EDITORIALE/Thailandia, bandiera vilipesa da due italiani: vergogna per loro, vergogna per noi

10 gennaio 2017 ore 12:19, Fabio Torriero
Di solito gli occidentali, gli italiani e non solo, vanno in Thailandia per vacanze e spesso (purtroppo) per turismo sessuale. Uno spettacolo indecoroso. Ma la Thailandia è anche un paese meraviglioso, pieno di bellezza (pure contraddizioni), pieno di storia, cultura, religione e tradizione.
EDITORIALE/Thailandia, bandiera vilipesa da due italiani: vergogna per loro, vergogna per noi
Tradizione: una parola che da noi è dimenticata, patrimonio unicamente di qualche ristretto club intellettuale.
E in questa tradizione c’è, ad esempio, il rispetto per l’identità e la bandiera di un popolo.
Concetto desueto, superato, deriso, anche osteggiato dal politicamente e culturalmente corretto: identificato col nazionalismo, le guerre, l’egoismo, i muri etc.
Insomma, fonte di ogni male, da sostituire, cancellare col cosmopolitismo, il multiculturalismo, il cittadino del mondo, il. consumatore globale, magari la generazione Erasmus, Bataclan.
E capita che due giovani italiani (cittadini del mondo), Tobias Gamber e Ian Gerstgrasser, vadano in Thailandia per cazzeggiare, e ubriachi fradici vilipendano la bandiera. Così tanto per divertirsi.
Un atto subito definito ludico, veniale, da quel garantismo buonista che da tempo fa rima col giovanilismo: “So ragazzi”. E quindi, per loro c’è l’indulto, il condono permanente? Peccato che non sia molto educativo, civico, e che non aiuti a diffondere, affermare, un concetto vero di libertà (che deve essere collegata con la responsabilità, con la legalità, col senso del limite, altra parola insopportabile per l’odierna società delle pulsioni dell’io). Peccato che non li aiuti a diventare adulti.
Proprio questo segna il confine tra due modi di intendere la civiltà: in Thailandia c’è il reato di oltraggio alla bandiera (per non parlare di oltraggio al re, che in quel Paese è un simbolo molto amato), in Italia no. 
In Italia abbiamo depenalizzato tutto (dalla bestemmia alla bandiera), al massimo paghiamo delle multe: tutto è ridotto a merce, a cose, ad amministrazione. In Italia siamo relativisti, non ci amiamo, né ci facciamo rispettare. Siamo relativisti, ma con la spocchia del laicismo.
Altri esempi che fanno la differenza tra italioti e thailandesi? La mamma di Ian che in perfetto stile familista, dice che suo figlio ovviamente “è un bravo ragazzo”. E proprio loro due, nel patetico atto di pentimento via etere, che si difendono confermando una mediocrità italica senza appello: “Noi veniamo da un paese dove le bandiere non sono così importanti”.
Vergogna per loro, vergogna per noi.

caricamento in corso...
caricamento in corso...