Unioni civili, non è ancora saltato il patto tra Pd e Lega e resta il nodo stepchild

10 febbraio 2016 ore 15:45, Lucia Bigozzi
Dai nastri arcobaleno sul palco del Festival di Sanremo a una nuova incognita in Senato. Nell’Aula di Palazzo Madama oggi si inizia a votare sul ddl Cirinnà ma c’è un nuovo caso nel caso. A rischio l’accordo Pd-Lega per il ritiro delle migliaia emendamenti (in gran parte presentati dal partito di Salvini) e torna tutto come prima, canguro o super-canguro compresi. Insomma, certezze zero, incognite tante. Anche per capire un altro aspetto della partita non meno importante: su quali e quanti emendamenti porre il voto segreto. E se lo “scambio” tra Lega e Pd per il ritiro dei quasi cinquemila emendamenti da parte del Carroccio e quello del “super-canguro” da parte del Pd è finito in stand by, è proprio dentro al partito di Matteo Renzi che riesplodono le divisioni tra cattodem e pro-ddl Cirinnà. In realtà, secondo gli spifferi di Intelligonews, l’accordo si è impantanato perchè circa 80 degli emendamenti che la Lega intende mantenere sarebbero premissivi, riferiscono dal Pd. ‘Canguri’, insomma. E verrebbe meno, al momento, anche l’altro pilastro del patto stretto la settimana scorsa: il contenimento dei voti segreti. Lega e Fi hanno annunciato la richiesta di un centinaio di voti segreti proprio nel momento in cui il Pd sperava che non superassero quota quindici. Non solo ma in Aula potrebbe profilarsi uno scontro sull’ordine del giorno a firma Quagliariello- Calderoli con cui si chiede di non votare e di far tornare il testo in Commissione. I due esponenti di Idea e Lega non escludono inoltre che potrebbero esserci le condizioni per chiedere lo scrutinio segreto proprio su quell’ordine del giorno. Il Pd si è opposto e la parola ora passa al presidente del Senato Pietro Grasso, mai come in questo momento e su questo tema così delicato si profila come l’ago della bilancia. 

Unioni civili, non è ancora saltato il patto tra Pd e Lega e resta il nodo stepchild
Lo scontro interno al Pd si è palesato nella tarda mattinata quando i senatori dem sono stati chiamati a pronunciarsi (col voto) sulla proposta del capogruppo Luigi Zanda di lasciare libertà di coscienza solo su tre emendamenti. I senatori malpancisti cattodem (in tutto una trentina) hanno manifestato disappunto e il cattolico Stefano Lepri ha preso la parole per chiedere che siano 9 i voti in cui viene lasciata libertà. Zanda ha rilanciato: solo tre, anche se non lo ha definito “un numero chiuso”. Quanto basta per capire che fino all’ultimo secondo prima del voto in Aula, si tratta dentro il Pd e tra il Pd e le altre forze politiche. Ma gli occhi sono puntanti anche sui senatori grillini: anche tra di loro non mancano i malpancisti e la mossa di Grillo che ha lasciato libertà di coscienza, va nella direzione di non creare una lacerazione nel Movimento. Della serie, tutti i giochi sono aperti. Compresi quelli tra dem e leghisti sul “patto degli emendamenti”: intercettato da Intelligonews in questi minuti, il capogruppo leghista Gianmarco Centinaio smentisce che l’accordo sia saltato e rivela il faccia a faccia (alle 16) proprio con Zanda per dirimere la questione: “Il Pd sta chiedendo di più ma la trattativa è aperta. Alle 16 incontro Zanda, che considero un gentiluomo. Compromesso in vista? 
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