valle d'Aosta. 

La montagna si spopola in 60 anni, ma non dove ci sono buone politiche
Tre aree dove la popolazione montana anziché diminuire, aumenta. E nella provincia di Trento che si rileva la principale meta di destinazione da parte di chi decide di restare dove ha sempre vissuto oppure di trasferirsi armi e bagagli, facendo una scelta di vita e professionale totalmente diversa. Significa anche che le condizioni per farlo ci sono e sono garantite da politiche pubbliche che ne favoriscono la realizzazione. E’ dunque nella provincia di Trento che si registra la massima concentrazione di fenomeni migratori. Non solo: Trentino e Alto Adige hanno anche il secondo più basso rapporto di anziani per bambini, ribaltando una classifica che, 40 anni fa, le vedeva relegate al settimo posto. I numeri e i dati appena illustrati fanno parte del rapporto “La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano”, redatto dal Centro Europa Ricerche e Trentino School of Management con il patrocinio del Senato della Repubblica, dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani e della Fondazione Dolomiti Unesco. E’ il presidente del Senato Pietro Grasso a sottolineare che “i territori montani sono un nodo strategico per l'economia verde, in una società che vede sempre più avanzare la crisi idrica ed energetica. Adeguate politiche pubbliche devono essere in grado di superare le condizioni di svantaggio che limitano le potenzialità della montagna non ancora sufficientemente sfruttate”. E sul dato del Trentino, è il presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi a evidenziare che la chiave del successo territoriale è il fatto di aver “accettato di aumentare le nostre competenze e diminuire al tempo stesso la percentuale di risorse locali che tratteniamo nel nostro territorio per contribuire a ripianare il debito pubblico nazionale. L’autonomia  non è la difesa di un mondo e delle proprie prerogative dalle minacce esterne, ma è la tutela delle nostre buone esperienze, del nostro bagaglio di conoscenza, di uno strumento che ha garantito la qualità di vita dei nostri cittadini”. 
autore / Lucia Bigozzi
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