Galan (Fi): «Toti un innovatore. Silvio, più coraggio. Alfano & C. estremisti religiosi»

10 gennaio 2014 ore 15:01, Marta Moriconi
Galan (Fi): «Toti un innovatore. Silvio, più coraggio. Alfano & C. estremisti religiosi»
«L’estremismo religioso di Alfano e dei suoi mi sembra sconcertante nel 2014». Si parla di unioni gay e Giancarlo Galan, forzista al quale è spettato il talent scouting dei nuovi azzurri, non usa mezzi termini per definire gli ex colleghi di partito, che non condivide neanche sul proibizionismo in tema di droghe leggere: «La legge Fini-Giovanardi non ha funzionato. Le persone intelligenti analizzano gli effetti delle loro azioni ». Chiarendo però che la sua è una posizione personale, perché «all’interno un grande partito, in un sistema bipolare, ci sono posizioni molto diverse». Quanto alla legge elettorale usa il noi e afferma a IntelligoNews: «Abbiamo una posizione esattamente opposta ad Alfano, molto vicina a quella di Renzi». Tradotto: Letta può cominciare a tremare… Famiglia tradizionale e no alle droghe leggere per il Ncd di Alfano. E per Forza Italia? «Parlo a titolo personale, non rappresento la linea del partito perché nessuno la può rappresentare, all’interno di un grande partito, in un sistema bipolare, ci sono posizioni molto diverse. A me le posizioni di Alfano, Sacconi, Giovanardi e Roccella mi sembrano posizioni degne del Medioevo, e se non del Medioevo dell’immediato dopoguerra, o al massimo dei tempi in cui si credeva che l’Italia non fosse pronta al divorzio. Abbiamo visto com’è andata no? Sulle droghe leggere io non ho certezze, solo una cosa ho capito: la legge Fini-Giovanardi non ha funzionato. Non la voglio criticare, magari se fossi stato parlamentare l’avrei anche votata allora. Le persone intelligenti, però, analizzano gli effetti delle loro azioni. Quali miglioramenti ha portato questa legge? Il proibizionismo ha fatto calare il consumo di droga? Siamo riusciti ad eliminare il problema del sovraffollamento delle carceri? Io non ho ricette, ma vedo che altre popolazioni, che hanno scelto altre strade, non sembrano così incivili. In tanti parti del mondo, dove le cosiddette droghe leggere sono libere, non si è tornati all’età della pietra o della clava». Sulle unioni gay la linea di Scalfarotto la convince? «Se vale ancora il principio per cui i diritti tra uomini, donne, bianchi, neri, cattolici, protestanti, atei, debbano essere gli stessi, non si capisce perché pur di non dare lo stesso diritto alla felicità a tutti, ci si inventi figure nuove, come le unioni civili. E’ un’ipocrisia. L’estremismo religioso di Alfano e dei suoi mi sembra sconcertante nel 2014». Montiani all’attacco sulla Tasi. Come legge questa alzata di scudi improvvisa? Il governo Letta è agli sgoccioli? «Credo di sì. Ma non per questo. C’è un’insoddisfazione totale, l’incapacità del governo di fare quello che si deve fare, cioè governare, è evidente. Pensi se fossero stati la Gelmini e Brunetta a fare quello che hanno fatto il  ministro dell’Istruzione e il ministro dell’Economia con quel caos sui soldi agli insegnanti. Il governo Letta cadrà per l’incapacità quindi». Legge elettorale. Il 27 gennaio è la data di discussione alla Camera. Come procede il rapporto tra Renzi e Berlusconi su questo tema? «La mia è una posizione “eretica”. Nessuna legge elettorale, diciamocelo, garantisce matematicamente nulla. Neanche il sistema anglosassone. Detto questo, uno deve chiarire gli obiettivi della nuova legge elettorale. Quelli di Alfano sono evidenti, tornare il più possibile al proporzionale in modo da bloccare il quadro politico e rendere stabile il governo delle Larghe Intese, che una volta si chiamava il compromesso storico, in modo da permettergli dei vantaggi nel restare al governo». E Berlusconi quale obiettivo persegue? «Abbiamo una posizione esattamente opposta, molto vicina a quella di Renzi. Qui posso dire noi. Vogliamo il sistema maggioritario tendenzialmente bipartitico, se non ci si riesce salvaguardiamo il bipolarismo. Preferirei che, invece di fare leggi elettorali legate agli interessi di qualcuno, si facciano leggi che convengano al Paese, e secondo me il sistema anglosassone è quello giusto: maggioritario, collegi piccoli, turno secco. E’ una mia preferenza, non ne faccio certo una religione, mentre il sistema maggioritario per me è una religione». Forza Italia, al vertice arriva Toti, il rottamatore… giusto? «Non mi piace il termine rottamatore, perché è un termine negativo. Non c’è nulla da rottamare, neppure gli uomini. Sono in assoluto il più favorevole a Toti che conosco  ma non in modo tale da poter esprimere un giudizio preciso su come si attiverà. Per me lui spezza quella logica che si batte per la rottamazione da un lato e per il giovanilismo ad ogni costo dall’altro. Avrei voluto 20 Toti in ogni Regione, perché vorrei recuperare quello spirito che ci animò all’inizio e che è collegato a quanto dicevo. Mi spiego. Se in una Regione si dovesse scegliere uno dei vecchi, anche se fosse il migliore, ci sarebbe comunque una parte di persone che verrebbe demotivata. Ma se arriva un Toti, che non è stato pescato alla lotteria e che ha qualcosa di quello che avevamo noi fondatori, tutti saranno motivati a correre insieme, magari in contrasto qualche volta, ma nessuno abbandonerà il campo. Quando ho detto a Berlusconi questo concetto, portando l’esempio della mia nomina in Veneto dove non ero conosciuto come ora, gli chiarii proprio l’importanza di fare un investimento, che comporta anche un rischio… Lui mi rispose che io non ero sconosciuto, ma che ero un grande dirigente di una grande azienda. Ora gli dico qualcosa che magari non gli farà piacere: forse ci vorrebbe una dose di coraggio in più. Anche rischiando delusioni, che per esempio anche io ho incontrato sulla mia strada. Bisogna investire sui giovani e su una scuola di partito che lasci dopo di noi qualcosa. Toti è questa speranza».    
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]