20 giugno, Adinolfi: “Basta conventicole intra muros, in piazza contro gender e ddl Cirinnà”

10 giugno 2015, Lucia Bigozzi
20 giugno, Adinolfi: “Basta conventicole intra muros, in piazza contro gender e ddl Cirinnà”
“Di fronte alla teoria gender e al ddl Cirinnà è venuto il momento di mobilitarsi perché bisogna parlare al Paese non nelle conventicole intra muros. Con noi in piazza San Giovanni ci saranno mezzo milione di persone. Chi critica l’iniziativa è a suo agio alle veglie tra pochi, quelle sì funebri”. Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, si muove su un doppio binario nella conversazione con Intelligonews: replica alle critiche degli scettici e spiega perché e a cosa serve la manifestazione del 20 giugno di cui è uno dei promotori. 

C’è chi come il professor De Mattei che non è d'accordo con l'impostazione della manifestazione sostenendo che non è un Family Day, non è dichiaratamente contro il ddl Cirinnà. Cosa è per lei? 

«Intanto è una grande occasione di incontro per un popolo, cosa importantissima dopo molti anni e dopo tante discussioni. C’è un popolo che si conterà a centinaia di migliaia di persone su tematiche molto precise, nette ed evidenti; c’è un Comitato che unisce personalità che provengono da percorsi anche molto differenti e credo che questo sia un dato talmente importante ed enorme che andrebbe valutato. E dico che andrebbe valutato anche mediaticamente. De Mattei ha le sue opinioni e francamente non mi interessa contestarle; mi sorprende invece il silenzio della stampa laica che dovrebbe essere incuriosita da quanto dice Massimo Gandolfini, perché sono parole che stanno mobilitando centinaia di persone. Io da giornalista mi chiederei perché mezzo milione di persone saranno in piazza San Giovanni, vorrei capirla questa presenza di popolo così radicata, oltre alle cose che andremo a dire».

A proposito di temi, c’è chi ritiene che non siano ben delineati e declinati in modo netto. Cosa risponde all’obiezione?

«E’ tutto molto chiaro; andiamo a parlare di famiglia, di scuola e di teorie gender che abbiamo contestato con molte centinaia di conferenze in giro per l’Italia, ciascuno col suo ruolo, ciò che normativamente viene collegato alla propaganda ideologica e cioè proposte normative all’esame del Parlamento immediatamente collegate a quell’idea. Non mi sembra che ci siano contorni non delineati nell’iniziativa del 20 giugno; basta vedere i nomi: da Costanza Miriano, a Massimo Gandolfini, da Adinolfi a Billon a Manif Pour Tous Italia. Come si fa a sostenere che in piazza San Giovanni andremo a dire cose non delineate? Siamo stati accusati del contrario; non capisco la critica. La cosa clamorosa è che chi diceva che saremmo stati quattro gatti isolati, probabilmente si dovrà ricredere il 20 giugno; questo è il vero elemento di novità: nessuno ci accreditava la capacità di mobilitazione, mentre su questi temi è massiccia e popolare. E’ la solita dinamica di quelli abituati a discorsi elitari tra le nostre amate mura dove si fanno mitighe litigate tra pochi eletti che in questo contesto evidentemente sono a loro agio. Io, invece, mi trovo a mio agio con centinaia di migliaia di persone; per questo sto bene a San Giovanni».
 

C’è chi critica la strategia “minimalista” del segretario della Cei Galantino e chi parla di una manifestazione che potrebbe rivelarsi il funerale dell’associazionismo cattolico. Controreplica? 

«La frase sul funerale dell’associazionismo cattolico è di De Mattei ed è profondamente sbagliata: mezzo milione di persone vanno in piazza chiamate da un comitato di dieci-dodici persone, c’è un riferimento preciso a quel mondo e vogliamo parlare di funerale? Beh, è un funerale affollato…Non vorrei che coloro che sono abituati a piccole veglie, quelle sì funebri, non volessero aprire gli occhi su un’espressione di vitalità straordinaria di un popolo che va in piazza; non vorrei ci fosse sotto qualche invidia di non saper mobilitare la gente perché mi chiedo: ma come si fa a criticare una manifestazione con mezzo milione di persone?».

E su Galantino? 

«Quanto a Galantino do una notizia: oggi parlerà a Radio Vaticana insieme a Massimo Gandolfini, quindi tutte le indiscrezioni che parlavano di un Galantino ostile sono state evidentemente e plasticamente smentite». 

La battaglia contro il ddl Cirinnà c’è o no al centro dell'iniziativa del 20 giugno? 

«Come si fa a mettere in dubbio questo punto? Ci sono mezzo milione di persone che vanno a San Giovanni per difendere la famiglia naturale di fronte a una legge che la vuole minare; io negli ultimi 14 mesi ho fatto 170 conferenze in giro per l’Italia e ho ripetuto in quelle occasioni e ogni giorno sul quotidiano La Croce la stessa cosa: occorre una mobilitazione, è necessario fare cultura tra di noi. La Croce ha fatto un lavoro capillare in questo senso, andando a prendere le leggi e spulciandole articolo per articolo mettendo in evidenza dove si annidavano le trappole. Ma di cosa stiamo parlando? Se c’è qualcuno che ha spiegato al Paese come è fatto il ddl Cirinnà e tutti i rischi che comporta è stato il quotidiano La Croce. E’ ben strano sostenere il contrario».

Come commenta l’ok di Strasburgo sulla famiglia omosessuale?

«Ricordo a tutti, come ho scritto anche oggi su La Croce, che non esiste la possibilità per l’Europa di obbligare l’Italia ad approvare il ddl Cirinnà o qualsiasi altra legge del genere; non può farlo e basta. Può fare raccomandazioni e ci sono subito quelli che parlano di piano inclinato, ma il punto è che la legislazione nazionale è chiara e sovrana. Il problema è un altro: se avessimo dato retta alle conventicole delle veglie funebri, ci saremmo parlati tra di noi, tra cattolici adulti, intransigenti, tradizionalisti, tutte cose che non hanno senso perché qui bisogna parlare al Paese. E per farlo ci sono diversi modi: c’è il modo di fare di quelli che nessuno conosce, oppure c’è il modo di andare in piazza con cinquecentomila persone; forse quest’ultimo è un modo più efficace di parlare al Paese»

Ma se la manifestazione non dovesse avere i numeri attesi, a perdere non sarebbero solo gli organizzatori ma tutti quelli che condividono la stessa battaglia, non crede? 

«Se perdiamo la battaglia è una cosa grave per il Paese. E non è una questione che riguarda noi cattolici, è una battaglia pienamente laica. Io sono una persona che fa battaglie senza mai citare l’elemento religioso; per questo si tratta di una battaglia culturale e valoriale per la famiglia che combatto da sinistra, in nome della difesa dei soggetti più deboli. La combatto dalla parte della storia di uno che è stato tra i fondatori del Pd; per questo mi trovo a mio agio in piazza. Il fatto che la battaglia possa essere persa lo devi mettere in conto nel momento in cui decidi di combatterla. Puoi scegliere di non giocarla come è l’auspicio di tanti segmentini del mondo cattolico, in nome di una presunta purezza e puoi scegliere di giocarla. Massimo Gandolfini la gioca con grande coraggio e ne è il portavoce, lui che fa di lavoro fa il neurochirurgo e non è un prete. Nel momento in cui uno sceglie questa strada sa che potrebbe rischiare un sconfitta, se così sarà ne prenderemo atto ma non credo che questa strada porti a un fallimento. Eppoi, io sono in giocatore e raramente quando gioco perdo…».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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