20 giugno, Famiglie gay? La finta raccomandazione Ue vera sharia gender

10 giugno 2015, intelligo
Editoriale del direttore Fabio Torriero tratto da La Croce dell'11 giugno 



Due grazie di cuore agli europarlamentari dem Luigi Morgano e Damiano Zoffoli. Da esponenti del Pd, hanno votato contro la risoluzione-Ue, mirata ad estendere i diritti alle famiglie gay.
 

20 giugno, Famiglie gay? La finta raccomandazione Ue vera sharia gender
Hanno dimostrato coerenza rispetto alla loro identità cattolica e coraggio per aver detto un no chiaro e netto al disegno ideologico arcobaleno: cambiare, annullare il dna della società naturale. Se consideriamo il fatto che il governo Renzi sta demolendo tutte le impalcature culturali (sulla famiglia, i diritti, le droghe) che il centro-destra, pur con enormi contraddizioni (data la forte presenza di liberal e radical dentro lo schieramento), aveva comunque iniziato a costruire; il ringraziamento è doppio. Grazie questa volta pure a Forza Italia, all’identitario Salvini (di cui non condivido né il becerume, né il disprezzo verso i diversi, i poveri e gli umili), che si è aggiunto al grande fronte dell’opposizione internazionale al laicismo della Ue, composto dal Ppe, dai conservatori inglesi, dalla Le Pen e l’Ukip. 

E un avvertimento particolare alla forzista Elisabetta Gardini: attenta a descrivere questo no del tuo partito, come “un atto dovuto per difendere la famiglia tradizionale”. Con questa definizione si è perdenti in partenza e si fa il gioco del pensiero unico dominante, la dittatura del relativismo, lo schema tanto caro all’umanità-gender. 

La famiglia non è tradizionale (definizione storicistica, evolutiva, che lascia il varco e lo spazio ad una visione “più moderna della famiglia” e quindi, anche alle famiglie gay). La famiglia è una sola da sempre (composta da un maschio e una femmina, da un uomo e una donna; dalla cui unione discende e scaturisce il dono della vita e quei figli che hanno tutto il diritto a nascere malgrado l’aborto, e a crescere con un papà e una mamma). O è famiglia o non è. Non ci sono modelli altri. 

Naturalmente Beppe Grillo e i suoi parlamentari europei hanno votato sì alla risoluzione, confermando la vera natura del loro populismo moralizzatore: giacobino, materialista e laicista. Bisogna diffidare, del resto, da certe proteste basate soltanto sul dio-danaro (danaro da dare e togliere: il costo del regime, dei politici, le ruberie, gli sprechi, la corruzione). Proteste legittime, ma svincolate dalla pedagogia, dall’idea del bene, dai valori. In testa i 5Stelle hanno, come quasi tutte le forze politiche del momento, il mercato, anzi, il supermercato (dove tutto è merce e tutti sono cose). 

Ma veniamo alla raccomandazione-risoluzione Ue. Spulciamone e svisceriamone i reali contenuti, al di là della sua presentazione buonista e democratica: è il solito pacco-dono, basato sui diritti, l’uguaglianza, la società giusta, solidale, che non può accettare discriminazioni (salvo discriminare, mettere al rogo, chi rifiuta il pensiero unico, in primis, i cattolici). E meno male che si tratta di un atto non vincolante. Ma anche qui c’è la trappola. La solita trappola. Si chiama “via giudiziaria al gender”. Prendiamo l’esempio del decreto Cirinnà: si approva un testo apparentemente innocuo o non troppo inquietante (si parla di unioni, si evitano riferimenti espliciti, diretti, ad adozioni e matrimoni gay, se non sottotraccia e tra le righe, la si butta sui figli), e poi, successivamente come un orologio, parte la Corte di Giustizia europea, obbligando gli Stati, che ormai non hanno più la sovranità, ad evitare la famosa “disparità di trattamento”. Dopo di che, si muove la fanfara progressista nazionale (giuristi, costituzionalisti, intellettuali e politici), ringalluzzita dal voto irlandese, con la parola d’ordine dell’incostituzionalità delle legge. Risultato previsto: la correzione del testo, tutelando ogni identità di genere, “in omaggio all’articolo 3 della Costituzione”, che nel 1948, va ricordato, non poteva prevedere . E il piatto è servito, alla faccia di quei cattolici legalitari e tiepidi che difendono gay, lesbiche, bisex, transessuali, transgender e fluid-gender, che difendono la famiglia solo partendo dalla Costituzione repubblicana. Non basta, ormai è chiaro.  

I termini (ideologici) della raccomandazione Ue sono emblematici. Si chiede ai governi “di garantire l’uguaglianza alle famiglie formate da partner diversi dai tradizionali uomo e donna”. Sbagliato. Ripetiamo: non ci sono altre famiglie. La famiglia vera è quella naturale fondata sul matrimonio. Le altre sono al massimo forme di relazione che attengono alla mera sfera della possibile estensione del diritto soggettivo. Sono, appunto, unioni. Quelle gay non chiamatele famiglie, non sono matrimoni. La verità non può essere sostituita dal falso. Le coppie gay sono sterili e non c’è un diritto ad essere genitori (è un dono)

Nessuna società si può fondare sul desiderio che diventa legge obbligatoria e obbligata, sulle pulsioni dell’io, sullo stravolgimento antropologico, sulla felicità usa e getta. 

E’ la società Frankenstein (la manipolazione chimica da laboratorio della natura) che sta arrivando. E non serve lo schermo dei figli (adottati tramite utero in affitto) per indorare la pillola a 360 gradi. Infatti lo scopo della raccomandazione è pure l’uguaglianza dei diritti dei figli nati da tutto l’arcobaleno Lgbt. 

Della serie, se non vinco per dritto, ci arrivo di rovescio. Ma i diritti dei figli che non nascono proprio (si pensi all’aborto), quelli non si considerano mai? Secondo punto: si invitano sempre i governi a “considerare il fatto che la definizione e composizione delle famiglie si evolve nel tempo”. 

Altra follia. La natura è eterna; non è storica. Che vuol dire evoluzione? Chi la stabilisce? Un’idea, un’ideologia, la scienza, la maggioranza del popolo, le opinioni? Anche Hitler è andato democraticamente al potere. Anche nel periodo rivoluzionario francese, ghigliottinare gli avversari fu ritenuto giusto. E tra Gesù E Barabba chi fu scelto? Non dimentichiamolo. Dulcis in fundo, l’implicazione sociale, cioè, “la rimozione delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nei posti di lavoro, nell’istruzione e nel processo decisionale, con azioni specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, anziani, madri single, lesbiche, bisex, transessuali e intersex”. Tradotto, vuol dire il gender ovunque per legge. A partire dalle scuole (“istruzione”). 

E vuol dire, la legittimazione ideologica di nuove categorie umane (separazione tra Creato e Creatore). 

Dopo quelle vere (anziani, madri single, donne disabili, migranti, minoranze etniche etc), ecco la loro presentazione e ratificazione ufficiale (si legga imposizione sociale e culturale): lesbiche, bisex, transessuali e intersex. Come volevasi dimostrare. Un motivo in più per scendere in piazza il prossimo 20 giugno. Un sacerdote a me molto caro mi ha ricordato un motto: “Se non ci si oppone non ci si pone”. 

Ecco, poniamoci, contro la dittatura gender, le leggi del governo Renzi, per la vita, la natura e la famiglia naturale (non tradizionale). Per i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. 

La buona battaglia non si combatte che così: indicando gli obiettivi da raggiungere.
autore / intelligo
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