Ma quale ripresa, con questa burocrazia l'Italia resta al palo

10 gennaio 2016 ore 10:23, Adriano Scianca
Ma quale ripresa, con questa burocrazia l'Italia resta al palo
Chi ha a che fare quotidianamente con uffici e carte bollate lo sapeva già benissimo sulla propria pelle, ma ora arriva la certificazione della Cgia di Mestre: è la burocrazia il principale freno all'economia in Italia. Secondo lo studio, gli effetti economici derivanti dall'inefficienza della Pubblica amministrazione sono superiori al mancato gettito dell'evasione fiscale che sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro ogni anno. Insomma, una vera e propria piaga sociale, una penalizzazione che si fa sentire pesantemente sulla ripresa. Attualmente i debiti della Pa nei confronti dei fornitori ammontano a 70 miliardi di euro al lordo della quota ceduta dai creditori in pro-soluto alle banche. Il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi l'anno; il peso della burocrazia grava sulle Pmi per 31 miliardi l'anno e che sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue. Anche gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità si fanno sentire, con un costo che si aggira attorno ai 23,6 miliardi di euro l'anno. La lentezza della nostra giustizia civile costa invece all'Italia 16 miliardi di euro l'anno. "È verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al fisco - afferma il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo - la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno. Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l'evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti". "Secondo una recentissima analisi elaborata da due economisti italiani occupati presso la Direzione Generale Affari Economici e Finanziari dell'Ue - conclude Zabeo - per diminuire in misura strutturale il carico fiscale italiano e allinearlo alla media dei Paesi dell'Area dell'euro sarebbe necessario ridurre la spesa pubblica di almeno 24 miliardi di euro. Un obbiettivo che, alla luce dei tagli di spesa previsti dalle ultime leggi di Stabilità, non ci sembra raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi".
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