Papa-Putin, Marcigliano: “Francesco, l'unico mediatore e con una strategia"

10 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Papa-Putin, Marcigliano: “Francesco, l'unico mediatore e con una strategia'
“Incontrando Putin il Papa assume il ruolo di mediatore tra Occidente e Oriente; ruolo che non sta portando avanti nessuno”. Muove da qui l’analisi di Andrea Marcigliano, esperto di Geopolitica del think thank “Il Nodo di Gordio”, che a Intelligonews svela come e su cosa verterà lo storico faccia a faccia. 

Il Papa che incontra Putin non è una scelta casuale: cosa si muove nello scenario geopolitico europeo?

«Non è una scelta casuale, anche perché il Papa non sembra fare scelte casuali dal punto di vista geopolitico; il Papa si sta muovendo con estrema razionalità e con una strategia ben precisa e chiaramente identificabile».

Quale a suo giudizio? E con quali obiettivi?

«Anzitutto la strategia è quella di depotenziare una serie di conflitti che possono assumere anche un carattere religioso, tra cui il conflitto in Ucraina, perché forse ci sfugge il fatto che un conflitto nato per ragioni prettamente politico-economiche sta assumendo anche connotati diversi in quanto il governo di Kiev è egemonizzato dalla parte occidentale dell’Ucraina prevalentemente di fede greco-cattolica, mentre i ribelli di Donestk che sono russofoni, sono di obbedienza ortodossa-moscovita. Il fatto religioso, indubbiamente, è ancora secondario ma sta sempre più assumendo importanza e questo non sfugge a una personalità come Papa Bergoglio, estremamente attento a queste cose. D’altra parte la sua attenzione è in corrispondenza con la tradizione della Compagnia di Gesù dalla quale proviene. Va ricordato inoltre che Bergoglio è il primo pontefice gesuita nella storia della Chiesa».

Cosa c’è da aspettarsi nel faccia a faccia tra il Papa e Putin. Cosa dirà il capo della Chiesa cristiana al presidente russo?

«L’incontro ha una valenza importantissima per l’Ucraina, ma per il Papa è ancor più importante per porsi come mediatore tra Oriente e Occidente; un ruolo che in questo momento non riesce ad avere nessuno. In Occidente c’è un irrigidimento, specie da parte dell’America ma anche di una componente importante dell’Unione europea, compresi i tedeschi e i francesi che pure fanno affari con la Russia ma che hanno uno stretto legame con i polacchi e non dobbiamo dimenticare che la Polonia è in prima fila nel guidare la politica delle sanzioni europee contro Mosca. Non solo: a suo tempo la Polonia insieme ai Paesi Baltici favorì e a quanto pare avrebbe finanziato la rivolta di piazza Maidan in seguito alla quale fu defenestrato il filorusso – fino a un certo punto – Janukovic, scatenando poi la reazione conseguente. In questo contesto, Francesco sta cercando di assumere un ruolo di mediazione, ma il Papa è altrettanto preoccupato per l’area balcanica e il suo viaggio a Sarajevo lo dimostra. Il discorso di Sarajevo è stato sì di carattere religioso e spirituale, ma anche geopolitico molto chiaro».

Con quale messaggio?

«I Balcani sono a rischio esplosione. Nella ex Jugoslavia stanno riaccendendosi quei conflitti etnici sopiti ma mai risolti; gli avvenimenti recenti in Macedonia ne sono un chiaro indicatore. Su questi conflitti si innesta la problematica di carattere religioso, perché non dimentichiamo che c’è l’intreccio di cattolici, ortodossi e musulmani in tensione fra di loro e questo può diventare il veicolo da un lato di un nuovo terreno di confronto tra Occidente a guida statunitense e la Russia che tradizionalmente è il protettore degli slavo-ortodossi, in particolare dei serbi, che mal ha digerito quanto accaduto in Kosovo in assi passati; dall’altro lato è palese l’infiltrazione graduale nell’area di lingua albanese e musulmana-bosniaca di elementi legati al jihadismo islamico e allo Stato Islamico che stanno cercando – come avviene in Libia – di strumentalizzare i conflitti etnici o tribali per trasformarli in guerra di religione. In questo senso l’Is ha lanciato chiari segnali e non dobbiamo dimenticare che parecchi jihadisti che combattono in Siria vengono dal Kosovo e dall’area albanese».

Oltre all’aspetto puramente religioso il Papa è attento anche alle questioni economiche, ad esempio al patto di libero scambio che Obama sta cercando di far digerire all’Europa? 

«Il Papa teme il ritorno della guerra fredda e teme una guerra del tutti contro tutti con connotati anche etnico-religiosi oltrechè politico economici. Indubbiamente, teme anche questo progressivo raffreddamento dei rapporti cui stiamo assistendo in questo periodo e c’è un fattore economico. Non dimentichiamo che Bergoglio viene dall’America Latina, dall’Argentina e le sue perplessità nei confronti dei Trattati di libero scambio americani non sono una cosa nuova, ma sono già stati palesati in altre occasioni in Sudamerica quando, ad esempio, gli Stati Uniti hanno attuato il Nafta, ovvero accordi di libero scambio nel Nord dell’America, poi la stessa cosa è stata fatta per il Centro America, oltre al fatto di aver lanciato iniziative consimili in Sudamerica. Le perplessità del Papa sono evidenti anche perché i trattati di libero scambio in Paesi con strutture sociali fragili, hanno divaricato ulteriormente la forchetta tra ricchi e poveri e si sono risolti in disastri economici per intere zone dell’America Latina; la stessa Argentina che con la politica di Menem si era agganciata alla moneta americana, ha pagato poi con le conseguenze di una crisi economica violenta. Di fronte a queste iniziativa dettate da un turbo-capitalismo, da un iper-liberismo frenetico, il Papa tende un po’ al ruolo di colui che frena contro la degenerazione dei tempi e la fine dei tempi. Certamente, la chiusura del dialogo con la Russia dal punto di vista economico, porterebbe inevitabilmente l’Europa in una dimensione di libero scambio con gli Usa ma questo andrebbe a detrimento di interi Paesi, in particolari di quelli come l’Italia che lavorando molto con l’est europeo, e di intere fasce sociali. Bergoglio è un gesuita sudamericano e la tradizione a quelle latitudini, ha forti connotati sociali»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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