Borse negative: rifugio in oro e bond statali, Brexit e Moody’s preoccupano

10 giugno 2016 ore 10:13, Luca Lippi
Calma piatta su mercati, ormai lo sguardo è tutto all’esito delle urne britanniche dal noto referendum del 23 giugno. Parlando di mercati e dando per scontati tutti i possibili movimenti anche in attesa dei dati macro nello specifico per l’Italia, c’è da rilevare che allo stato dell’arte prevale la cautela in vista del voto che sempre più incerto, e infatti questo è il dato; l’unica “incertezza” che sospende alcuni movimenti sui mercati è proprio l’esito del referendum.
Gli investitori preferiscono quindi spostarsi su asset meno rischiosi e quindi abbandonano le posizioni indebolendo l’azionario: i rendimenti sui titoli di stato sono sui minimi, mentre sono ripresi gli acquisti sull'oro, tornato sui massimi da tre settimane. L’oro è un bene rifugio, e se i mercati si rifugiano significa che sta per grandinare!
C’è soprattutto attesa per quanto riguarda la possibile revisione del rating di Moody's sull'Italia attesa a ore, mentre si attende la nomina del nuovo Ad di Unicredit e soprattutto la decisione di Rcs sull’offerta lanciata da Cairo.

Borse negative: rifugio in oro e bond statali, Brexit e Moody’s preoccupano

I dati macro confermano le attese e soprattutto sono già stati ampiamente scontati dai mercati che ne conoscevano in anticipo le conclusioni, inflazione in lieve rialzo in Germania, e segnali positivi anche in Francia dove si registra il balzo inatteso della produzione industriale in aprile: secondo i dati ufficiali, l'incremento rispetto a marzo è stato dell'1,2% mentre gli analisti stimavano una crescita contenuta dello 0,2%. Facciamo sempre riferimento alle proiezioni reali che si possono stimare dalle reazioni dei mercati che rimangono troppo cauti, l’incremento record potrebbe essere un errore oppure un “magazzinaggio” giacchè il dato non ha infiammato gli animi degli operatori finanziari.
C’è poi da rilevare il ritorno della Bce che ha avviato l’estensione del Qe includendo anche i titoli di aziende non finanziarie tra i possibili oggetti degli acquisti da 80 miliardi al mese. Il mercato ha giudicato troppo aggressiva la modalità messa in campo dalla Bce, questo preoccupa perché l’aggressività cela un timore retrostante. Fa pensare l’acquisto (non ancora confermato) della bce di Telecom Italia, i cui bond sarebbero stati oggetto d'acquisto da parte.
Si tratta di titoli che hanno in due casi su tre un giudizio negativo da parte delle agenzie di rating, che le classificano come "speculativi". Soltanto una di esse (Fitch) attribuisce il patentino di "investment grade" e permette così alle obbligazioni della compagnia telefonica di rientrare tra quelle acquistabili da Mario Draghi: le regole che la Bce si è data prevedono infatti che ci sia almeno un giudizio positivo tra i vari rating perché i bond possano finire nel portafoglio di Francoforte.
Secondo le stime di Morgan Stanley, il Qe esteso ai bond corporate può attingere strumenti da un bacino di obbligazioni da circa 675 miliardi di titoli. Bloomberg ha censito 1.049 bond acquistabili, 130 dei quali sono emessi da società italiane (si parla di oltre 80 miliardi di euro di valore). Le stime sull'ammontare mensile degli acquisti sono molto varie, tra i 3 e i 10 miliardi a seconda degli analisti. Molti, però, scommettono su un ritmo accelerato in questa prima fase del programma, soprattutto in vista dell'estate durante la quale il mercato si presenta meno liquido. Sta di fatto che gli effetti si sono già visti e il rendimento medio dei bond con giudizio "investment grade" dell'Eurozona è sceso sotto l'1% ai minimi da un anno.

autore / Luca Lippi
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