Che sta succedendo con lo spread: torna l'era Monti?

10 febbraio 2016 ore 17:12, Luca Lippi
In realtà non succede niente di particolare, e anche l'era Monti è ormai un lontano ricordo. Le pressioni sullo spread sono fisiologiche e non si intravede nessuna speculazione, è solamente un riequilibrio giacché la banca centrale Tedesca ha dimenticato di accostare la porta e si è visto come lavorano creativamente con i numeri, per loro uno più uno pare non faccia 2!
Dopo tanto tempo riappare lo spettro dello Spread nonostante la formidabile armata del Quantitative Easing che dovrebbe tenerlo a bada; ha ricominciato a correre il numero magico quasi pronto per passare all’oblio, e invece trona all’onore delle cronache, numeri piuttosto preoccupanti giacché la Bce sta spendendo 60 miliardi di euro al mese per acquistare titoli di stato degli stati europei.
Tutto questo rappresenta una evidente sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della stabilità finanziaria di alcuni stati in particolare difficoltà e certi tassi come quelli raggiunti nei giorni scorsi sotto quantitative easing della banca centrale rappresentano anche una sfiducia nei confronti di quest’ultima: i mercati sembrano dire che la Bce ha perso il controllo della politica monetaria. In realtà la Bce ha saldamente sotto controllo tutta la situazione, le esagerazioni sono tipiche dell’isteria dei mercati.

Che sta succedendo con lo spread: torna l'era Monti?
Questo aumento dello spread fa aumentare i tassi per l’Italia sia per il servizio del debito pubblico ovviamente, ma soprattutto potrebbero rappresentare un ulteriore appesantimento per un sistema bancario in difficoltà a causa delle sofferenze sui prestiti. Il sistema bancario italiano ha complessivamente in portafoglio circa 400 miliardi di titoli di stato: ovviamente ogni aumento dei tassi rappresenta una perdita (potenziale) in conto capitale. Non esattamente il massimo per banche devastate da crediti in sofferenza e probabilmente in disperata ricerca di liquidità (anche per far fronte al sussurrato bank run dei correntisti delle banche in difficoltà) e che quindi potrebbero avere la necessità di liquidare titoli di stato sul mercato secondario. Non parliamo poi della proposta del consiglio dei saggi del ministero delle Finanze tedesco capeggiato da Schauble che vorrebbe una vendita forzata dei titoli di stato delle banche dei paesi deboli che dovrebbero pesare il loro portafoglio in base al rischio. Una proposta inaccettabile per le finanze dello stato italiano e per le sue banche che dovrebbero vendere a tassi crescenti (e le loro vendite aumenterebbero ancora di più i tassi nel gioco della domanda e dell’offerta) e dunque con perdite in conto capitale.
Gli ingredienti per la tempesta perfetta ci sono tutti. Con buona pace di Draghi che appare sempre più come un Enrico Toti che – disarmato – combatte in trincea a colpi di stampella.
E per Draghi una medaglia d’oro sembra davvero il minimo per quello che sta facendo per salvare l’Italia (l’ultima proposta davvero emblematica è quella di un Fondo di Garanzia Europeo sui depositi). Avrà sbagliato tanto in passato ma come presidente della Bce più di così non si sa cosa possa fare.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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