Cattaneo, il formattatore finito formattato. Come stanno "godendo i tromboni" berlusconiani

10 giugno 2014 ore 9:48, Americo Mascarucci
Cattaneo, il formattatore finito formattato. Come stanno 'godendo i tromboni' berlusconiani
Povero Alessandro Cattaneo, da rottamatore si è ritrovato rottamato. Pardon, il termine esatto è formattatore, non rottamatore. Due anni fa proprio l’ormai ex sindaco di Pavia guidò la squadra dei formattatori, ossia i giovani amministratori berlusconiani dell’allora Popolo della Libertà desiderosi di rinnovare il centrodestra.
Matteo Renzi nel Partito Democratico aveva già inaugurato da tempo la stagione della rottamazione e Cattaneo decise di imitarlo. Renzi all’epoca era il sindaco più amato fra quelli di centrosinistra e Cattaneo lo era sul fronte opposto. Per non dare l’idea di copiare in tutto e per tutto Renzi, il giovane Alessandro bandì la rottamazione e preferì parlare di formattazione ma fu chiaro a tutti come, cambiando l’uso delle parole, l’obiettivo restava lo stesso, quello cioè di mandare a casa gran parte della classe dirigente del centrodestra. Naturalmente la nomenclatura del Pdl iniziò a guardare subito con grande diffidenza il giovane sindaco di Pavia e i suoi primi adepti, giovani amministratori che sul territorio desideravano prendere in mano le redini del partito e cambiarne l’impostazione berlusconiana. L’allora segretario del Pdl Angelino Alfano cercò di dialogare con loro e di sposarne le idee convinto anche lui che fosse necessario passare dal partito padronale al partito democratico, pur non riuscendo a smarcarsi dall’egemonia di Berlusconi e dal peso che il “padre- padrone” continuava ad esercitare. Tutti i tentativi di democratizzare il partito tramite congressi fra gli iscritti e primarie successivamente, si rivelarono pura utopia e alla fine ogni progetto andò ad arenarsi contro il niet di Berlusconi a qualsiasi modalità operativa che non fosse pensata da lui. Più volte sembrava che l’ex Cavaliere fosse sul punto di affidare proprio a Cattaneo le redini del Pdl nella speranza di attuare quel rinnovamento generazionale che nel Pd si faceva intanto strada a tamburo battente, ma ogni volta che il giovane sindaco sembrava emergere, prontamente insieme a lui emergevano “gli squali” della nomenclatura pronti a divorarlo. Anche dopo il divorzio da Angelino Alfano e la rifondazione di Forza Italia Cattaneo sembrava destinato a ricoprire il ruolo del delfino, ma poi è arrivato Giovanni Toti e al povero ex sindaco ancora una volta sono toccate le seconde file. Eppure stavolta sembrava proprio che Berlusconi si fosse deciso. Indispettito dalle alzate di testa di Raffaele Fitto e dalla sua testardaggine nel voler a tutti i costi indire le primarie per la selezione della nuova classe dirigente azzurra, il grande capo a sentire i bene informati, era pronto ad affiancare al fedelissimo Toti l’eterno emergente Cattaneo affidando a lui il compito di avviare e condurre in porto, insieme all’ex direttore del Tg4, l’operazione “facce nuove”, anche a costo di perdere per strada Fitto e company. Berlusconi, non è un mistero, addebita l’insuccesso degli azzurri alle elezioni europee proprio alla penuria di volti nuovi e alla resistenza della nomenclatura nel non farsi rottamare, pardon formattare. Purtroppo per Cattaneo la sconfitta di Pavia non farà che dare voce ai “tromboni” berlusconiani, alle vecchie facce indisponibili a cedere il passo ai giovani, e tutt’al più propense a dare corso ad un “rinnovamento controllato”. Il formattatore è finito formattato dagli elettori e da sindaco più amato si è ritrovato nella classifica dei sindaci sconfitti contro ogni previsione. Eh sì, perché lui pare fosse addirittura convinto di vincere al primo turno tanto era il gradimento che gli tributavano i sondaggi. E fra gli azzurri, state certi, non saranno tanti a stracciarsi le vesti e a piangere per le disgrazie politiche del formattatore; voleva essere il “Renzi del centrodestra”, oggi rischia di essere soltanto un ex sindaco che aveva sognato troppo.
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