Erdogan ri-corre da solo ma col consenso di tutti. Ecco i piani del “leone”…

10 luglio 2014 ore 10:42, Americo Mascarucci
Erdogan ri-corre da solo ma col consenso di tutti. Ecco i piani del “leone”…
Alla fine ce l’ha fatta, Recep Erdogan, primo ministro della Turchia da dodici anni, è il candidato dell’AKP, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo alle elezioni presidenziali del 10 agosto prossimo. 
Grazie alla riforma della Costituzione, per la prima volta il capo dello stato sarà eletto dal popolo e secondo i sondaggi, l’attuale premier avrebbe la vittoria in tasca già al primo turno con il 53-54% dei consensi. A favorire la sua vittoria sarà il Partito nazionalista curdo che, schierando un proprio candidato, metterà fuori gioco quello del Partito Repubblicano turco, ossia il rappresentante di quell’opposizione laica che lotta da anni per preservare l’eredità di Kemal Ataturk in larga parte dispersa dalle riforme filo islamiche introdotte dal governo. Pare che dietro la decisione dei nazionalisti curdi di non creare un fronte comune anti-Erdogan, per impedirne la vittoria al primo turno e costringerlo così ad affrontare il ballottaggio, ci siano accordi segreti con il primo ministro il quale si sarebbe detto pronto a concedere ai curdi tutti i diritti da questi rivendicati in cambio del via libera dei parlamentari nazionalisti curdi, ad una definitiva riforma della costituzione in grado di trasformare lo stato da repubblica parlamentare in presidenziale. Non solo, la candidatura di Erdogan alla presidenza della repubblica, sarebbe anche favorita da un accordo interno all’Akp; il partito infatti è stato negli ultimi tempi lacerato da una faida interna fra il premier uscente e l’attuale presidente della repubblica Abdullah Gul, al punto da far trasparire una regia dello stesso Gul nelle inchieste della magistratura che avevano portato all’incriminazione del figlio di Erdogan per corruzione. Decisive a sbloccare la situazione sono state le amministrative di marzo, un banco di prova che Erdogan ha superato brillantemente, nonostante le inchieste in corso, gli scandali, le proteste di Gezi Park, la guerra in corso fra il governo e la magistratura; se il primo ministro sarà eletto presidente della Repubblica, l’AKP indicherà Gul come capo del governo. In parte si invertiranno i ruoli fin qui recitati dai due personaggi costretti loro malgrado a convivere. Erdogan può piacere o non piacere, ma come abbiamo scritto più volte, indipendentemente dall’etichetta che gli è stata affibbiata di leader accentratore, dispotico, autoritario, pronto a trasformare la Turchia in un nuovo sultanato, gode del consenso dei turchi. Dopo le violente proteste di Gezi Park, duramente represse dal governo, si pensava che l’epopea del premier fosse giunta al capolinea, complice anche l’ostilità di vasti settori del suo partito. Invece incredibilmente Erdogan si è rafforzato dimostrando con i fatti come, le tante contestate riforme che secondo l’opposizione laica starebbero riportando la Turchia ai tempi dell’impero ottomano, siano in realtà condivise dalla maggioranza della popolazione. In altri tempi ci avrebbe pensato l’esercito a risolvere il tutto (la costituzione di Atakurk riconosce infatti ai militari il ruolo di guardiani dello stato laico), con un golpe militare che avrebbe rovesciato il governo soffocando qualsiasi deriva filo islamica, ma Erdogan è stato abile anche in questo, prevenendo le mosse dei generali, fino ad accusare i quadri dirigenti delle forze armate di alto tradimento; questo ha comportato la loro destituzione, il loro arresto e la conseguente sostituzione con ufficiali meno intransigenti e disponibili a scendere a patti con lui. Anche la magistratura, l’altra istituzione laica per eccellenza, è uscita sconfitta dal braccio di ferro con il governo e “sfiduciata” dal voto degli elettori che hanno dato al premier la forza necessaria per avviare regolamenti di conti ed epurazioni anche all’interno dell’ordinamento giudiziario. Adesso l’alleanza con i curdi consentirà ad Erdogan di completare l’ultimo tassello mancante, ossia l’ascesa alla presidenza della repubblica da dove, c’è da star certi, non mancherà di utilizzare tutti i poteri di cui dispone per completare il suo progetto di riforma della costituzione e diventare così una sorta di “Putin del mondo islamico”. A qualcuno questo scenario fa già venire i brividi, ma dovrà rassegnarsi ed accettare il giudizio di un elettorato che ormai ha archiviato da tempo il sogno della Turchia occidentale, laica ed europea che aveva ispirato Ataturk e la lunga stagione del kemalismo.
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