Pensioni news: non tutti i diabetici hanno diritto alla pensione anticipata

10 gennaio 2017 ore 13:49, Luca Lippi
È possibile la pensione anticipata anche con il diabete. In linea generale, chi è affetto da diabete non ha la possibilità di godere il prepensionamento, tuttavia, nel caso in cui la patologia assume forme particolarmente gravi e invalidanti tali da provocare inabilità al lavoro, allora il prepensionamento è possibile.
Attenzione, la possibilità di anticipare la pensione non è una possibilità riconosciuta in base alla mera insorgenza di una malattia, ma è necessario che questa determini una percentuale di invalidità medicalmente accertata. Il principio vale anche per chi è affetto da diabete.
Come fare richiesta 
È necessaria la valutazione di uno specialista in medicina legale che potrà verificare se la patologia influenzi l'esecuzione di una determinata attività lavorativa. Per fare richiesta bisognerà, dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (trasmesso telematicamente all'Inps), inoltrare domanda di invalidità all'Inps che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità.

Pensioni news: non tutti i diabetici hanno diritto alla pensione anticipata

L’esame
Le tabelle Inps prendono espressamente in considerazione il diabete e le relative percentuali per l'accertamento degli stati invalidanti. Le tabelle, in sostanza, fanno riferimento all'incidenza delle infermità sulla capacità lavorativa esprimendo il pregiudizio percentuale che su di essa comporta ciascuna menomazione anatomo-funzionale. Per le infermità non tabellate si procede alla valutazione del danno in via analogica indiretta, o per equivalenza, con riferimento ad infermità analoghe tabellate e di pari gravità.
Alla diagnosi del diabete e ricavando un grado di invalidità necessario e sufficiente all’ottenimento di un sussidio (con la sussistenza dei necessari requisiti contributivi) è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata. A 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l'invalidità è almeno pari all'80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).
I  lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più, ex art. 80, comma 3 della legge 388/2000 (fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa). 
Inoltre, se il soggetto è impossibilitato a svolgere attività lavorativa potrà ottenere la cosiddetta pensione di inabilità. 
La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un'assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi dovranno essere versati nell'ultimo quinquennio.
Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di attività espletata dal dipendente) o a proficuo lavoro. 

autore / Luca Lippi
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