I soliti Casini: Pierferdy divorzia da Scelta Civica, ma nessuno lo aveva mai sposato. Intanto il governo traballa

10 luglio 2013 ore 11:46, Marta Moriconi
I soliti Casini: Pierferdy divorzia  da Scelta Civica, ma nessuno lo aveva mai sposato. Intanto il governo traballa
Traballa il governo e Casini che fa? Rompe con Monti.  Si dice, si spiffera, ma Dagospia ha parlato di ufficializzazione, che la rottura con l’ex premier tecnico, ora, l’abbiano sancita loro, gli uddicini.
E sì, quell’Udc che si era chiarito con il professore che insisteva per le strade divise ma vicine, sembra aver deciso di mettere la parola fine a quella trama già scritta, poi, da Scelta Civica. Quasi come dire: Pierferdinando messo alla porta ha sbattuto la porta? E lo avrebbe deciso ieri, forse per dar più risonanza possibile al suo gesto, a pochi giorni dalla Convention di Scelta Civica che si svolgerà senza lui né Italia Futura, a quanto si apprende sempre dal sito di D’Agostino, che ha postato il Flash ieri sera alle 21:04. Il fatto non avrebbe più di tanto risonanza, considerato che il Senatore Monti aveva già messo in chiaro le condizioni di alleanza tra lui e Casini: mantenere i due soggetti politici separati. In sostanza, la liaison era già finita con questa decisione.  Ma l’Udc in questo mese ha spinto molto per la fusione senza riuscirci. La stessa Irene Tinagli, a IntelligoNews, spiegava a riguardo: «Se il partito di Casini non avesse tentato un’accelerazione in questo senso,  tante polemiche non ci sarebbero state. Siamo due forze politiche molto diverse come storia. Scelta Civica si sta strutturando autonomamente e si sta facendo la sua classe dirigente. Personalmente credo che prima o poi rispunterà la questione, perché ci saranno temi su cui il profilo riformatore di Scelta Civica sarà più  marcato rispetto a quello dell’Udc». Profetica la Tinagli. Anche Gianfranco Librandi non ci era andato leggero in precedenza: “L’Udc non ha fatto da ‘donatore di sangue’ perché l’Udc ha insistito per presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo all’interno della coalizione che comprendeva anche Scelta Civica. Se gli italiani che hanno votato la coalizione hanno preferito il nostro simbolo a quello dell’Udc, evidentemente è perché consideravano la nostra proposta migliore e piú innovativa”. Ossia: siamo due forze diverse e lo saremo. E alla fine il problema della convivenza si è riproposto. E proprio ora che a livello nazionale il governo traballa. Ci mancavano le parole di questa mattina di Casini, che ha sottolineato che il governo deve rimanere saldo, a chiarire una volta per tutte lo sguardo politico e "lungo" dei vari Cesa, Adornato, Galletti: “ Il futuro dei moderati italiani non è né l'Udc, né  Scelta civica". E suggerisce la strada del popolarismo europeo per trovare "un punto di riferimento", senza "mancare di rispetto a nessuno  tanto meno alla storia dell'Udc". Che i casiniani stiano già preparandosi un atterraggio morbido per le prossime elezioni? Ieri Bruno Tabacci di Centro Democratico, quasi sapesse qualcosa, ha lanciato un messaggio, che tanto in codice non era: “Penso che centro Democratico possa guardare a Scelta Civica che vive in questo momento una crisi dovuta anche alla tentazione di Casini di tornare da Berlusconi, per la costruzione di un’area di centro che potrebbe poi allearsi in coalizione con il Pd”. Quel Berlusconi, però,  raggiunto ieri dalla notizia: processo Mediaset già il 30 luglio in Cassazione. E non basta che Letta ripeta come litanie che «non ci saranno conseguenze per il governo», perché la realtà è che il governo  in caso di condanna, potrebbe facilmente cadere. A far capire le criticità, non solo politiche, che stiamo vivendo in queste ore, ci mancava il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che intervenendo all'assemblea dell'Abi ha dichiarato: «Le tensioni nel mercato del credito sono destinate a proseguire nei prossimi mesi».
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