Confcommercio: fischi, applausi e “state sereni l’Iva non si tocca” VIDEO

10 giugno 2016 ore 8:18, Luca Lippi
Passerella di personalità all’assemblea di Confcommercio durante la quale il discorso del presidente della confederazione Sangalli ha pronunciato più una requisitoria che un discorso programmatico. 
L'Italia ristagna; questa è la fotografia scattata da Carlo Sangalli durante il suo intervento. Il numero uno di Confcommecio ha infatti sottolineato come il Paese sia di fronte a "una ripresa senza slancio e senza intensità, una ripresa che non salta mai il crepaccio tra stagnazione e crescita. Un anno fa parlavamo di segnali di ripresa, previsione che solo in parte si è realizzata. In questi 12 mesi, in Italia, occupazione, consumi, produzione, fiducia, credito hanno seguito un andamento altalenante non riuscendo a imprimere alla ripresa un cambio di passo". 
Per il presidente Sangalli il cambio di passo non è confermato nemmeno dalla positività dell'indicatore dei Consumi (Icc), che ha registrato ad aprile un +0,3% rispetto a marzo e un +1,0% tendenziale.

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Ad aggravare la situazione, uno scenario internazionale altrettanto articolato. "Tassi d'interesse e tassi di cambio dovrebbero spingere investimenti ed esportazioni, ma non stanno funzionando", ha evidenziato Sangalli, aggiungendo che i bassi prezzi del petrolio e delle altre materie prime dovrebbero premiare i Paesi, come l'Italia, che trasformano e vendono sui mercati esteri. A questo si unisce la drammatica crisi dei migranti, il rallentamento dell'economia cinese, le recessioni in alcuni Paesi emergenti e il rischio Brexit, tutti elementi che "mettono in discussione il teorema secondo cui la crisi è soltanto un brutto ricordo".
Interviene anche il Presidente della Repubblica inviando un messaggio: “L'Italia sta gradualmente ripartendo, i segnali di riavvio dell'economia, seppur ancora contenuti e soggetti a incertezza, sono sostenuti dalla domanda interna, che evidenzia l'importanza dei consumi delle famiglie". Il Presidente ha poi definito cruciale "la ripresa degli investimenti produttivi da parte delle aziende per consolidare la crescita e aumentare il livello dell'occupazione: una priorità indifferibile e un dovere verso le giovani generazioni". E ha concluso: "Abbiamo davanti a noi l'importante sfida di proseguire con determinazione un percorso di riforme che possa migliorare l'ambiente per fare impresa, semplificare le regole, favorire gli investimenti, per dare slancio all'economia, realizzando un progetto di crescita e ammodernamento del Paese". 
Ma il clou è stato raggiunto con l’intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi, invero coraggioso, durante il quale è stato diverse volte interrotto da poco urbani fischi e qualche voce fuori campo poco consona all’occasione. Renzi torna sul discorso degli 80 euro come misura adeguata a rilanciare i consumi, e dichiara: “Ho un grandissimo rispetto per chi ritiene gli 80 euro una mancia elettorale, ma sono contento di averli dati. E' una valutazione che rispetto. Che non fossero apprezzati da voi lo sapevamo da tempo, ma che fossero una misura di giustizia sociale verso gente che non guadagna 1500 euro al mese lo rivendico con forza". Alle contestazioni ricevute sul suo stipendio, ha ricordato che tra i primi atti del suo governo c'è stato anche "il tetto dei 240mila euro ai dirigenti: attenzione a perdere la memoria".




autore / Luca Lippi
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