Messico nel sangue: è strage di giornalisti, reporter uccisa

10 febbraio 2016 ore 20:02, Andrea Barcariol
Un'altra giornalista uccisa. Ancora una volta in Messico. Il corpo di Anabel Flores Salazar, giornalista 32enne di Vercacruz è stato trovato ai margini di un' autostrada nello stato di Puebla, con le mani legate e quasi senza vestita. La donna, madre di un neonato e di un bimbo di 4 anni, era stata sequestrata dalla sua abitazione da un gruppo di uomini armati. La Salazar, 'freelance' di 'El Sol de Orizaba' si occupava in particolare di omicidi e di altri fatti di cronaca nera locale. Nell'agosto del 2004 la reporter si trovava insieme a un uomo di una gang criminale nel momento in cui questo era stato arrestato, ha ricordato il 'Comitato per la protezione dei giornalisti', sottolineando che dal 2000 a oggi i cronisti uccisi a Veracruz sono 16, 10 dei quali negli ultimi cinque anni, un vero e proprio tragico record per una escalation di sangue che ha pochi precedenti.

Messico nel sangue: è strage di giornalisti, reporter uccisa
"Stiamo lavorando per cercare di scoprire cosa è successo e trovare i responsabili", ha detto il procuratore Angel Luis Bravo a 'Milenio TV', aggiungendo che sul cadavere "c'erano segni di violenza".
Gli abusi sulla libertà di stampa in Messico sono all'ordine del giorno, ma lo stato di Veracruz detiene il record. "La morte ha scelto Veracruz come sua dimora e ha deciso di vivere lì" aveva detto il fotoreporter Oscuro Ruben Espinosa, ucciso un mese dopo con un colpo alla testa insieme a altre quattro donne, torturate e uccise in un   appartamento di Colonia Narvarte, a Città del Messico. Espinosa era di Veracruz, ma aveva deciso di andarse per sfuggire alle continue minacce, ricevute per aver scelto di documentare la repressione. A settembre del 2013, venne aggredito dalla polizia, che gli sequestrò l’apparecchiatura con cui aveva filmato un violento sgombero di maestri in Plaza Lerdo. Insieme ad altri reporter, Espinosa aveva sporto denuncia. Dagli uomini del governatore Duarte,
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arrivò però un’offerta di denaro in cambio del ritiro della denuncia, che il reporter rifiutò, rinnovando anzi il suo impegno, ma alla fine decidendo di allontanarsi dallo stato. Nel mirino delle associazioni in difesa della libertà di stampa anche il governatore Duarte accusato di aver proferito minacce contro i giornalisti, invitati a "comportarsi bene".






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