Istat, Crepet: "Poche nascite? Sono i frutti dell'egoismo, non della crisi economica"

10 giugno 2016 ore 17:04, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, lo psichiatra Paolo Crepet dà la sua chiave di lettura di fronte ai dati pubblicati oggi dall’Istat che hanno evidenziato il primo calo, in 90 anni, del numero di residenti in Italia con emigrazione e morti che superano le nascite.

 Come interpreta questi numeri?

«Il calo di 90 anni fa era legato alla guerra, c’era stata un’ecatombe che si è riflessa sulla curva demografica, poi il fascismo con vari metodi ha alzato il numero delle nascite e dal dopoguerra abbiamo cominciato a non fare più quei 3/4 figli che si facevano prima».

 Perché?

«Per il benessere. I figli si facevano per la propria felicità ma erano anche braccia gratuite per i campi o, se erano femmine, potevano aiutare a casa. Non è che è finito l’idillio, è nata una società molto più egoista, gli anni di formazione sono aumentati e mentre prima si facevano i figli a 20 anni ora si fanno a 40, ed è chiaro poi che se ne fa uno solo».

La crisi economica ha inciso?

«No, è una sciocchezza, facevamo tanti figli quando eravamo molto più poveri, c’entra l’egoismo, il fatto che ci vogliamo godere la vita e lo poi c’è lo Stato che non aiuta. Questo  non ti fa venire in mente che mettere al mondo figli sia la cosa più bella che si possa fare. Le case costano, l’accesso agli asili comunali è difficoltoso. E’ chiaro che quando c’erano gli aiuti familiari le cose erano diverse, ora è ognuno per sé mentre prima c’era più collaborazione».

 
Istat, Crepet: 'Poche nascite? Sono i frutti dell'egoismo, non della crisi economica'
Lei prima ha parlato di forza lavoro, il calo demografico sarà compensato dall’ondata migratoria?

«No perché i migranti non vengono più qua, mica sono scemi, non credo che sognino di venire a raccogliere i pomodori da noi. Arrivano i più disperati, ma chi ha una minima possibilità di scelta va in altri Paesi. Noi abbiamo tentato di utilizzarli in quel modo ma poi è finita da quando le grandi aziende del nord non hanno più avuto bisogno di forza lavoro. I primi che hanno sofferto della mancanza di lavoro sono stati gli immigrati. Erano loro che facevano 5/6 figli».

Tra i dati significativi c’è anche il numero degli aborti che si aggirano intorno ai 120 mila l’anno. Cosa ne pensa?

«Quello è un indice di libertà, evidentemente quelle donne non volevano quel figlio per vari motivi. Non ho mai creduto alla donna che non mette al mondo un figlio perché altrimenti non va più in discoteca».
 
Verso che tipo di società andiamo incontro?

«Alla società ligure, la Liguria ci rappresenta al massimo, un popolo di cittadini e di badanti».
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